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Olly riaccende Marassi: dopo oltre vent’anni il Ferraris torna a cantare con 30 mila persone

La prima delle tre serate di “Tutti a casa” riporta i grandi live sul prato dello stadio. La sindaca Silvia Salis: «Una festa bellissima». Commosso il ricordo di Elisa Bozzano, morta in un incidente stradale in via Perlasca. Poi il nodo traffico nella notte

Per capire che non sarebbe stata una serata come le altre bastava arrivare a Marassi molte ore prima dell’inizio. Intorno allo stadio Luigi Ferraris c’erano ragazzi in attesa, gruppi arrivati da fuori Genova, fan con l’aria di chi non stava andando semplicemente a un concerto, ma a un appuntamento generazionale. Dentro, poi, il prato dello stadio ha fatto il resto: 30 mila persone raccolte davanti a Federico Olivieri, per tutti Olly, il cantante genovese che con la prima delle tre date di “Tutti a casa” ha riportato un grande live nel tempio calcistico cittadino dopo oltre vent’anni di assenza. L’ultima volta era stata nel 2004 con Vasco Rossi. Da allora il Ferraris era rimasto quasi soltanto il luogo del pallone, delle domeniche di campionato, dei derby e delle tensioni da classifica. Ieri sera, invece, Marassi è diventata un’enorme cassa armonica, una piazza chiusa dentro uno stadio, un ritorno alla musica dal vivo su grande scala che Genova aspettava da troppo tempo.

Il dato simbolico pesa quasi quanto quello numerico. Olly non ha scelto uno stadio qualsiasi, ma il suo stadio, nella sua città, davanti a un pubblico che in parte lo ha visto crescere e in parte lo ha scoperto nel momento in cui la sua carriera è esplosa fino alla vittoria al Festival della canzone italiana di Sanremo nel 2025. La prima serata ha aperto un trittico da oltre 90 mila presenze complessive previste, trasformando il Ferraris in un punto di attrazione non solo per i fan, ma anche per l’immagine della città. Per Genova è stato il ritorno di una dimensione che sembrava essersi persa: quella dei grandi concerti capaci di occupare il prato, riempire gli spalti, modificare per una notte il ritmo di un quartiere intero e riportare Marassi dentro i circuiti della musica nazionale.

La macchina scenica era costruita per non lasciare dubbi sulle ambizioni dello spettacolo. Il palco, largo circa cinquanta metri, dominava il fondo dello stadio e veniva prolungato da una passerella spinta verso il pubblico, quasi a tagliare il prato e a portare Olly dentro la folla. Non un artista distante, incorniciato da luci e maxi schermi, ma un cantante continuamente chiamato a misurarsi con l’energia di chi aveva atteso questo momento per mesi. La scaletta ha attraversato i brani più riconoscibili del suo repertorio, da “Devastante” a “Questa domenica”, da “Per due come noi” a “Balorda nostalgia”, fino a “Depresso fortunato”, con il pubblico pronto a cantare ogni parola e a trasformare le canzoni in cori da stadio.

È stata una festa pop, ma con il tono particolare che Olly porta spesso nei suoi concerti: non solo euforia, non solo confetti emotivi, ma anche quella malinconia esposta, a tratti disarmante, che ha fatto diventare molti suoi pezzi una forma di riconoscimento collettivo per un pubblico molto giovane. Sotto il palco c’erano fan che avevano passato ore, e in alcuni casi intere giornate, davanti agli ingressi pur di assicurarsi una posizione ravvicinata. Qualcuno aveva dormito in tenda, qualcuno si era organizzato con amici e zaini come per una piccola spedizione. Quando le luci si sono abbassate e lo stadio ha iniziato a cantare, l’attesa ha trovato il suo sfogo naturale.

Dentro quella massa di entusiasmo c’è stato anche un momento di silenzio mancato, o meglio trasformato. Dal palco, Olly ha ricordato Elisa Bozzano, la giovane autista dell’Azienda Mobilità e Trasporti morta nei giorni scorsi dopo l’incidente stradale avvenuto in via Perlasca. L’artista ha scelto una forma diversa dal rito consueto. «Solitamente si fanno i minuti di silenzio», ha detto al microfono, spiegando però che Elisa Bozzano sarebbe stata lì con loro e avrebbe voluto sentire cantare ancora più forte. Così il ricordo non si è spento nel raccoglimento, ma si è acceso nella voce del pubblico. In uno stadio pieno, la memoria di una ragazza scomparsa troppo presto è passata attraverso la musica, diventando uno dei passaggi più intensi della serata.

