Morte e distruzione tra Nepal e Tibet, 384 persone senza contatti: angoscia per 90 italiani – I VIDEO

Un impressionante muro d’acqua e fango ha travolto villaggi, strade e ponti. Due connazionali sono bloccati con la loro guida, mentre la Farnesina cerca di rintracciare gli italiani presenti nell’area della catastrofe

Un boato tra le montagne, poi l’acqua precipitata a valle con una forza spaventosa, trascinando fango, rocce e detriti. Villaggi investiti, ponti cancellati, strade spezzate e intere comunità rimaste senza collegamenti. Tra Nepal e Tibet si scava, si cercano i dispersi e si attende una telefonata capace di interrompere ore di angoscia.

Il bilancio è ancora provvisorio e rischia di aggravarsi. Le informazioni diffuse finora parlano di almeno nove morti, mentre 384 turisti e viaggiatori risultano senza contatti. Tra loro figurano 291 stranieri e 93 cittadini nepalesi.

Non tutti possono essere considerati dispersi accertati. La lista è stata compilata dal Nepal Tourism Board utilizzando i dati di dieci agenzie turistiche e comprende persone delle quali, dopo la devastazione, non è stato ancora possibile verificare la posizione. Telefoni muti e collegamenti interrotti rendono difficile distinguere chi sia in pericolo da chi si trovi semplicemente isolato.
L’apprensione riguarda anche circa 90 italiani che, secondo le registrazioni presenti sul portale “Dove siamo nel mondo”, si trovano tra Nepal e Tibet. La Farnesina sta cercando di verificarne le condizioni e di accertare se qualcuno sia rimasto coinvolto nella catastrofe.
Due turisti italiani e la loro guida sono bloccati a monte di una frana che ha sepolto o reso impraticabile una strada. Sono vivi, sono riusciti a comunicare e restano in contatto con il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. Per gli altri connazionali prosegue una corsa contro il tempo fatta di telefonate, controlli incrociati e contatti con le autorità locali.
L’Unità di crisi lavora insieme al Consolato generale d’Italia a Calcutta, al Consolato onorario a Kathmandu e all’Ambasciata d’Italia a Pechino. Per le emergenze sono disponibili il numero +39 06 36225 della Farnesina, il +91 33 2479 2426 del Consolato generale a Calcutta e il +86 139 0103 2957 dell’Ambasciata a Pechino.
La piena ha colpito il distretto nepalese di Rasuwa, lungo il Bhotekoshi. La massa d’acqua ha travolto tutto ciò che incontrava, danneggiando abitazioni, infrastrutture, impianti idroelettrici e vie di comunicazione. Alcune località possono essere raggiunte soltanto con enormi difficoltà, mentre le squadre di soccorso cercano di avanzare tra macerie, fango e pendii instabili.
Il disastro non sarebbe stato provocato da piogge eccezionali. Nelle ore precedenti non erano state registrate precipitazioni sufficienti a spiegare un’ondata di questa violenza. Per trovare l’origine della tragedia bisogna guardare più in alto, verso i ghiacciai e i laghi sospesi tra le montagne.
La prima ipotesi è che una valanga di ghiaccio sia precipitata nel fiume Lhende, bloccandone il corso. Dietro quella diga improvvisata l’acqua si sarebbe accumulata fino al cedimento. A quel punto una massa enorme si sarebbe rovesciata a valle senza lasciare tempo per fuggire.
Gli studiosi stanno valutando anche il possibile ruolo di un terremoto di magnitudo 4,4 registrato poco prima in territorio tibetano, circa 47 chilometri a nord di Gosainkunda. Non è ancora possibile sapere se la scossa abbia contribuito a staccare la valanga o a destabilizzare lo sbarramento naturale.
Anche sul versante tibetano la montagna ha presentato un conto pesantissimo. Una frana ha colpito la contea di Gyirong, nell’area di Shigatse, causando vittime e dispersi. Il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato l’impiego di tutte le risorse disponibili per salvare le persone rimaste intrappolate.
In queste ore il numero più drammatico resta quello dei 384 viaggiatori dei quali non si hanno notizie certe. Dietro ogni nome c’è una famiglia che aspetta, prova a chiamare e spera che il silenzio sia soltanto la conseguenza delle comunicazioni interrotte. Soltanto quando i soccorritori riusciranno a raggiungere le zone isolate si comprenderanno le reali dimensioni della tragedia.
Sotto potete vedere le agghiaccianti immagini dei video diffusi su X
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