Economia 

Affitti brevi, i piccoli proprietari alzano il tono contro la proposta di Avs: «Così si colpisce chi mette case sul mercato»

L’associazione dei piccoli proprietari immobiliari contesta l’impianto della proposta presentata da Avs in Regione e avverte che, senza più tutele per chi affitta in modo tradizionale, sarà difficile aumentare davvero l’offerta abitativa. Nel mirino anche il rischio di incrinare il confronto appena avviato a livello comunale

La proposta di legge regionale sugli affitti brevi continua a far discutere e ora trova una netta opposizione anche da parte dell’Associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari, che parla di una misura costruita su presupposti sbagliati e potenzialmente capace di produrre effetti controproducenti sul mercato della casa. Nel mirino dell’associazione c’è il testo presentato da Alleanza Verdi e Sinistra, giudicato inadeguato perché, secondo i piccoli proprietari, leggerebbe il fenomeno delle locazioni brevi soltanto dal lato della redditività, senza affrontare le ragioni che spingono molti proprietari a evitare la locazione residenziale classica.

Il punto centrale della contestazione viene spiegato dalla presidente provinciale di A.S.P.P.I., Valentina Pierobon, che rovescia l’impostazione attribuita alla proposta di Avs. Secondo Pierobon, il nodo non sarebbe il maggiore guadagno garantito dagli affitti brevi, ma il livello di rischio che grava su chi sceglie la locazione tradizionale. Morosità difficili da recuperare, tempi lunghi per rientrare in possesso dell’immobile e uno squilibrio crescente tra tutele e problemi concreti renderebbero infatti sempre meno sostenibile, nella lettura dell’associazione, la scelta di affittare con contratti ordinari. Per questo, sostiene A.S.P.P.I., intervenire sugli affitti brevi senza correggere prima queste distorsioni significherebbe agire sui sintomi lasciando intatte le cause.

L’associazione aggiunge poi una critica di carattere politico e istituzionale. A Genova, osserva A.S.P.P.I., l’amministrazione guidata dalla sindaca Silvia Salis ha avviato un osservatorio permanente sul tema della casa, proprio con l’obiettivo di costruire politiche abitative più equilibrate e capaci di tenere insieme interessi diversi, compresa la piccola proprietà immobiliare. Un percorso a cui l’associazione ha scelto di partecipare, leggendo in quel tavolo un cambio di metodo. Proprio per questo, secondo Valentina Pierobon, la proposta avanzata a livello regionale rischierebbe di compromettere il clima di confronto aperto in sede comunale, introducendo una linea percepita come punitiva verso i proprietari.

Nel ragionamento dell’associazione c’è anche un passaggio più ampio sul ruolo del privato nel sistema abitativo ligure. In una regione dove, viene sostenuto, l’edilizia residenziale pubblica non riesce a dare risposte sufficienti a una domanda crescente, la proprietà privata non dovrebbe essere trattata come un ostacolo da contenere, ma come un soggetto da coinvolgere e incentivare. È su questo terreno che la critica si fa più politica: per A.S.P.P.I. non si può chiedere ai privati di concorrere alla soluzione dell’emergenza abitativa e, nello stesso tempo, costruire norme che rischiano di allontanarli ulteriormente dal mercato della locazione ordinaria.

L’associazione richiama anche un passaggio meno evidenziato nel dibattito pubblico, cioè il parere espresso dal Comitato delle autonomie locali sulla proposta di legge. Secondo quanto riferito da A.S.P.P.I., il parere favorevole approvato il 27 marzo 2026 con 25 voti su 26 presenti includerebbe anche una considerazione sull’opportunità di aumentare le aliquote dell’imposta municipale propria per gli immobili destinati agli affitti brevi, pur trattandosi di una materia in larga parte statale. Un elemento che, nella lettura dell’associazione, aggiungerebbe un ulteriore profilo critico al testo, aprendo la strada a un possibile incremento della pressione fiscale.

Per Valentina Pierobon, la direzione da seguire dovrebbe essere opposta: meno penalizzazioni e più incentivi per chi sceglie di mettere immobili sul mercato residenziale, a partire da una maggiore tutela contro la morosità e da una riduzione delle aliquote sugli alloggi affittati a canone concordato. Senza un cambio di impostazione, conclude l’associazione, difficilmente si riuscirà ad aumentare davvero l’offerta abitativa stabile. La richiesta finale è quindi quella di un chiarimento politico sulla proposta, considerata capace non di risolvere il problema, ma di irrigidire ulteriormente un mercato già fragile.


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