Genova laboratorio del campo largo, Conte apre alle primarie: «Il Pd non può imporre il suo segretario, scegliamo insieme chi guiderà la coalizione»

Alla Festa dell’Unità il leader del M5S sottolinea che le primarie non sono nella tradizione M5S, ma in quella del Pd e propone una consultazione aperta per scegliere chi guiderà la coalizione. Ad accoglierlo la sindaca Silvia Salis, poi il confronto con Andrea Orlando: programma comune, legge elettorale, governo, Ucraina e Palestina al centro della serata

Genova diventa per una sera il laboratorio nazionale del campo progressista. Dal palco della Festa dell’Unità, ieri sera, 3 settembre, Giuseppe Conte ha rotto gli indugi e indicato nelle primarie la strada per scegliere la persona chiamata a guidare la coalizione alle prossime elezioni politiche. Una proposta accompagnata da un messaggio rivolto tanto al Partito democratico quanto al suo stesso movimento: la consultazione non dovrà trasformarsi in una resa dei conti tra partiti, ma diventare uno strumento di partecipazione popolare al servizio di un progetto condiviso.

Il presidente del M5S è arrivato alla festa insieme alla sindaca Silvia Salis. I due hanno percorso a piedi il tratto tra l’Acquario e piazza Caricamento, scambiando alcune parole prima di raggiungere lo spazio della Settembrata. Un ingresso seguito da giornalisti, militanti e simpatizzanti delle diverse forze del centrosinistra, concluso con le fotografie insieme ad Andrea Orlando, protagonista del confronto pubblico con l’ex presidente del Consiglio.

