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Amt, il Pd incalza sulle 30 assunzioni pre-voto: «Scelte avventate, ora servono risposte»

Dopo i primi rilievi sull’indagine in corso, il Partito Democratico chiede trasparenza sulle assunzioni deliberate il 23 maggio 2025, a pochi giorni dalle comunali: «Un mese dopo l’azienda era in crisi e senza liquidità per gli stipendi»

La vicenda AMT torna al centro dello scontro politico e lo fa con toni duri. Il Partito Democratico parla di “primi rilievi inquietanti” legati all’indagine in corso sulle assunzioni di 30 autisti deliberate il 23 maggio 2025, il venerdì precedente al voto amministrativo. Una data che, secondo i dem, “dice lunga” sul modo in cui il centrodestra avrebbe gestito le partecipate del Comune e, in particolare, l’azienda del trasporto pubblico cittadino.

Nel mirino del Partito Democratico c’è soprattutto la distanza ravvicinata tra quella decisione e ciò che sarebbe emerso subito dopo: a un mese dall’assemblea in cui la giunta guidata da Pietro Piciocchi avrebbe dato l’assenso alle assunzioni, il collegio sindacale avrebbe dichiarato lo stato di crisi dell’azienda e il consiglio di amministrazione avrebbe ammesso la mancanza di liquidità sufficiente a garantire il pagamento degli stipendi oltre giugno. Da qui la domanda che i dem pongono apertamente: davvero, al 23 maggio, non c’erano segnali della crisi in arrivo oppure la scelta di assumere è stata dettata più dalla campagna elettorale che da una gestione prudente delle risorse pubbliche?

Il comunicato collega queste perplessità all’inchiesta per bancarotta emersa dopo il deposito del nuovo bilancio AMT e la presentazione del piano di risanamento. Un’accelerazione investigativa che, secondo il Partito Democratico, starebbe puntando anche sull’analisi dei contatti tra ex dirigenti e la precedente amministrazione: un passaggio che, per i dem, “impone trasparenza e chiarezza” nell’interesse dei lavoratori e dei cittadini, oltre che della città.

La linea politica è netta: una società pubblica strategica come AMT non può diventare, sostiene il Partito Democratico, uno strumento di consenso a ridosso delle elezioni, soprattutto quando “i conti non lo consentono”. Per questo la richiesta è duplice: se le assunzioni erano sostenibili, chi le ha deliberate deve dimostrarlo con dati, atti e documenti; se non lo erano, si tratterebbe di un atto di grave irresponsabilità politica e amministrativa, con conseguenze ricadute su lavoratori e utenti del servizio.

A ribadire il punto è il segretario del Partito Democratico Genova Francesco Tognoni, che rivendica sostegno alla nuova amministrazione nel lavoro di risanamento, ma pretende risposte “da chi ha governato fino a ieri”. Il tema, per i dem, è anche di giustizia sociale: non sarebbe accettabile che a pagare siano dipendenti e cittadini mentre chi avrebbe assunto decisioni “opache” si sottrae al confronto pubblico.

Sulla stessa linea la capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale Martina Caputo, che definisce le 30 assunzioni deliberate il 23 maggio un atto che oggi appare “quantomeno avventato”. Il nodo politico, spiega, è la sostenibilità: se a distanza di un mese l’azienda dichiarava di non avere liquidità per gli stipendi, è legittimo chiedersi se quella scelta fosse realmente compatibile con la situazione economico-finanziaria o se rispondesse a logiche elettorali. Per questo, sostiene, il Consiglio comunale avrebbe il dovere di fare piena luce su quanto accaduto.

Nel quadro delineato, i dem ribadiscono il rispetto per il lavoro della magistratura e la richiesta di chiarimenti completi. Parallelamente, confermano il sostegno al percorso di risanamento di AMT avviato dalla giunta guidata dalla sindaca Silvia Salis e dal vicesindaco Alessandro Terrile, con l’obiettivo dichiarato di riportare stabilità finanziaria, certezze occupazionali e un servizio più efficiente per la città.


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