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Ponte Morandi, Alessandro Terrile contro Pietro Piciocchi: «L’accordo del 2021 non è tombale, Silvia Salis ha avuto il coraggio di agire»

Il vicesindaco difende la scelta di Silvia Salis di chiedere un ulteriore risarcimento e attacca chi ha amministrato Genova fino al 2025, la giunta di centrodestra di cui l’attuale capogruppo di Vince Genova faceva parte: «L’accordo del 2021 non è tombale. Ora stiano dalla parte della città»

Altro che “fake news”. Sul risarcimento per il crollo del ponte Morandi il vicesindaco Alessandro Terrile alza ulteriormente il livello dello scontro e ribalta contro il centrodestra tutte le accuse rivolte in questi giorni alla sindaca Silvia Salis. La sua è una replica politica durissima, ma soprattutto una ricostruzione dei rapporti fra Comune e Autostrade per l’Italia negli anni successivi al 14 agosto 2018, con un bersaglio molto preciso: l’accordo sottoscritto nel 2021 dalla precedente amministrazione, che Terrile definisce senza mezzi termini “al ribasso”.

Il vicesindaco parte dalle polemiche nate dopo l’annuncio fatto da Silvia Salis nel giorno della commemorazione delle 43 vittime del Morandi. E non nasconde il giudizio su chi oggi contesta quella scelta. «Trovo la polemica incomprensibile, persino imbarazzante, proprio perché proviene da coloro che hanno gestito i rapporti tra Comune di Genova e Autostrade per l’Italia tra il 2018 e il 2025», afferma Alessandro Terrile.

Il punto politico, nella sua ricostruzione, è proprio questo: chi oggi accusa l’amministrazione Salis di inseguire un risarcimento impossibile sarebbe lo stesso schieramento che ha gestito per sette anni il dossier Autostrade. Ed è a quegli anni che il vicesindaco torna, partendo dall’intesa dell’ottobre 2021 sottoscritta da Comune, Regione, Governo e concessionaria autostradale.

«Lo ricordo bene, ero consigliere comunale», dice Terrile. «Ci è stato sottoposto dalla sera alla mattina, senza alcuna discussione né in Comune né con la città, senza alcuna condivisione con l’Avvocatura comunale, con il testo consegnato ai consiglieri comunali solo la notte prima del voto».

Un passaggio pesante, perché il vicesindaco non mette in discussione soltanto il risultato dell’accordo, ma anche il metodo con cui sarebbe arrivato all’approvazione. E insiste sulle conseguenze economiche immediate che, secondo la sua ricostruzione, quell’intesa ebbe per i genovesi. «Un accordo che ha previsto da subito, dal primo gennaio 2022, il ripristino dei pedaggi nei caselli della provincia, con un esborso a carico dei genovesi quantificato in 15 milioni di euro».

Ma è sullo stato delle opere promesse che Alessandro Terrile affonda maggiormente il colpo. A quasi cinque anni dalla firma, sostiene, una parte consistente degli impegni assunti da Autostrade per l’Italia sarebbe ancora sulla carta. «Gli obblighi di Autostrade sono in gran parte ancora da attuarsi», attacca, citando «tunnel subportuale, tunnel della Fontanabuona, nuovo svincolo di Multedo» tra gli interventi principali.

L’accusa diventa ancora più esplicita quando si passa ai cento milioni di euro aggiuntivi destinati agli investimenti sulla mobilità genovese. Secondo i dati indicati dal vicesindaco, soltanto 54 milioni sarebbero stati finora impegnati e in larga parte utilizzati per progetti legati al telecontrollo della mobilità. Ma dentro quella cifra Terrile individua un elemento che considera particolarmente grave: una parte delle risorse sarebbe destinata a società appartenenti allo stesso gruppo Autostrade.

«Di questi 54 milioni, più di quattro milioni tornano a società del gruppo Autostrade, che trattiene in media il 9 per cento del risarcimento per costi generali e amministrativi», sostiene il vicesindaco. Poi scandisce il concetto: «Avete capito bene, Autostrade paga un risarcimento al Comune ma trattiene presso società del proprio gruppo il 9 per cento del risarcimento per spese generali».

Una situazione che Alessandro Terrile attribuisce a una decisione assunta nel 2022 dal tavolo tecnico di coordinamento al quale partecipavano Comune, Regione e Autorità portuale. Ed è qui che il vicesindaco inserisce uno dei passaggi politicamente più velenosi del suo intervento, ricordando che l’anno successivo alcune società appartenenti al gruppo Autostrade figurarono tra gli sponsor della finale genovese di The Ocean Race.

«Non c’entrerà con quella decisione», premette Terrile, lasciando però che sia l’accostamento temporale a parlare. Il messaggio politico è evidente: l’attuale amministrazione sostiene di aver ereditato un rapporto con Autostrade per l’Italia che intende sottoporre a una revisione molto più severa.

«Questo è il quadro dei rapporti tra Comune e Autostrade che abbiamo trovato al nostro insediamento nel 2025», afferma il vicesindaco.

Ed è proprio da qui che parte il secondo capitolo della sua replica, quello giuridicamente più importante. Terrile respinge frontalmente la tesi secondo cui l’accordo del 2021 avrebbe chiuso definitivamente qualsiasi possibilità di ulteriore risarcimento. Una tesi sostenuta nei giorni scorsi dal capogruppo di Vince Genova Pietro Piciocchi, che aveva parlato di accordo “tombale”.

