Berrettina Spekerin, doppia proiezione per l’8 marzo tra Pra’ e Nizza: torna il docufilm su Emilia Belviso

Un appuntamento nel circolo del Partito Democratico e uno in Francia con l’Associazione nazionale partigiani d’Italia: la Fondazione Diesse ripropone il documentario dedicato alla partigiana che fu anche “voce” di Radio Barcellona nelle Brigate Internazionali


In occasione della Giornata internazionale della donna, la Fondazione Diesse organizza due nuove proiezioni di “Berrettina Spekerin. Una combattente comunista per la libertà”, docufilm dedicato a Emilia Belviso, militante comunista, volontaria nella guerra di Spagna e protagonista della lotta di Liberazione. Il primo appuntamento è fissato per venerdì 6 marzo alle 17:30 al Circolo del Partito Democratico di Pra’, in via Fusinato 52R, con la partecipazione di Anna Maria Dagnino e Ubaldo Benvenuti per la fondazione e della segretaria del circolo Irene Pascotto. La seconda proiezione è in programma domenica 8 marzo alle 12:00 a Nizza, alla Federation PS di rue Biscarra 9, su iniziativa della sezione locale dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia: interverranno la presidente Laura Albanese e Alessandro Lombardo per la Fondazione Diesse.

«La storia incredibile della Belviso continua ad appassionare», sottolinea Mario Margini, ricordando come l’obiettivo del documentario sia far conoscere una figura rimasta a lungo ai margini del racconto pubblico. E proprio l’8 marzo, aggiunge, diventa l’occasione per portare il film anche oltreconfine, a Nizza, dove Emilia Belviso arrivò nel 1938 in fuga dai nazisti e dove proseguì l’impegno nella Resistenza.
Il lavoro, prodotto dalla Fondazione Diesse, nasce da un’idea di Ubaldo Benvenuti, Luca Borzani, Alessandro Lombardo e Mario Margini, con la regia di Ugo Roffi. Il racconto è costruito su una memoria autobiografica della protagonista, rielaborata da Alessandro Lombardo, e intreccia ricostruzione storica e testimonianze: nella prima parte Milena Lanzetta dà voce, in prima persona, alle tappe principali della vita di Belviso, dalla persecuzione dell’Organizzazione per la vigilanza e la repressione dell’antifascismo per l’appartenenza al Partito comunista italiano, alla fuga in Francia, fino alla scelta di partire per la Spagna con le Brigate Internazionali e all’esperienza come “spekerin”, la voce di Radio Barcellona. Poi il ferimento durante un bombardamento, l’attività clandestina contro i nazisti, la necessità di ripiegare su Nizza e il coinvolgimento nel Comitato italiano di liberazione nazionale della regione delle Alpi, senza dimenticare l’impegno nell’Unione donne italiane.
La seconda parte del docufilm raccoglie le testimonianze di chi la conobbe nel dopoguerra, quando lavorava nella segreteria della Federazione genovese del Partito comunista italiano tra il 1950 e il 1980: parlano Mario Margini, Maria Grazia Daniele e Silvano Bozzo, restituendo il ritratto di una donna considerata appassionata e generosa, capace di mettere l’interesse collettivo davanti a quello personale. Un percorso che si chiude con un dettaglio raccontato come emblematico: alla morte, nel 1985, Emilia Belviso lasciò al partito quel poco che possedeva, insieme a un patrimonio di carte e documenti conservati per anni, anche a rischio della vita, e oggi utili a ricostruirne la vicenda.
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