diritti e sociale 

Genova prova a rompere il silenzio sui disturbi neurocognitivi: parte un progetto contro stigma e isolamento

Nel Municipio Centro Est prende il via “Vivere insieme bene, anche se la memoria si indebolisce”, percorso di due anni per sostenere inclusione, relazioni e qualità della vita di persone e famiglie coinvolte

Genova avvia un nuovo percorso dedicato al contrasto dello stigma che ancora accompagna chi vive un disturbo neurocognitivo e chi se ne prende cura ogni giorno. Il progetto si intitola “Vivere insieme bene, anche se la memoria si indebolisce” e punta a costruire, nell’arco di circa due anni, una rete territoriale capace di tenere insieme istituzioni, servizi, associazioni, operatori e cittadini, con l’obiettivo di rendere la città più accogliente e meno escludente nei confronti delle persone coinvolte e delle loro famiglie.

L’iniziativa è promossa da CreamCafe – CreativeMindCafè/Caffè della Mente Creativa e parte con una fase pilota nel Municipio I Centro Est, dove ha sede l’associazione. L’idea è quella di sperimentare un modello da estendere poi ad altre zone della città, mettendo al centro non soltanto gli aspetti sanitari, ma anche quelli sociali, culturali e relazionali. Il progetto nasce infatti dalla constatazione che il peso dei pregiudizi, della paura e della disinformazione può incidere in modo pesante sulla qualità della vita, sull’accesso ai servizi e sulla possibilità di mantenere relazioni e partecipazione.

L’assessora comunale Cristina Lodi ha spiegato che lo stigma non colpisce soltanto la persona malata, ma finisce per coinvolgere l’intero contesto familiare e sociale, producendo isolamento e ulteriore fragilità. L’obiettivo indicato dal Comune è quindi quello di favorire un cambiamento culturale che riporti al centro la persona, i legami e la dignità della vita quotidiana. Sulla stessa linea anche la presidente del Municipio I Centro Est Simona Cosso, che ha sottolineato l’importanza di mantenere una vita di relazione e di continuare a sentirsi parte della comunità come risposta concreta all’emarginazione.

Il programma prevede la costituzione di un comitato scientifico, un evento pubblico di presentazione, incontri e conferenze rivolti a familiari, caregiver, operatori sociali e sanitari, assistenti familiari e cittadini, oltre ad attività di sensibilizzazione diffuse sul territorio. Il percorso formativo sarà concentrato soprattutto sulle conseguenze sociali dello stigma e sugli strumenti pratici per affrontarlo, grazie anche al contributo gratuito di professionisti del settore.

Tra i risultati attesi c’è anche la nascita di nuovi presidi di prossimità, pensati come luoghi di informazione, socialità e sostegno, capaci di rafforzare i legami di quartiere in una città che deve fare i conti con l’invecchiamento della popolazione e con bisogni sempre più complessi. L’idea di fondo, in sostanza, è che il contrasto allo stigma non possa essere affidato soltanto ai servizi sanitari, ma debba diventare un impegno condiviso dell’intera comunità.


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