Oggi a Genova 

Corteo a Sestri Ponente, telefoni strappati e cronisti spintonati: dopo la prima denuncia la Digos cerca altri responsabili

Un cinquantenne è indagato per violenza privata aggravata ai danni di un giornalista di Repubblica e di un fotografo del Secolo XIX, ma il cerchio si stringe attorno a un altro soggetto, che avrebbe strappato la camicia al fotografo. Altri cronisti hanno denunciato di essere stati spintonati. Sotto esame, dunque, anche altre aggressioni ma anche il contro-presidio dell’Anpi, che potrebbe essere sanzionato con una multa da mille a diecimila euro a norma del “decreto sicurezza”

L’inchiesta sulle tensioni esplose durante il corteo per la sicurezza di Sestri Ponente si concentra ora sulle aggressioni subite dagli operatori dell’informazione. La Digos, su delega della pubblico ministero Elena Schiavetta, sta esaminando filmati, fotografie e testimonianze per ricostruire quanto accaduto durante la manifestazione organizzata dal gruppo Facebook “Genova Insicura”.

Al momento una sola persona risulta formalmente indagata. Si tratta di un uomo di cinquant’anni, residente a Sestri Ponente, accusato di violenza privata aggravata nei confronti di due giornalisti che stavano documentando il corteo: un cronista di Repubblica e un fotografo del Secolo XIX.

Secondo la ricostruzione finora acquisita dagli investigatori, l’uomo avrebbe tentato di impedire le riprese strappando telefoni e apparecchi dalle mani dei due professionisti. Al giornalista di Repubblica avrebbe intimato di smettere di filmare, facendo cadere il cellulare a terra per due volte.

Il dispositivo sarebbe poi scomparso. Il cronista avrebbe immediatamente raccontato quanto successo agli agenti presenti lungo il percorso e il telefono sarebbe stato ritrovato oltre un’ora più tardi nella stessa zona. Le circostanze della sparizione e del successivo ritrovamento sono parte degli accertamenti ancora in corso.

Il fotografo del Secolo XIX avrebbe invece subito due episodi distinti durante la stessa manifestazione. Dopo il primo confronto con il cinquantenne, verso la conclusione del corteo sarebbe stato nuovamente affrontato da un altro partecipante, che lo avrebbe strattonato fino a strappargli la camicia.

Gli investigatori stanno valutando anche le posizioni di altre persone. Almeno due ulteriori operatori dell’informazione avrebbero infatti riferito di essere stati spinti da manifestanti mentre cercavano di seguire e fotografare il passaggio del corteo.

La Digos sta cercando di ricostruire l’intera sequenza degli episodi e di distinguere le diverse responsabilità. Chi fosse in possesso di video o immagini utili all’identificazione degli autori delle aggressioni è invitato a consegnare il materiale alla polizia di Stato.

Durante il corteo sarebbero stati segnalati anche cori sulla “remigrazione”, tema più volte ripreso dall’ex generale Roberto Vannacci, e alcuni gesti riconducibili al saluto romano. Secondo gli elementi raccolti fino a questo momento, tuttavia, le persone coinvolte nelle condotte più violente non sarebbero esponenti organizzati dell’estrema destra, ma residenti della zona vicini ad ambienti della tifoseria ultras. Anche questa ricostruzione resta sottoposta alle verifiche degli inquirenti.

Il lavoro investigativo non riguarda soltanto quanto avvenuto all’interno del corteo promosso da “Genova Insicura”. Potrebbero esserci conseguenze amministrative anche per gli organizzatori del contro-presidio antifascista.

L’Anpi aveva comunicato alla Questura lo svolgimento di un presidio in piazza Tazzoli. I partecipanti si sarebbero invece concentrati in piazza Baracca, trovandosi davanti al corteo e impedendone temporaneamente il passaggio.

Proprio la differenza tra il luogo indicato nel preavviso e quello nel quale si è effettivamente svolta la mobilitazione potrebbe determinare l’applicazione della sanzione prevista dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, come modificato dall’ultimo decreto sicurezza. La multa ipotizzata va da mille a diecimila euro, ma ogni decisione dipenderà dagli accertamenti sulle modalità di organizzazione del presidio.

Il fascicolo resta quindi aperto su più fronti: da una parte le aggressioni e i comportamenti minacciosi contro i giornalisti, dall’altra la gestione delle due manifestazioni che si sono trovate a breve distanza fino al faccia a faccia in piazza Baracca.

L’attenzione sull’ordine pubblico a Genova rimane alta anche per l’appuntamento di sabato ad Albaro. Roberto Vannacci è atteso alle 17,30 in piazza Leopardi per l’iniziativa di Futuro Nazionale, mentre Genova Antifascista ha annunciato un contro-presidio dalle 17 all’incrocio tra via Albaro e via Montallegro.

La vicinanza tra i due appuntamenti impone un dispositivo particolarmente rigoroso per separare i partecipanti e impedire contatti diretti. I fatti di Sestri Ponente rappresentano un precedente recente che gli apparati di sicurezza dovranno tenere in considerazione.


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