Guerra dei fondi e delle opere: Lega contro Salis, Pd, Avs e M5s accusano il governo di tagli e stop ai progetti

Dopo le parole della Sindaca, la Lega accusa Tursi. PD e M5S ribaltano l’attacco e parlano di progetti frenati, tagli e definanziamenti decisi dal Governo di centrodestra per i progetti di Genova

Il botta e risposta politico sui finanziamenti e sulle opere a Genova si accende di nuovo e, questa volta, il terreno di scontro è il rapporto tra progetti comunali e scelte del Governo. In un comunicato diffuso oggi, il gruppo Lega in Consiglio comunale va all’attacco della sindaca Silvia Salis, sostenendo che le sue dichiarazioni al quotidiano Il Secolo XIX mostrerebbero «grave confusione» sul funzionamento della finanza pubblica e delle procedure infrastrutturali.
Nell’intervista al quotidiano, la sindaca Silvia Salis accusa il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di avere un atteggiamento “punitivo” verso Genova e sostiene che, con l’aumento dei costi, si stiano di fatto cestinando progetti e opere. Replicando al viceministro Edoardo Rixi della Lega, parla di propaganda e rivendica che dossier come tapis roulant per l’aeroporto, funicolare per Erzelli e metropolitana sarebbero frenati da stop e mancate coperture arrivati dopo le elezioni, respingendo infine gli attacchi personali e l’idea di essere “manovrata” dal Pd.
Secondo la versione del Carroccio, le risorse non sarebbero legate alla discrezionalità del viceministro, ma alla capacità degli enti locali di presentare progetti completi, cantierabili e pienamente conformi alle regole; per la Lega, è su questo punto che l’attuale amministrazione evidenzierebbe limiti, con l’aggiunta di un passaggio molto duro sull’idea che il viceministro non possa “forzare” gli iter senza finire fuori dalle norme, perché il rispetto delle procedure non sarebbe una scelta politica ma un obbligo istituzionale. Nel testo compare anche un’altra accusa destinata a far discutere, quella secondo cui il Comune avrebbe “restituito” circa un miliardo di euro di opere pubbliche già finanziate, rivendicando però nuove risorse: una contraddizione che, per la Lega, indicherebbe un problema di gestione e non di volontà governativa.

La replica del Partito Democratico arriva attraverso il segretario cittadino Francesco Tognoni, che descrive le parole del viceministro come un tentativo di scaricare su Genova responsabilità che, a suo dire, sarebbero invece «tutte a Roma». Per Tognoni, la sindaca avrebbe posto una questione lineare, cioè che la città sarebbe penalizzata da scelte politiche del Governo e da un atteggiamento definito “punitivo” che rallenterebbe opere e risorse considerate strategiche. Nella ricostruzione del segretario dem, negli ultimi mesi si sarebbero accumulati stop, rinvii, definanziamenti e tagli su dossier come il tapis roulant per l’aeroporto, la funicolare per Erzelli e progetti legati a mobilità e metropolitana; e l’argomento centrale diventa che non si tratterebbe di assenza di progetti, ma di impegni non mantenuti. Tognoni aggiunge poi un altro punto di merito: il ministero avrebbe cambiato impostazione sugli extracosti, rifiutandosi di coprirli come sarebbe avvenuto in passato e lasciando il Comune senza certezze, con la conclusione politica che governare non significherebbe limitarsi a dire “non si può”, ma trovare soluzioni e accompagnare gli enti locali.

