diritti e sociale 

Allarme a Marassi: i Radicali denunciano il collasso del penitenziario di Genova

Oltre 160 reclusi in più della capienza consentita e organici al minimo storico. Il quadro emerso dal sopralluogo dei Radicali Italiani rivela una comunità carceraria stretta tra degrado, fragilità giovanili e lo sforzo quotidiano del personale

Un’architettura concepita per un determinato volume di persone che oggi ne ospita quasi un terzo in più. È il verdetto scaturito dal recente monitoraggio condotto dai Radicali Italiani all’interno della casa circondariale di Genova Marassi, una delle tappe di un’indagine conoscitiva destinata a toccare i principali complessi detentivi del Paese, compresi Poggioreale e Rebibbia. La radiografia della struttura ligure mostra come la pressione demografica interna, aggravata dalla calura della bella stagione, stia esaurendo i margini di vivibilità per le persone ristrette e rendendo sempre più gravosi i turni di chi deve gestirne la custodia.

Le statistiche dell’istituto descrivono uno squilibrio marcato sotto molteplici aspetti. Si contano infatti quasi settecento reclusi a fronte dei 535 posti teoricamente agibili, con circa 151 persone ancora in attesa di un verdetto definitivo. A questo quadro si aggiunge la sofferenza degli organici, con la Polizia Penitenziaria che lavora con un vuoto di quasi trenta unità rispetto alle 264 previste in pianta organica. Il divario appare ancora più netto sul fronte dell’assistenza, dal momento che la componente straniera supera il 60% della forza complessiva, ma il supporto di mediazione culturale è affidato a una sola figura professionale.

Al termine dell’ispezione, il segretario della formazione politica, Filippo Blengino, ha osservato come la tenuta quotidiana delle attività sia affidata quasi interamente alla buona volontà e alla dedizione degli operatori, costretti a colmare le lacune delle istituzioni. Curiosamente, la struttura genovese presenta alcuni dettagli logistici migliori rispetto ad impianti di più recente costruzione, come la presenza di bagni e docce all’interno delle camerate da sei posti, ma la qualità complessiva della vita all’interno rimane fortemente compromessa.

Il leader radicale ha espresso profonda inquietudine per la crescente quota di reclusi giovanissimi, in gran parte ragazzi nati all’estero e giunti in Italia come minori non accompagnati. Nei loro confronti, l’esperienza detentiva si trasforma in un amplificatore di sofferenza psichica, testimoniata da evidenti segni di autolesionismo e dal profondo disagio emotivo. Non mancano poi le contraddizioni legate all’età avanzata, con la presenza di detenuti ultra-ottantenni e casi limite come quello di un uomo di novantasette anni ripartito dall’istituto solo poche settimane fa.

Secondo Blengino, gli elevati indici di reiterazione dei reati nel Paese testimoniano l’inefficacia dell’attuale modello punitivo. Per quanto la struttura di Marassi cerchi di offrire percorsi di riscatto validi, come le storiche iniziative legate al laboratorio teatrale, la strada maestra per restituire valore alla pena e salvaguardare la dignità umana rimane quella di alleggerire la presenza dei detenuti, garantire risorse adeguate agli organici e attuare un vero reinserimento sociale.


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