Sanità 

Liste d’attesa, la Regione brinda ai numeri ma i pazienti continuano ad aspettare mesi

Il miglioramento statistico non cancella una realtà fatta di visite fuori tempo massimo, agende sature e cittadini costretti a pagare nel privato. Presentare l’82,9 per cento come un trionfo rischia di essere soltanto fumo negli occhi. Natale e Piccardo (Pd): «Bucci racconta solo una parte della realtà. Sulle visite urgenti la Liguria è fanalino di coda del Paese»

La Regione Liguria prova a trasformare il nuovo bollettino sulle liste d’attesa in un successo politico, ma per migliaia di cittadini la sanità continua a essere una corsa a ostacoli. Dietro le percentuali diffuse con soddisfazione restano appuntamenti fissati dopo mesi, agende senza disponibilità e prestazioni essenziali ottenibili in tempi ragionevoli soltanto mettendo mano al portafoglio.

Secondo i dati relativi al primo semestre del 2026, l’82,9 per cento delle prime visite specialistiche sarebbe stato effettuato entro i tempi di garanzia. Gli esami diagnostici nei termini raggiungerebbero invece l’85,8 per cento. La Liguria viene così presentata come una delle regioni migliori d’Italia, con un incremento di circa venti punti percentuali rispetto al 2025.

La lettura trionfalistica, però, nasconde l’altra faccia dei numeri. Il 17,1 per cento delle prime visite, quasi una su cinque, continua a essere erogato oltre i tempi previsti. Per gli esami diagnostici la quota fuori tempo è del 14,2 per cento. Non si tratta di decimali trascurabili, ma di persone che aspettano troppo per sapere se hanno una malattia, per controllare un sintomo preoccupante o per iniziare una terapia.

Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò rivendicano i progressi compiuti e parlano di un miglioramento dell’organizzazione. Il problema è che una percentuale media non racconta ciò che accade davvero quando un cittadino prova a prenotare. Non racconta le agende chiuse, le disponibilità a distanza di mesi, gli appuntamenti proposti dall’altra parte della regione e la rinuncia alle cure di chi non può permettersi una visita privata.

In questo quadro, il comunicato della Regione rischia di essere fumo negli occhi. Celebra un risultato parziale senza affrontare fino in fondo il divario tra i numeri ufficiali e l’esperienza quotidiana dei pazienti. Dire che oltre otto prestazioni su dieci vengono garantite nei tempi può sembrare rassicurante, ma significa anche ammettere che una quota ancora enorme di cittadini resta esclusa da una risposta tempestiva.

Le prime visite, inoltre, non sono prestazioni di serie inferiore rispetto agli esami diagnostici. Sono spesso il punto di partenza dell’intero percorso di cura. È lo specialista a valutare i sintomi, individuare i rischi, prescrivere gli approfondimenti necessari e stabilire l’urgenza clinica. Senza una prima visita in tempi adeguati, anche l’esame diagnostico arriva tardi. E quando si parla di cardiologia, dermatologia, pneumologia, oculistica o gastroenterologia, il tempo può incidere direttamente sulla possibilità di riconoscere una patologia nelle sue fasi iniziali.

La Regione sottolinea che le visite cardiologiche effettuate nei tempi sarebbero passate dall’82,9 al 90,3 per cento, quelle pneumologiche dal 64,8 al 91,8 per cento e quelle dermatologiche dal 59,8 al 70,3 per cento. Anche in questo caso, però, basta rovesciare la prospettiva per comprendere la portata del problema. In dermatologia quasi tre prime visite su dieci restano fuori dai tempi di garanzia. Un dato che difficilmente può essere presentato come soddisfacente.

Lo stesso assessore ammette che restano criticità per le visite dermatologiche e oculistiche e per le colonscopie. La promessa è quella di avvicinarsi al cento per cento, ma intanto i cittadini continuano a fare i conti con attese che, per molte prestazioni importanti, restano irragionevoli.

Il miglioramento rispetto al passato merita di essere registrato, ma non può diventare un alibi né una campagna di autocelebrazione. Il sistema sanitario non si giudica dalla posizione in una classifica nazionale, ma dalla capacità di garantire una risposta concreta a chi ha bisogno. Finché quasi una prima visita su cinque arriverà in ritardo e molti liguri saranno costretti a scegliere tra pagare, aspettare o rinunciare, parlare di risultati ottimi sarà una rappresentazione incompleta e politicamente conveniente della realtà.

«Bucci descrive una fotografia della sanità ligure che è solo una parte della realtà – commentano Davide Natale segretario Pd Regione Liguria e Katia Piccardo responsabile sanità segreteria Pd Liguria -. Per rispetto delle difficoltà dei cittadini liguri a curarsi la smetta di evidenziare soltanto i dati che gli fanno comodo. Le percentuali evidenziate non rappresentano lo stato generale del servizio sanitario perché purtroppo ciò che i cittadini liguri si trovano di fronte quotidianamente è molto diverso. Lo certifica anche la stessa Agenas che nelle visite di categoria D, cioè quelle entro 30 giorni, una visita oculistica o dermatologica viene fatta fuori dai tempi previsti. Se invece si tratta di visite urgenti, quelle entro tre giorni, solo due visite oculistiche su dieci rispettano i tempi prescritti e quattro su dieci per quelle gastroenterologiche o endocrinologiche; una su due per le visite oncologiche e dermatologiche. Dati che confrontati con quelli di una regione come l’Emilia Romagna fanno impallidire: basti pensare che la prima visita oculistica urgente in Emilia Romagna è assicurata nei 97,2 per cento dei casi e quelle oncologiche nel cento per cento. Ugualmente se ci riferiamo a una regione come il Veneto dove viene coperto nei tempi il cento per cento sia delle visite oncologiche che di quelle oculistiche. Se guardiamo i tempi degli esami diagnostici, ci accorgiamo che se un cittadino ligure ha bisogno di una colonscopia soltanto nel 47 per cento dei casi di prescrizione B vedrà assicurato l’esame nei tempi indicati, se deve fare una risonanza magnetica tronco encefalica soltanto il 40 per cento dei casi vedrà una risposta come da richiesta medica. E se parliamo di una colonscopia programmata solo il 59 per cento dei casi rispetta i tempi a fronte di un 86 per cento in Emilia Romagna e un 95 per cento in Veneto. Questi dati indicano che sono ancora troppi i casi in cui i cittadini non hanno le risposte nei tempi previsti. Infatti il dato sulle prime visite urgenti nel confronto con lo scorso anno è peggiorato e anche quello per gli esami diagnostici. La Liguria per le visite urgenti è tra i fanalini di coda del nostro Paese. Il lavoro da fare è ancora molto e quando si ascoltano Bucci e Nicolò che si lodano verrebbe voglia di metterli in contatto con quelle migliaia di persone che si rivolgono ai nostri circoli per denunciare le carenze di questa sanità».

In copertina: foto di Ai


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