Villa Migone riapre le sue porte: il 25 Aprile Genova torna nella stanza dove si arrese l’occupazione tedesca

Sabato 25 aprile Villa Migone sarà visitabile dai cittadini con aperture mattina e pomeriggio e visite guidate. Oggi, giovedì 23 aprile, incontro con gli studenti e protagonisti della memoria nel luogo in cui nel 1945 fu firmato uno degli atti più simbolici della Liberazione di Genova

C’è un luogo, nel cuore di San Fruttuoso, dove il 25 Aprile a Genova smette di essere soltanto una ricorrenza e torna a farsi spazio concreto, pareti, arredi, memoria viva. Anche nel 2026, come avviene ormai da anni, Villa Migone aprirà le porte alla cittadinanza per celebrare l’81° anniversario della Liberazione, offrendo la possibilità di entrare nella sala in cui il 25 aprile 1945 fu firmato l’atto di resa tra il Comitato di liberazione nazionale e l’esercito tedesco di occupazione. Un passaggio decisivo nella storia della città, consumato non in una caserma o in un palazzo militare, ma nel salotto di una dimora privata rimasta da allora quasi immobile nel tempo.

Sabato 25 aprile sarà dunque possibile visitare la villa di via San Fruttuoso 68, accanto a Villa Imperiale, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18. A guidare i visitatori ci saranno anche giovani studiosi messi a disposizione dal Comune di Genova, che affiancheranno i curatori e i proprietari della villa nel racconto di quella giornata entrata nella storia. Il valore dell’apertura non sta soltanto nella possibilità di vedere un luogo normalmente non accessibile, ma nel fatto che quel salotto conserva ancora l’atmosfera di allora, quando attorno a un tavolo si trovarono il generale Gunther Meinhold, comandante delle forze tedesche in Liguria, e Remo Scappini, presidente del Comitato di liberazione nazionale genovese.

Villa Migone occupa un posto del tutto particolare nella memoria della città. Qui si arrivò al termine di giornate drammatiche, mentre Genova viveva le ore decisive dell’insurrezione e la trattativa si intrecciava con l’azione dei partigiani, con la mobilitazione popolare e con un lavoro di mediazione che contribuì a evitare ulteriori devastazioni. È anche per questo che quella firma viene ancora oggi ricordata come uno degli episodi più alti della Liberazione genovese: non soltanto la fine dell’occupazione, ma la prova concreta che una città poteva riconquistare la propria libertà e salvare se stessa. La particolarità storica di quell’atto, spesso richiamata dagli studiosi, sta proprio nel fatto che la resa fu definita direttamente con i rappresentanti della Resistenza cittadina, consegnando a Genova una pagina unica nella storia italiana della fine della guerra.
La villa, che ancora appartiene alla famiglia Migone, continua ogni anno a condividere questo patrimonio con la città nel segno di una memoria che non vuole ridursi a celebrazione rituale. L’idea è quella di tenere allenato il ricordo, soprattutto in una fase storica in cui il tema della pace appare tutt’altro che scontato. E in effetti Villa Migone conserva intatto anche questo messaggio: la pace non come parola astratta, ma come risultato di scelte difficili, di responsabilità assunte e di una volontà collettiva capace di cambiare il corso degli eventi.
Il percorso di avvicinamento alla ricorrenza si apre già oggi, giovedì 23 aprile, con il tradizionale incontro dedicato agli studenti. Alle 10 la villa ospiterà un momento di confronto e approfondimento che vedrà i saluti della sindaca Silvia Salis e di Alessandro Clavarino dell’Ufficio scolastico regionale per la Liguria. Interverranno, tra gli altri, Giacomo Ronzitti, presidente dell’Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, la giornalista e scrittrice Donatella Alfonso e Adelmo Cervi. Saranno presenti anche i familiari dei firmatari dell’atto di resa e dei protagonisti della trattativa, in un passaggio che lega direttamente la memoria pubblica alle storie personali e familiari di chi visse quelle ore.
Così, tra l’incontro con i ragazzi e l’apertura al pubblico del 25 aprile, Villa Migone si conferma non soltanto un luogo della storia, ma un luogo che continua a parlare al presente. Perché in quelle stanze Genova non conserva solo il ricordo della fine della guerra, ma una delle immagini più forti della propria identità civile: una città che, nel giorno della Liberazione, riuscì a trasformare una casa privata in uno dei simboli più potenti della libertà ritrovata.
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