Sul tema insiste anche il consigliere regionale Simone D’Angelo, che risponde alle accuse della Lega rivendicando che la questione sarebbe, prima di tutto, politica e non tecnica: Genova, nella sua lettura, non sarebbe una priorità per il Governo e per il viceministro, e questo spiegherebbe un “cambio di metodo” rispetto al passato, quando – sostiene – i finanziamenti arrivavano anche con progetti modificati in corsa o con costi cresciuti senza che da Roma si sollevassero obiezioni. D’Angelo contesta inoltre la narrativa del “miliardo restituito”, definendola una ricostruzione falsa e sostenendo che la giunta Salis starebbe invece rimettendo ordine dopo anni di confusione, mentre la Lega, sempre secondo lui, piegherebbe il ruolo delle istituzioni alle convenienze politiche.
Federico Romeo (anche lui consigliere regionale Pd) critica le uscite del viceministro Edoardo Rixi e della Lega contro il Comune e la sindaca Silvia Salis, definendole un attacco istituzionale strumentale per scaricare sui Comuni ritardi e responsabilità del Governo. Secondo Romeo, Genova sta lavorando con serietà e trasparenza, mentre da Roma arrivano incertezza e annunci contraddittori, citando il prolungamento della metropolitana a Rivarolo come opera strategica rallentata per ragioni politiche. Il consigliere chiede rispetto istituzionale e risposte concrete, ribadendo il suo sostegno a Salis.
Arriva anche la presa di posizione del Movimento 5 Stelle, che parla di propaganda e falsità e accusa la Lega di attaccare Genova per coprire tagli decisi a Roma, chiedendo in modo esplicito che, se si insiste sul presunto miliardo di opere “restituite”, venga pubblicato un elenco dettagliato “opera per opera” con atti e date. Nel comunicato, il M5S rievoca inoltre altri esempi di risorse che sarebbero state sottratte o ridimensionate, dai fondi legati all’Istituto Italiano di Tecnologia ai capitoli su manutenzioni infrastrutturali e trasporto pubblico locale, fino alla questione delle barriere fonoassorbenti di lungomare Canepa, citata come ulteriore terreno di scontro.
A questo punto entra nel dibattito anche Alleanza Verdi Sinistra, che replica direttamente alla nota del gruppo comunale della Lega e rivendica che «nessuno chiede scorciatoie o forzature delle regole». La capogruppo in Consiglio comunale Francesca Ghio sostiene che la sindaca Salis abbia denunciato soprattutto un atteggiamento politico, cioè lo scarico sugli enti locali dell’assenza di risorse reali dopo anni di annunci e promesse, e affonda con una formula destinata a far discutere: governare “a colpi di rendering” e poi “chiudere i rubinetti” non sarebbe rispetto delle procedure, ma deresponsabilizzazione. Nella lettura di AVS, il richiamo continuo alle “procedure” non basterebbe a coprire le responsabilità del Governo, né sulla certezza dei finanziamenti né sulla continuità con cui vengono seguiti i progetti infrastrutturali.
Sulla stessa linea si inserisce la co-portavoce di Europa Verde Genova Giorgia Parodi, che parla di «tecnica come clava politica» e sostiene che il nodo non sarebbe la capacità dei Comuni di produrre progettazione, ma l’assenza di una visione coerente sugli investimenti pubblici: secondo Parodi non si potrebbero alimentare aspettative e poi accusare le amministrazioni quando le risorse vengono meno. Alleanza Verdi Sinistra aggiunge infine un punto che punta a rispondere preventivamente all’accusa di “fallimento gestionale”: la rinuncia a opere ritenute non sostenibili o prive di coperture aggiornate viene descritta come una scelta di responsabilità amministrativa, non come un errore. La chiusura è un appello politico-istituzionale: per Ghio e Parodi Genova avrebbe bisogno di certezze e rispetto istituzionale, non di polemiche strumentali.
Con l’ingresso di AVS, lo scontro diventa ancora più corale e resta inchiodato a due narrazioni contrapposte: da una parte la Lega insiste sul tema delle regole e della qualità progettuale come chiave d’accesso ai fondi, dall’altra PD, Movimento 5 Stelle e ora Alleanza Verdi Sinistra sostengono che il problema sia politico e riguardi coperture che si assottigliano, priorità che cambiano e certezze che non arrivano. Il passaggio decisivo, per uscire dalla guerra di comunicati, resterà la verifica su atti, coperture e cronoprogrammi: è lì che, a prescindere dal colore politico, si misurerà se Genova avrà davvero le risorse e i tempi per non fermare le opere.
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