Amt, la Regione conferma l’impegno, ma i fondi per ora restano nelle intenzioni: in aula esplode la polemica tra promesse, atti mancati e rabbia dei lavoratori

Marco Bucci conferma l’intervento della Regione sulla crisi dell’azienda e accusa l’opposizione di strumentalizzazione. In Consiglio regionale restano aperti i nodi decisivi su tempi, strumenti e garanzie. L’opposizione protesta, incontra i lavoratori fuori dall’aula, il sindacato chiede risorse immediate. Per il centrodestra i soldi ci sono, per la minoranza mancano ancora i fatti

Più che le cifre, stavolta, hanno pesato le assenze. In aula sono arrivati numeri importanti, impegni rivendicati e rassicurazioni politiche, ma non la risposta che lavoratori e opposizioni aspettavano da settimane: quando scatteranno davvero gli interventi e con quali strumenti formali. La discussione in Consiglio regionale sulla crisi di Amt, Azienda mobilità e trasporti si è così trasformata in un nuovo terreno di scontro tra maggioranza e minoranza, con al centro il divario sempre più evidente tra gli annunci e i passaggi concreti ancora da compiere.

A rispondere all’interrogazione presentata dal Partito Democratico è stato il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, che ha confermato la disponibilità di 40 milioni da immettere nel capitale dell’azienda, oltre a 110 milioni all’anno tra fondi statali e regionali e ad altri 3 milioni destinati alla ferrovia Genova-Casella. Una cornice economica che, sulla carta, segnala la volontà della Regione di intervenire. Ma è stato proprio entrando nel merito delle modalità che la risposta ha perso solidità agli occhi delle opposizioni. Bucci ha infatti spiegato che, dopo il confronto con la Corte dei conti, restano aperte due strade: l’ingresso diretto della Regione, o di una sua partecipata, nell’azionariato attraverso un aumento di capitale, oppure un contributo al Comune di Genova, che poi dovrebbe procedere all’aumento con un sistema di sorveglianza regionale. Nessuna decisione definitiva, però, è stata ancora indicata.