È stato proprio il tema della leadership a dominare la serata. Conte ha riconosciuto che le primarie non appartengono alla storia del Movimento 5 Stelle, ma ha escluso che il segretario del partito più grande possa essere automaticamente considerato il rappresentante dell’intera alleanza.
«Non potete chiedere a tutti gli alleati di accettare che il segretario del Pd rappresenti tutti – ha detto Giuseppe Conte rivolgendosi alla platea della Festa dell’Unità –. Le primarie non sono nella nostra tradizione, non le abbiamo mai fatte, ma sono nella vostra e noi la rispettiamo. Facciamole come una grande occasione di partecipazione popolare».
Il riferimento è inevitabilmente alla segretaria del Partito democratico Elly Schlein, ma l’ex presidente del Consiglio ha cercato di sgombrare il campo dall’idea di una sfida costruita contro di lei. Al contrario, ha invitato apertamente anche gli iscritti pentastellati a votarla qualora la ritenessero la figura più competitiva.
«Se qualcuno degli iscritti al M5S pensa che Elly Schlein sia la candidata più idonea, la voti – ha affermato –. Non possiamo organizzare primarie di partito nelle quali ciascuno coltiva soltanto il proprio campo. Dobbiamo capire come vincere le sfide che abbiamo davanti».
La proposta lanciata da Genova prova così a superare uno dei nodi più delicati nella costruzione dell’alternativa al centrodestra. Da una parte c’è l’ipotesi che la candidatura alla presidenza del Consiglio spetti alla persona che guida la principale forza della coalizione; dall’altra, quella di affidare la scelta a una consultazione aperta. Conte considera ormai queste le due opzioni concretamente disponibili e indica la seconda come quella capace di coinvolgere maggiormente gli elettori.
«Facciamo le primarie senza trasformarle in una competizione volta a squalificare qualcuno – ha aggiunto –. In quella prospettiva io non ho avversari, ma compagni di viaggio con i quali lavoreremo comunque, tutti insieme, come una squadra».
Il leader pentastellato ha insistito sul fatto che la definizione del progetto politico debba precedere le aspirazioni personali. «Sto lavorando con tutte le mie forze per costruire un progetto serio – ha spiegato –. Lo innaffio ogni giorno con cura, senza fare della mia ambizione personale un elemento capace di condizionarne la solidità».
Parole che si inseriscono nel dibattito già aperto all’interno del campo largo e che arrivano dopo le perplessità espresse da Silvia Salis sull’utilità delle primarie. La sindaca, seduta in prima fila accanto al vicesindaco Alessandro Terrile, ha seguito il confronto senza partecipare direttamente alla discussione, salvo una breve parentesi richiesta dal moderatore Andrea Castanini. Sollecitata sull’ipotesi di un suo futuro ruolo alla guida della coalizione, ha ripetuto in genovese: «Mi nu ghe sun», ribadendo di non essere impegnata in quella partita.
Anche Andrea Orlando ha invitato a non cominciare la costruzione dell’alleanza dal nome del candidato. Per l’ex ministro e responsabile delle politiche industriali del Pd, prima di stabilire come selezionare la leadership occorre definire una piattaforma programmatica comune e affrontare insieme la battaglia sulla legge elettorale.
«Dipende da come e quando si fanno le primarie – ha osservato Orlando –. La priorità è costruire un programma. Nello stesso tempo dobbiamo condurre nel Paese una grande battaglia contro la nuova legge elettorale, perché rischia di introdurre una ferita alla Costituzione che non deve essere sottovalutata».
Proprio la possibile riforma del sistema di voto ha offerto a Conte uno degli argomenti più duri contro la maggioranza. Il presidente del Movimento 5 Stelle ha accusato il centrodestra di voler ridurre ulteriormente la possibilità per gli elettori di scegliere i propri rappresentanti, attraverso la previsione di un elenco nazionale composto da candidati individuati direttamente dalle segreterie.
«Hanno concepito una legge super-truffa, persino peggiore di quella del 1953 – ha attaccato –. Giorgia Meloni, quando era all’opposizione, sosteneva le preferenze. Ora si pensa a un listone nazionale di prescelti dai partiti, senza lasciare ai cittadini una reale possibilità di scelta».
Secondo Conte, dietro le ipotesi di modifica della legge elettorale ci sarebbe anche il tentativo di contenere l’area politica rappresentata da Roberto Vannacci. Il presidente del M5S ha descritto la situazione come un cortocircuito interno alla destra, provocato dalle aspettative deluse di una parte dell’elettorato.
«Il fenomeno Vannacci nasce dai fallimenti del governo e dalle promesse non mantenute – ha sostenuto –. Sta occupando uno spazio politico lasciato libero dalla delusione di molti cittadini che avevano votato il centrodestra».
L’attacco al governo è cominciato ancora prima dell’avvio del dibattito. Arrivando alla festa, Conte ha contestato il bilancio dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, mettendo in contrapposizione la durata della legislatura e i risultati ottenuti.
«Si preparano ad autocelebrare quattro anni di governo e zero riforme – ha dichiarato –. Gli italiani devono fare i conti con l’inflazione, le bollette, il costo dei carburanti e stipendi troppo leggeri. Questo governo si caratterizza soltanto per tasse e propaganda e deve andare a casa».
La discussione ha toccato anche i dossier internazionali sui quali le posizioni delle opposizioni non sono sempre coincidenti. Conte ha confermato la contrarietà del Movimento 5 Stelle alla linea seguita sulla guerra in Ucraina, sostenendo che non esista una minaccia concreta di un’invasione russa dell’Europa. Ha però distinto questo scenario dalle forme di guerra ibrida, dagli attacchi informatici e dalle attività della criminalità internazionale collegata ai regimi autoritari, indicando la sicurezza cibernetica come uno dei settori nei quali rafforzare gli investimenti.
Il confronto tra le diverse componenti della coalizione, ha spiegato, dovrà entrare nel vivo proprio durante settembre, con l’obiettivo di arrivare a una sintesi programmatica unitaria. La convergenza più evidente è emersa sulla Palestina. Conte ha assicurato che un futuro governo progressista riconoscerebbe lo Stato palestinese senza esitazioni, raccogliendo uno degli applausi più convinti della serata. Su questo terreno ha ricordato che le forze dell’opposizione risultano meno distanti rispetto ad altre questioni di politica estera. Genova, guidata da Silvia Salis, ha già approvato nei mesi scorsi il riconoscimento simbolico dello Stato di Palestina.
Alla Settembrata erano presenti militanti e dirigenti di entrambi i partiti. Tra gli esponenti pentastellati sono intervenuti il capogruppo al Senato Luca Pirondini, il coordinatore regionale Stefano Giordano e il presidente del Municipio Medio Ponente Fabio Ceraudo. In platea si sono mescolati iscritti democratici e simpatizzanti del M5S, in una serata che ha riportato la Festa dell’Unità genovese al centro del dibattito politico nazionale dopo gli appuntamenti con Elly Schlein e Silvia Salis.
Terminato il confronto, la politica ha lasciato spazio per qualche minuto alla convivialità. Giuseppe Conte, Silvia Salis e Andrea Orlando si sono fermati a cena in uno degli stand gastronomici insieme ad alcuni dirigenti del Partito democratico e del Movimento. Il presidente pentastellato e la sindaca hanno poi raggiunto le cucine dello stand delle focaccette di Crevari, dove sono stati accolti dagli applausi dei volontari e coinvolti in una lunga serie di fotografie e selfie.
Un finale informale per una serata dal contenuto fortemente politico. Da Genova, Conte ha collocato sul tavolo del campo progressista una proposta difficile da ignorare: prima un programma comune e poi primarie aperte, senza candidature imposte e senza trasformare gli alleati in nemici. La discussione sulla leadership, da ieri sera, non è più soltanto un’ipotesi evocata dietro le quinte. È diventata una richiesta pubblica rivolta a tutta la coalizione.
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