Per il vicesindaco è vero esattamente il contrario. «Un grande lavoro compiuto dall’Avvocatura del Comune di Genova ci ha condotto a ritenere che l’accordo dell’ottobre 2021 non possa essere definito tombale e completamente satisfattivo», afferma Alessandro Terrile.

La distinzione avanzata dall’amministrazione riguarda la natura dei danni. L’accordo, secondo la lettura sostenuta dal vicesindaco, avrebbe riguardato i danni provocati alla collettività genovese, ma non avrebbe esaurito quelli subiti direttamente dal Comune come ente.

«Risarcisce i danni subiti dalla collettività genovese rappresentata dal Comune ma non del Comune stesso», sostiene Terrile, che indica espressamente «i maggiori costi sostenuti, le minori entrate e il danno d’immagine conseguente al crollo del ponte Morandi» tra le voci che Palazzo Tursi ritiene ancora possibile rivendicare.

Non si tratterebbe, quindi, di una dichiarazione lanciata il 14 agosto per ottenere attenzione mediatica. Secondo quanto riferisce il vicesindaco, l’azione formale era già partita due settimane prima.

«Il 31 luglio 2026, pochi giorni dopo la lettura della sentenza del Tribunale di Genova, la sindaca e la direttrice della civica Avvocatura hanno inoltrato ad Autostrade una formale diffida a provvedere all’ulteriore risarcimento dei danni subiti dal Comune di Genova», rivela Terrile.

È questo il punto con cui il vicesindaco risponde direttamente alle accuse di improvvisazione rivolte a Silvia Salis. L’iniziativa, nella sua versione, non nasce da un annuncio estemporaneo durante la commemorazione, ma da un percorso già avviato dall’Avvocatura civica e sfociato in una diffida formale ad Autostrade per l’Italia.

«Silvia Salis ha preso una decisione coraggiosa e chiara, che tutela la nostra città e i suoi abitanti», afferma Alessandro Terrile.

Poi l’attacco torna tutto politico e investe chi ha governato Genova fino a pochi mesi fa. «Chi oggi fa polemica o ironia, specie se ha avuto responsabilità di governo della città fino a pochi mesi fa, dovrebbe domandarsi se ha fatto tutto il possibile per assicurare a Genova e ai genovesi il giusto risarcimento per la tragedia del Morandi».

Il vicesindaco formula quindi una sorta di atto d’accusa in tre punti, ma lo fa attraverso domande che puntano direttamente alle scelte della precedente amministrazione. «Avrebbe potuto pretendere che fosse versato fino all’ultimo euro, senza trattenute», sostiene. «Avrebbe potuto ottenere almeno la fine della progettazione delle opere previste, mentre oggi manca l’uscita intermedia del tunnel subportuale e sono fermi il tunnel della Fontanabuona e il nuovo svincolo di Multedo».

E soprattutto, aggiunge, chi guidava Palazzo Tursi «avrebbe potuto chiedere consiglio all’Avvocatura del Comune, che ci ha indicato la strada».

La conclusione è la parte più aggressiva dell’intero intervento. Alessandro Terrile non si limita a difendere la sindaca, ma accusa implicitamente il centrodestra di essersi schierato dalla parte sbagliata nel momento in cui contesta la richiesta di ulteriori danni ad Autostrade per l’Italia. «Non l’ha fatto», dice riferendosi a ciò che, secondo lui, avrebbe potuto fare la precedente amministrazione. E chiude con un affondo che lascia poco spazio alle sfumature: «Ora però, invece di fare polemica o difendere Autostrade, stia dalla parte della città».

La cosa certa è che solo Piciocchi, sulla propria pagina Facebook, ha sparato contro la decisione della sindaca di chiedere altri fondi per la città. Il resto della maggioranza non ha commentato, forse ragionando sul fatto che ogni quattrino in più sarebbe il bene della città e che ogni posizione contro il tentativo di chiedere altri soldi per Genova ad Aspi risulterebbe fortemente impopolare, chiunque sia a farlo, che la tesi dell’ex assessore ed ex vicesindaco sia giusta o sbagliata. Tutto fa pensare che non sia stata solo una dimenticanza ferragostana degli altri partiti di centrodestra, ma la consapevolezza che sarebbe stato un boomerang politico.

Ma l’ex assessore al Bilancio della giunta Bucci ed ex vicesindaco facente funzioni insiste e affida per la seconda volta i suoi commenti ai social

La battaglia politica sul ponte Morandi assume così una dimensione molto più ampia del confronto sul singolo risarcimento. Da una parte Piciocchi sostiene che gli accordi già sottoscritti abbiano sostanzialmente definito i rapporti economici con Autostrade per l’Italia; dall’altra la nuova amministrazione afferma che esistano ancora danni propri del Comune da quantificare e rivendicare e punta il dito contro opere ancora incompiute, risorse non interamente utilizzate e condizioni dell’accordo del 2021 giudicate oggi insufficienti.

Ora la questione è destinata a spostarsi anche in Consiglio comunale. Ma dopo l’intervento di Alessandro Terrile lo scontro non riguarda più soltanto ciò che Silvia Salis intende chiedere ad Autostrade per l’Italia. Riguarda anche ciò che, secondo il vicesindaco, chi governava prima avrebbe potuto chiedere e non ha chiesto.


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