Camion nei vicoli e via Tasso chiusa, Certosa esplode contro Rete Ferroviaria Italiana: «Decisione calata dall’alto»

Il Comitato Liberi cittadini di Certosa contesta il piano viario legato ai lavori sul rio Maltempo: transiti di mezzi pesanti, timori per pedoni, parcheggi, negozi e viabilità. Chiesta una soluzione alternativa per ridurre i disagi nel quartiere

Certosa torna a protestare contro la gestione dei cantieri ferroviari e contro una scelta che, secondo il Comitato di quartiere, rischia di scaricare ancora una volta sui residenti le conseguenze operative dei lavori. Al centro della contestazione ci sono gli interventi sul rio Maltempo, la chiusura di via Tasso dal 15 giugno e il passaggio dei mezzi pesanti diretti al cantiere lungo strade già oggi considerate delicate per traffico, spazi ridotti e presenza quotidiana di pedoni, famiglie, studenti, anziani e attività commerciali.

Il programma indicato prevede una prima fase di lavori fino al 24 giugno, con ripresa dal primo settembre al 4 novembre. Ed è proprio la seconda finestra temporale a preoccupare maggiormente il quartiere, perché coinciderà con la riapertura delle scuole e con il ritorno alla piena attività della zona. Il Comitato sostiene di avere già segnalato le criticità nelle precedenti cabine di regia del Comune e di avere espresso per tempo forti dubbi sulla compatibilità del piano con la vita quotidiana del quartiere.

Il percorso previsto per i camion attraverserà il sottopasso di Brin, via Ariosto, via Aulo Persio, via Vedovi, via Mansueto e piazzale Palli, fino all’ingresso in via Piombelli. Lo stesso tracciato sarà seguito in senso inverso per l’uscita dei mezzi. Una soluzione che il Comitato giudica fortemente problematica, sia per la sicurezza dei pedoni sia per l’impatto sulla viabilità e sulla vivibilità complessiva di Certosa.
La gestione dei passaggi dovrebbe essere affidata ai movieri, ma la risposta non convince i residenti. Nel documento del Comitato si parla con toni molto duri di “sbandieratori”, richiamando il rischio che una situazione complessa venga affrontata solo con bandierine e radioline, senza un vero piano capace di prevenire i disagi. Le domande poste riguardano la tenuta delle strade, la sicurezza dei percorsi pedonali, l’accessibilità per persone con disabilità e famiglie con passeggini, la sorte dei parcheggi in via Vedovi e in piazzale Palli e le possibili ricadute economiche sulle attività commerciali della zona.
Secondo quanto riferito al quartiere, i transiti sarebbero dieci al giorno, tra andata e ritorno. Un numero che, per il Comitato, non può essere considerato marginale se rapportato alla conformazione delle strade interessate e alla densità abitativa dell’area. La protesta si concentra anche su quella che viene indicata come la soluzione alternativa rimasta finora senza esito: l’utilizzo della rampa di accesso all’impalcato ferroviario all’incrocio tra via Canepari e l’inizio di via Piombelli. Una possibilità che, secondo i residenti, avrebbe ridotto in modo significativo il passaggio dei mezzi pesanti nel cuore del quartiere.
Il Comitato attribuisce a Rete Ferroviaria Italiana la responsabilità di non avere accolto questa ipotesi, che viene descritta come sostenuta anche dal Comune, con l’assessore ai lavori pubblici e manutenzioni Massimo Ferrante, e dal Municipio, con il presidente Michele Versace. Per i residenti, il punto non è soltanto la gestione di un cantiere, ma il rapporto tra grandi opere, territorio e qualità della vita di chi abita e lavora a Certosa.
«Certosa merita rispetto. I suoi abitanti meritano ascolto. Non accetteremo che l’ennesimo sacrificio venga imposto nel silenzio generale», scrive il Comitato, annunciando la volontà di continuare a seguire la vicenda insieme al Municipio e all’assessore comunale Ferrante, per chiedere soluzioni concrete e limitare i disagi che il quartiere teme di dover sopportare ancora una volta.
In copertina: foto Comitato Liberi Cittadini di Certosa
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