Premiati i camalli del porto e Music for Peace: il riconoscimento alla Genova che aiuta Gaza

Il riconoscimento dell’Associazione Bella Ciao è stato assegnato alle due realtà genovesi per l’impegno a favore della pace, il sostegno alla popolazione di Gaza e il contributo alla Global Sumud Flotilla

Il porto di Genova, il volontariato umanitario e la solidarietà con la popolazione di Gaza sono entrati al centro del Premio Bella Ciao 2026. L’Associazione Bella Ciao ha scelto di assegnare il riconoscimento ai camalli della Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie “P. Batini” del porto di Genova e a Music for Peace, due realtà diverse per storia e struttura, ma accomunate da un impegno concreto per la pace e per l’aiuto alle popolazioni colpite dalla guerra.

La cerimonia si è svolta a Saluzzo, al Cinema Teatro Magda Olivero, dove il premio è stato consegnato ai rappresentanti dei due gruppi genovesi. La targa destinata ai camalli riporta il riferimento alla Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie “P. Batini”, cooperativa storica del porto di Genova, mentre la locandina dell’iniziativa indica esplicitamente le ragioni del riconoscimento: l’impegno per la pace, il sostegno alla popolazione di Gaza e il contributo dato alla Global Sumud Flotilla. La serata ha previsto anche gli interventi musicali di Maz Vilander e Makadam Zena.

Il premio arriva in un momento in cui il tema della solidarietà internazionale è tornato con forza nel dibattito pubblico. L’Associazione Bella Ciao, nata a Saluzzo e impegnata nella difesa dei valori costituzionali e della memoria della Resistenza, ha scelto quest’anno di legare il proprio riconoscimento a chi ha dato forma concreta alla partecipazione civile. Non una premiazione soltanto simbolica, quindi, ma un segnale rivolto a due esperienze che hanno saputo portare l’impegno fuori dalle dichiarazioni di principio.
Da una parte ci sono i camalli, espressione del lavoro portuale genovese e di una tradizione collettiva che nel tempo ha intrecciato mutualismo, autonomia, identità operaia e attenzione ai grandi temi della giustizia sociale. Dall’altra c’è Music for Peace, associazione fondata da Stefano Rebora nel 1994 durante la guerra in Bosnia e cresciuta fino a diventare una rete capace di organizzare raccolte di beni, missioni umanitarie e interventi in diverse aree di crisi.
Il presidente dell’Associazione Bella Ciao, Roberto Pignatta, ha spiegato il senso della scelta sottolineando che il premio vuole riconoscere il sostegno politico e umanitario dato a Gaza e, insieme, manifestare solidarietà alla popolazione palestinese, con una netta condanna dei crimini commessi dal governo israeliano. In questa prospettiva, il riconoscimento ai camalli e a Music for Peace diventa anche una presa di posizione civile, costruita intorno all’idea che la memoria della Resistenza debba restare viva nel presente e misurarsi con le emergenze del proprio tempo.
Music for Peace porta dentro il premio una lunga esperienza di aiuto dal basso. La sua attività si fonda su raccolte di beni di prima necessità, medicinali, alimenti e materiali destinati alle popolazioni colpite da conflitti e crisi umanitarie. Negli anni l’associazione ha partecipato a oltre quaranta missioni internazionali, dal Kurdistan all’Ucraina, fino alla Striscia di Gaza. I camalli, invece, rappresentano la Genova del porto, del lavoro e della mobilitazione collettiva, con una storia capace di superare i confini della categoria e di parlare alla città intera.
La doppia assegnazione del Premio Bella Ciao racconta così una Genova solidale e internazionale, capace di far partire dalle banchine, dai magazzini, dalle reti associative e dal volontariato un messaggio politico e umanitario. È una Genova che non si limita a osservare le crisi da lontano, ma prova a intervenire con gli strumenti che ha: il lavoro, l’organizzazione, la raccolta di aiuti, la presenza pubblica e la partecipazione diretta. Alla premiazione era presente anche il presidente provinciale Anpi di Genova Massimo Bisca.
Il riconoscimento ai camalli del porto di Genova e a Music for Peace diventa quindi un tributo a chi ha scelto di stare dentro il proprio tempo, trasformando parole come pace, giustizia e solidarietà in pratiche concrete. In questo passaggio, il Premio Bella Ciao conferma la propria identità: custodire la memoria, ma usarla come chiave per leggere il presente.
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