Il punto politico è tutto qui. Perché il tema non è contestare l’annuncio delle risorse, ma la mancanza di un percorso già definito in un momento in cui la crisi non consente altri slittamenti. Lo ha sottolineato il gruppo del Pd, che ha ricordato come lo stesso Bucci avesse fatto riferimento a un passaggio entro il 31 marzo per l’aumento di capitale e per l’adeguamento del contributo al contratto di servizio. Quel termine è trascorso, ma gli atti attesi non sono arrivati. E così l’impressione, rafforzata dalla seduta di oggi, è che i milioni evocati non abbiano ancora trovato una traduzione amministrativa e politica capace di rassicurare davvero chi lavora e chi usa ogni giorno il trasporto pubblico.
A dirlo con maggiore nettezza è stato il capogruppo dem Armando Sanna, che ha parlato apertamente di una “non risposta”, sostenendo che sulla vicenda continuino a esserci annunci, ma non ancora garanzie effettive né sull’azienda né sui lavoratori. Una critica che si inserisce nella linea espressa anche dai consiglieri Simone D’Angelo e Davide Natale, secondo cui alle parole del presidente continuano a non corrispondere indicazioni chiare su tempi, modalità e coperture operative. La sostanza, per l’opposizione, è che davanti a una vertenza così delicata non basti più ribadire che la Regione interverrà: servono atti già visibili, passaggi certi e un cronoprogramma credibile.
Lo scontro si è acceso ulteriormente quando la minoranza ha chiesto che i lavoratori presenti in aula venissero ascoltati subito al termine della discussione. La richiesta non è stata accolta e l’audizione è stata rinviata a fine seduta. Da lì sono nate tensioni, accuse reciproche e la decisione dei consiglieri di opposizione di lasciare l’aula per andare a incontrare i dipendenti all’esterno. Un gesto che ha finito per caricare ancora di più il significato politico della giornata, perché mentre dentro si discuteva del futuro del servizio, chi quel servizio lo tiene in piedi ogni giorno è rimasto a lungo in attesa di essere ascoltato.
Fuori dall’aula è intervenuto anche Andrea Orlando, che ha messo il dito nella ferita più evidente della giornata: nessuna delle ipotesi circolate nelle ultime settimane è stata davvero esclusa, ma neppure una è stata formalizzata. In altre parole, il quadro resta sospeso. E in una crisi come questa la sospensione pesa quasi quanto una bocciatura, perché lascia aperti tutti i dubbi sul futuro dell’azienda, sugli organici, sulla qualità del servizio e sulla tenuta economica complessiva del sistema.
La stessa lettura è arrivata anche da Selena Candia, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha definito grave il mancato ascolto immediato dei lavoratori e ha insistito sulla necessità di passare dalle promesse ai fatti. Secondo Candia, la situazione non può più essere affrontata con formule interlocutorie, perché la crisi ha già raggiunto un livello tale da richiedere decisioni vere. Anche Gianni Pastorino, capogruppo della Lista Andrea Orlando Presidente, ha parlato di una giornata segnata da confusione e da un segnale politico molto negativo, sottolineando che né le modalità dell’intervento sul capitale né la tempistica delle delibere risultano ancora chiarite.
In questo quadro si inserisce anche la presa di posizione del sindacato dei lavoratori. L’Orsa, Organizzazione sindacati autonomi e di base del trasporto pubblico locale di Genova, attraverso Alessandro Bianchi, ha alzato ulteriormente il livello della pressione sulle istituzioni, sostenendo che il tempo delle riunioni, delle rassicurazioni e dei rinvii sia finito. Il sindacato chiede che il piano di risanamento venga trasformato subito in atti formali e in coperture economiche reali, senza scaricare il peso della crisi sui dipendenti e senza ridurre il servizio. Nella lettura del sindacato non c’è più spazio per soluzioni tampone o per percorsi troppo lunghi: la situazione viene descritta come già troppo avanzata per essere gestita con misure provvisorie. Tra le criticità indicate c’è anche l’aumento del costo del gasolio, considerato un fattore che sta aggravando i conti aziendali e che, senza risorse adeguate, rischia di tradursi in ulteriori tensioni sul servizio e sul personale. È una posizione che, pur con toni diversi, rafforza il messaggio emerso dall’opposizione: le somme annunciate non bastano, se non diventano subito decisioni vincolanti.
Sul fronte della maggioranza, invece, si è alzata anche la voce di Fratelli d’Italia, che ha difeso la linea del presidente e ha sostenuto che la Regione abbia già indicato una strada precisa per mettere in sicurezza l’azienda, garantire il servizio ai cittadini, tutelare gli stipendi dei lavoratori ed evitare l’ingresso dei privati nel capitale. La lettura del partito è che i 40 milioni per reintegrare il capitale, i 110 milioni di contributo annuale e i 3 milioni per la Genova-Casella siano risorse concrete e non slogan, e che le polemiche dei giorni scorsi siano state costruite su allarmismi e ricostruzioni interessate. Una posizione che prova a chiudere il fronte del dubbio politico, ma che inevitabilmente si misura con la contestazione sollevata in aula: i fondi vengono rivendicati, i dettagli restano ancora subordinati ai passaggi dell’assemblea dell’azienda e al via libera del tribunale.
Dal lato della maggioranza, più in generale, la linea è stata quella di rivendicare la presenza della Regione e la volontà di evitare l’ingresso dei privati nel capitale dell’azienda. Matteo Campora, consigliere regionale di Vince Liguria, ha sostenuto che il presidente sia stato chiaro nell’assicurare l’intervento economico, rimandando agli organismi competenti, al tribunale, al curatore e al confronto con il Comune la definizione tecnica dell’operazione. Anche la maggioranza, in una nota diffusa al termine della seduta, ha insistito sul fatto che le risorse messe sul tavolo garantirebbero continuità aziendale, tutela degli stipendi e servizio pubblico. Ma proprio questo messaggio, pensato per chiudere il fronte delle polemiche, ha finito per lasciare in piedi la domanda più scomoda: se la strada è davvero già individuata, perché i passaggi decisivi continuano a essere rinviati?
Lo stesso Marco Bucci, commentando l’uscita dall’aula della minoranza, ha parlato di una protesta strumentale e ha assicurato che la delibera regionale sarebbe pronta a partire non appena il tribunale darà il via libera al piano di ristrutturazione. Anche qui, però, la questione resta appesa a una catena di autorizzazioni ancora da completare: l’assemblea dell’azienda, il curatore, il tribunale, poi la formalizzazione dell’intervento. È una scansione che può anche essere tecnicamente fondata, ma che sul piano politico e sociale non scioglie il nodo di fondo, perché chi lavora e chi utilizza il trasporto pubblico continua a non avere davanti una data certa, un atto già approvato o una decisione irreversibile.
Ed è proprio questo, alla fine, il vero bilancio della giornata. La maggioranza ha provato a chiuderla rivendicando le cifre e accusando la minoranza di alimentare polemiche. L’opposizione, invece, ha riportato il confronto sul terreno più difficile da eludere: senza atti, i milioni restano promesse; senza tempi, le rassicurazioni restano parole; senza un confronto vero con i lavoratori, la politica dà l’impressione di discutere attorno alla crisi più che dentro la crisi. E il fatto che anche il sindacato abbia ormai abbandonato il linguaggio della prudenza per chiedere soldi certi e decisioni immediate dice molto del punto a cui è arrivata la vicenda.
Così, nel giorno in cui il centrodestra voleva accreditare l’immagine di una Regione pronta a salvare Azienda mobilità e trasporti, l’effetto finale è stato diverso. Sono rimaste forti le cifre, ma ancora più forti le domande sui tempi, sulle procedure e sulle garanzie. E quando accade questo, in una vertenza che tocca lavoratori, utenti e conti pubblici, significa che il problema politico non è stato ancora risolto. Anzi, per molti versi, è appena diventato più visibile.
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