Quando il cardinale Siri salvò “La dolce vita”: a Genova il retroscena che cambiò il destino del film

Sabato 8 agosto al Museo Diocesano sarà ricostruita la proiezione privata organizzata per l’arcivescovo di Genova, decisiva per superare le resistenze contro il capolavoro di Fellini

Un film accusato di essere scandaloso, una proiezione riservata in un istituto genovese e il giudizio di uno dei cardinali più influenti dell’epoca. È una pagina poco conosciuta della storia del cinema italiano quella che sarà raccontata sabato 8 agosto, alle 10, al Museo Diocesano di Genova, in via Tommaso Reggio 20 rosso.

L’incontro, intitolato “Quando Siri difese La dolce vita”, sarà condotto da don Renato Butera, docente dell’Università Pontificia Salesiana e tra i curatori del progetto “Fellini e il Sacro”. Al centro dell’appuntamento ci sarà il ruolo svolto da padre Arpa, amico personale del regista Federico Fellini e consigliere dell’allora arcivescovo di Genova, il cardinale Giuseppe Siri. Siri è stato la figura di riferimento del tradizionalismo cattolico italiano del Novecento, tanto da deplorare persino il suono delle chitarre in chiesa durante la messa per accompagnare i canti religiosi. La sua presa di posizione non poteva certo essere tacciata di lassismo.

Fu proprio padre Arpa a organizzare all’Istituto Arecco una proiezione privata de “La dolce vita” per il cardinale. Giuseppe Siri poté così vedere direttamente il film con Marcello Mastroianni, apprezzandone il valore nonostante le fortissime polemiche che avevano accompagnato la sua uscita. Quel giudizio contribuì a ridurre le pressioni censorie e a permettere al capolavoro di Federico Fellini di superare gli ostacoli incontrati in Italia.
All’incontro parteciperanno anche Giancarlo Giraud, presidente dell’Associazione cattolica esercenti cinema della Liguria, Enrico Cimaschi, presidente dell’Associazione Cineguida, e Francesca Di Palma, coordinatrice dell’Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi di Genova.
Durante la mattinata sarà inoltre proiettato il video “Ho bisogno di credere”, che raccoglie le testimonianze di amici e collaboratori di Federico Fellini, tra i quali il giornalista Sergio Zavoli, il cardinale Gianfranco Ravasi e lo sceneggiatore Gianfranco Angelucci.
L’appuntamento fa parte della mostra-progetto “Ho bisogno di credere. Fellini e il sacro”, promossa dalla Facoltà di Scienze della comunicazione sociale dell’Università Pontificia Salesiana, dall’Istituto superiore di Scienze religiose “Alberto Marvelli” delle diocesi di Rimini e San Marino-Montefeltro e dal Centro culturale Paolo VI di Rimini.
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