Trasporti 

Bus “ecologici”, Genova resta indietro: è tra le peggiori città metropolitane d’Italia

Nel 2024 (ultimi dati Istat) quasi un autobus urbano su due viaggiava con alimentazioni a basse emissioni, ma Genova rimane molto sotto la media nazionale. L’Amt dichiara oggi 157 mezzi elettrici su una flotta complessiva di 927 autobus e filobus

Mentre nelle città italiane accelera il rinnovo del trasporto pubblico, Genova resta nella parte più arretrata della classifica. Il dato negativo emerge dall’ultima rilevazione dell’Istat: nel 2024 il capoluogo ligure figura, insieme a Firenze e Reggio Calabria, tra le città metropolitane con le percentuali più basse di autobus a ridotte emissioni.

Il confronto nazionale rende ancora più evidente il ritardo. Nei Comuni capoluogo, il 48,4 per cento degli autobus in servizio è ormai elettrico, ibrido oppure alimentato a metano o gas di petrolio liquefatto. La percentuale è aumentata di 8,1 punti nell’arco di un solo anno e di 16,8 punti rispetto al 2019.

La trasformazione, però, procede con velocità molto diverse. Nei capoluoghi del Nord-Est i mezzi a basse emissioni costituiscono il 63,8 per cento della flotta. La media del Nord-Ovest si ferma invece al 42,5 per cento, già inferiore a quella nazionale, e Genova si colloca sensibilmente al di sotto anche di questo valore.

Il dato diffuso dall’Istituto nazionale di statistica non consente di definire Genova come ultima in assoluto, ma la inserisce esplicitamente nel gruppo delle città metropolitane più lontane dalla transizione ecologica degli autobus. All’estremo opposto si trovano Bologna e Bari, dove più di tre mezzi su quattro utilizzano alimentazioni considerate a basse emissioni. Venezia, Roma e Catania superano invece la soglia del 50 per cento.

La distanza accumulata dal capoluogo ligure non nasce nel 2024. Nel 2020 soltanto il 5,4 per cento degli autobus genovesi risultava alimentato con tecnologie alternative al gasolio. Negli anni successivi sono arrivati nuovi mezzi elettrici e sono stati programmati ulteriori investimenti, ma il ricambio non è ancora bastato a portare la città vicino alla media nazionale.

La fotografia attuale pubblicata dall’Azienda Mobilità e Trasporti indica una flotta complessiva di 927 autobus e filobus, dei quali 157 elettrici. La componente elettrica rappresenta quindi circa il 17 per cento del totale dichiarato dall’azienda. Il dato non è direttamente sovrapponibile a quello dell’Istituto nazionale di statistica: comprende anche i filobus e l’intero servizio gestito dall’azienda, mentre la rilevazione nazionale considera gli autobus utilizzati nel territorio del Comune capoluogo e include tra i veicoli a basse emissioni anche quelli ibridi o alimentati a gas. Rimane comunque un’indicazione della strada ancora da percorrere per ridurre in maniera consistente il peso del gasolio. I numeri aziendali sono consultabili all’indirizzo https://www.amt.genova.it/amt/amt-istituzionale/amt-in-cifre/.

Il ritardo genovese risalta in un anno nel quale, a livello nazionale, la crescita dei mezzi elettrici e ibridi ha raggiunto il 54,9 per cento. Più contenuto, ma comunque positivo, l’aumento degli autobus alimentati a gas, saliti del 9,7 per cento.

Nonostante l’espansione delle tecnologie elettriche, nelle città italiane i veicoli a metano o gas di petrolio liquefatto restano ancora più numerosi: rappresentano il 29,9 per cento degli autobus in esercizio, contro il 18,4 per cento della somma di elettrici e ibridi.

Il gasolio, dunque, è sceso sotto la metà della flotta nazionale, ma il ricambio dei mezzi più vecchi non è terminato. Il 26,5 per cento degli autobus appartiene ancora alla categoria Euro 5 ed è stato immatricolato da oltre undici anni. Un altro 12,5 per cento rientra nelle classi precedenti e ha più di sedici anni. Nei capoluoghi del Mezzogiorno questa seconda quota arriva al 22 per cento.

Il problema assume un peso particolare perché l’autobus continua a rappresentare l’ossatura del trasporto pubblico urbano. In media copre il 56,9 per cento dell’offerta complessiva dei Comuni capoluogo e in quattro città su cinque supera il 90 per cento. Il rinnovo della flotta incide quindi non soltanto sulle emissioni, ma anche sull’affidabilità del servizio, sui costi di manutenzione e sulle condizioni di viaggio.

Genova dispone di un sistema più articolato rispetto a molte altre città, nel quale agli autobus si affiancano metropolitana, filobus, ascensori, funicolari, ferrovia a cremagliera e ferrovia Genova-Casella. Secondo i dati aziendali, la rete comprende 277 linee di autobus, 8.430 fermate e 654 capolinea. La metropolitana si sviluppa per 7,2 chilometri ed è servita da 25 veicoli, mentre la rete filoviaria raggiunge i 13,4 chilometri. Complessivamente, l’Amt dichiara 25,3 chilometri di rete su rotaia.

Anche sulle infrastrutture fisse il quadro nazionale del 2024 mostra una crescita dalla quale Genova rischia di rimanere ai margini. La rete metropolitana italiana ha raggiunto i 212,3 chilometri, aumentando del 7,3 per cento rispetto all’anno precedente. Quella filoviaria è salita a 305,3 chilometri, con una crescita del 4,2 per cento, mentre le tranvie sono rimaste quasi ferme a 360,8 chilometri, in calo dello 0,5 per cento.

Il rafforzamento di metropolitane, tram e filobus rientra nell’investimento del Piano nazionale di ripresa e resilienza dedicato allo sviluppo del trasporto rapido di massa. L’obiettivo nazionale prevede nuove infrastrutture per ridurre gli spostamenti in automobile e aumentare la capacità dei sistemi urbani a trazione elettrica.

Per Genova la transizione si gioca quindi su due piani: l’arrivo e la reale messa in servizio dei nuovi autobus elettrici e il potenziamento delle infrastrutture a impianto fisso. I mezzi ordinati e gli investimenti programmati potranno migliorare il quadro nei prossimi anni, ma il dato del 2024 fotografa una situazione precisa: mentre in Italia quasi metà degli autobus urbani ha abbandonato il gasolio, Genova continua a occupare una delle posizioni peggiori tra le grandi città.


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