Sindacale Trasporti 

Bus provinciali sulla rete urbana della Val Bisagno, i sindacati chiedono lo stop alla sperimentazione

Filt Cgil, Fit Cisl e Faisa Cisal contestano il progetto che consentirà ai mezzi delle linee provinciali di effettuare alcune fermate urbane tra Prato e Molassana. Le organizzazioni temono disservizi e tensioni con i passeggeri e chiedono ad Amt di aprire un confronto complessivo sulla rete

La sperimentazione dei bus provinciali sulla rete urbana della Val Bisagno incontra la netta opposizione di Filt Cgil, Fit Cisl e Faisa Cisal. Le tre organizzazioni sindacali chiedono ad Amt di ritirare il progetto e di convocare un tavolo con istituzioni, lavoratori e rappresentanti degli utenti per rivedere in modo organico il servizio di trasporto pubblico nella vallata.

L’iniziativa, prevista dal 3 al 30 agosto, consentirà ai mezzi delle linee provinciali 715, 725 e 728 di effettuare alcune fermate urbane lungo il percorso tra Prato e Molassana in direzione Brignole. L’obiettivo dichiarato è ampliare le possibilità di salita per i passeggeri che si spostano verso il centro, utilizzando corse già presenti sulla direttrice.

Secondo i sindacati, tuttavia, la modifica non sarebbe in grado di produrre un miglioramento concreto per l’utenza. Il timore è che la differente natura dei servizi urbani e provinciali, insieme alle modalità di accesso ai mezzi, possa generare incomprensioni alle fermate e durante il viaggio.

Filt Cgil, Fit Cisl e Faisa Cisal sostengono che la sperimentazione rischi di creare aspettative che il nuovo assetto non sarà poi in grado di soddisfare. Gli eventuali problemi, aggiungono, finirebbero per ricadere soprattutto sugli autisti, chiamati a gestire direttamente le contestazioni dei passeggeri.

«La sperimentazione rischia di creare forti tensioni tra il personale viaggiante e l’utenza, alimentando conflitti che oggi non esistono», affermano le organizzazioni. Per i sindacati, si tratterebbe delle conseguenze di una decisione organizzativa adottata senza un confronto sufficiente con chi opera quotidianamente sulle linee.

Nel comunicato viene attribuita ad Amt la responsabilità degli eventuali disservizi e delle situazioni di conflittualità che potrebbero verificarsi durante il periodo di prova. La critica riguarda quindi sia il merito dell’intervento sia il metodo seguito per introdurlo.

Un altro punto contestato è la scelta del mese di agosto. La domanda di mobilità, osservano le sigle, è normalmente più bassa rispetto agli altri periodi dell’anno a causa della chiusura delle scuole, delle ferie e della riduzione di molte attività lavorative.

In queste condizioni, secondo le organizzazioni sindacali, i dati raccolti potrebbero non rappresentare il reale funzionamento della rete durante i mesi di maggiore affluenza. Una sperimentazione condotta in agosto rischierebbe quindi di fornire risultati poco significativi per valutare l’impatto del sistema sulla mobilità ordinaria della Val Bisagno.

La richiesta non è soltanto quella di fermare il progetto. Filt Cgil, Fit Cisl e Faisa Cisal sollecitano una revisione più ampia della rete, costruita attraverso un confronto tra Comune, Città metropolitana, Amt, organizzazioni sindacali e rappresentanti dei passeggeri.

Per le sigle, l’efficienza del trasporto pubblico non può essere migliorata attraverso singoli interventi scollegati, ma richiede una verifica complessiva delle linee, delle frequenze, delle coincidenze e delle esigenze dei diversi territori serviti.

La Val Bisagno rappresenta da tempo uno dei nodi più delicati della mobilità genovese. Lungo la vallata si concentrano ogni giorno flussi elevati di passeggeri, mentre la rete del trasporto pubblico deve confrontarsi con una viabilità congestionata e con l’assenza di collegamenti ferroviari.

La possibilità di utilizzare anche i bus provinciali per gli spostamenti urbani nasce dal tentativo di aumentare l’offerta senza introdurre immediatamente nuove corse. Per i sindacati, però, questo risultato non può essere ottenuto senza valutare le conseguenze sul personale e sulle modalità di utilizzo del servizio.

Le tre organizzazioni chiedono quindi il ritiro immediato della sperimentazione e l’apertura di un percorso condiviso. La proposta è arrivare a una nuova organizzazione della rete basata sulle reali necessità dei passeggeri e sulle condizioni operative dei lavoratori, evitando che le criticità vengano affrontate soltanto attraverso modifiche temporanee.


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