Ponte Morandi, Piciocchi attacca Salis sul maxi risarcimento: «Una fake news». La maggioranza fa muro: «Genova non deve rinunciare a ciò che le spetta»

Il capogruppo di opposizione nel centrodestra contesta l’ipotesi di una nuova richiesta ad Autostrade per l’Italia, i progressisti difendono la decisione della sindaca

Si accende lo scontro politico a Palazzo Tursi sull’ipotesi di un nuovo risarcimento al Comune per i danni legati al crollo del ponte Morandi. Da una parte Pietro Piciocchi, capogruppo del movimento di opposizione Vince Genova, già assessore al Bilancio ed ex vicesindaco nelle amministrazioni di centrodestra, che definisce l’annuncio della sindaca Silvia Salis una «fake news» e una «boutade senza fondamento». Dall’altra la maggioranza progressista, che difende la scelta dell’amministrazione e sostiene che il Comune abbia il dovere di verificare fino in fondo ogni ulteriore possibilità di ottenere quanto eventualmente ancora dovuto alla città.

Il terreno dello scontro è la possibilità di avanzare una nuova richiesta nei confronti di Autostrade per l’Italia. Secondo Piciocchi, però, gran parte delle strade percorribili sarebbe già stata esaminata negli anni successivi alla tragedia. L’ex vicesindaco ricorda innanzitutto la costituzione del Comune come parte civile nel procedimento penale e la recente decisione del Tribunale di Genova, che ha riconosciuto il diritto dell’ente al risarcimento dei danni, la cui quantificazione dovrà essere affrontata separatamente in sede civile.

Il nodo principale, nella ricostruzione del capogruppo di Vince Genova, riguarda però l’accordo raggiunto nel 2021 con Autostrade per l’Italia. Pietro Piciocchi sostiene che quell’intesa, conclusa durante il governo Mario Draghi e sostenuta da una maggioranza nella quale aveva un peso rilevante il Partito Democratico, abbia già definito in maniera sostanzialmente definitiva il rapporto risarcitorio con gli enti locali, prevedendo opere e interventi sul territorio per oltre un miliardo e mezzo di euro.
Per l’ex assessore al Bilancio, inoltre, anche i danni patrimoniali direttamente subiti dal Comune sarebbero stati nel corso degli anni ampiamente compensati attraverso interventi dello Stato. Da qui la domanda con cui Piciocchi attacca la sindaca: contro chi dovrebbe essere avanzata, concretamente, la nuova richiesta di maxi-risarcimento?
Il capogruppo annuncia anche che porterà la questione in Consiglio comunale alla ripresa dei lavori, chiedendo un confronto in aula. A suo giudizio un tema così legato alla tragedia del ponte Morandi non dovrebbe essere utilizzato per iniziative dal forte impatto mediatico senza che siano chiariti preventivamente presupposti giuridici e destinatari dell’eventuale azione.
La replica della maggioranza non si è fatta attendere. I gruppi che sostengono Silvia Salis respingono l’accusa di improvvisazione e affermano che l’iniziativa nascerebbe invece da approfondimenti svolti dall’Avvocatura comunale. La posizione è che Genova non debba rinunciare preventivamente alla possibilità di ottenere ulteriori somme qualora emergano danni propri del Comune non compresi nelle precedenti intese.
Secondo la maggioranza, l’accordo del 2021 non rappresenterebbe infatti una rinuncia generale a qualsiasi futura pretesa. Quell’intesa avrebbe avuto soprattutto l’obiettivo di finanziare interventi destinati al territorio e alla collettività colpita dal crollo, mentre su un piano diverso si collocherebbero gli eventuali danni economici e patrimoniali direttamente sostenuti dall’amministrazione comunale.
C’è poi un secondo punto sul quale i gruppi di maggioranza insistono: parte degli impegni previsti dall’accordo di quasi cinque anni fa, sostengono, deve ancora essere completata. Per questo chiedere l’attuazione delle opere già concordate e contemporaneamente verificare l’esistenza di ulteriori danni risarcibili sarebbero, nella loro lettura, due questioni distinte e compatibili.
La maggioranza richiama infine la recente sentenza del Tribunale di Genova, sostenendo che il riconoscimento delle responsabilità e il rinvio alla sede civile per la quantificazione dei danni rendano legittimo approfondire ogni possibile iniziativa. Da qui l’attacco politico diretto a Piciocchi, al quale viene chiesto «da che parte sta», se dalla parte della città oppure da quella di Autostrade per l’Italia.
Una contrapposizione destinata quindi a trasferirsi dall’arena delle dichiarazioni al Consiglio comunale. Sullo sfondo resta una questione giuridica decisiva: stabilire quali danni siano già stati coperti dagli accordi e dai trasferimenti intervenuti negli anni e quali, invece, possano eventualmente costituire ancora oggi oggetto di una richiesta autonoma del Comune.
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