Poi, verso la fine, è arrivato l’annuncio che ha fatto esplodere di nuovo il Ferraris: Olly tornerà negli stadi con un tour nel 2027. Una comunicazione data da casa, davanti al pubblico di casa, con il peso di una consacrazione definitiva. Per un artista partito da Genova e arrivato alla dimensione nazionale, il passaggio da Marassi ha avuto il sapore di un’investitura. Non più soltanto il giovane cantautore capace di intercettare una generazione, ma un nome ormai stabilmente entrato nella fascia alta della musica italiana dal vivo.

La sindaca Silvia Salis ha parlato di «una festa bellissima», ringraziando Olly e il suo staff per avere voluto riportare un grande concerto sul prato dello stadio Luigi Ferraris. Per la sindaca, l’emozione di cantare insieme a tanti giovani arrivati da Genova e da fuori non è stata soltanto un fatto di spettacolo, ma anche un segnale per la città. Eventi di questa dimensione significano visibilità, attrattività e ricadute economiche, oltre alla possibilità di restituire allo stadio una funzione più ampia rispetto a quella sportiva.

Proprio su questo punto Silvia Salis ha insistito, collegando la riuscita del concerto alla prospettiva futura del Ferraris. Lo stadio, nella visione dell’amministrazione, non deve essere soltanto l’impianto di Genoa e Sampdoria, ma uno spazio vivo, accessibile, capace di ospitare appuntamenti diversi e di diventare un luogo di socialità per tutta la città. Il percorso avviato per la futura ristrutturazione del Luigi Ferraris si inserisce dentro questa idea: rendere Marassi più attrattiva anche per i grandi artisti nazionali e internazionali, riportando Genova stabilmente sulle rotte dei tour più importanti.

Dentro l’organizzazione delle tre serate c’è stato anche un elemento sociale. Grazie alla collaborazione tra gli organizzatori del concerto e il Comune di Genova, 60 ragazze e ragazzi genovesi seguiti dai servizi sociali comunali potranno partecipare gratuitamente a una delle date, vivendo una serata di musica e condivisione. La sindaca Silvia Salis ha ringraziato le persone, le forze dell’ordine e i tecnici impegnati per garantire sicurezza e riuscita dell’evento, in una macchina organizzativa complessa che deve tenere insieme spettacolo, afflusso, deflusso e gestione di un quartiere attraversato da decine di migliaia di persone.

La parte meno riuscita della notte è arrivata fuori dallo stadio, quando la festa si è scontrata con la viabilità. In concomitanza con il concerto era chiuso per cantieri il tratto dell’autostrada Genova-Roma tra Genova Est e il bivio con l’autostrada Serravalle-Genova. Una coincidenza pesante, perché proprio Genova Est è uno dei nodi più sollecitati quando Marassi si svuota dopo un grande evento. Il risultato è stato un deflusso molto difficile: centinaia di auto sono rimaste incastrate prima nello snodo urbano e poi lungo le direttrici cittadine e sull’Aurelia, nel tentativo di raggiungere casa o i caselli verso ponente.

Le code si sono trascinate per ore. Chi usciva dallo stadio ha trovato una città rallentata, con tempi di rientro dilatati e un traffico notturno anomalo per intensità e durata. La situazione si è normalizzata soltanto dopo le tre del mattino, lasciando aperto il tema della programmazione dei cantieri autostradali nei giorni di eventi ad altissimo richiamo. Se il concerto ha dimostrato che il Ferraris può tornare a essere una grande arena della musica, la notte ha ricordato anche quanto fragile resti l’equilibrio della mobilità genovese quando più criticità si sommano nello stesso momento.

Resta però l’immagine più forte: il prato del Ferraris di nuovo pieno per un concerto. Genova ha rivisto il suo stadio trasformarsi in un luogo di musica, non come episodio nostalgico, ma come prova generale di un possibile futuro. Olly ha aperto la strada con una serata che ha unito orgoglio cittadino, successo popolare, emozione e spettacolo. Dopo oltre vent’anni di attesa, Marassi ha dimostrato di poter cantare ancora. E questa volta a riaccendere il prato è stato un artista genovese, davanti a una città che per una notte ha avuto la sensazione di essere tornata al centro della grande musica italiana.


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