Spreco alimentare, in Liguria “sparisce” un miliardo: l’appello del Centro del Riuso-Assoutenti «Cuciniamo gli avanzi»

Il 5 febbraio, Giornata nazionale contro lo spreco alimentare, il Centro del Riuso-Assoutenti rilancia una sfida semplice e concreta: preparare un piatto con gli avanzi e condividere la ricetta, mentre i numeri raccontano una perdita enorme di cibo e denaro, con 101.212 tonnellate buttate e circa 29 chili a testa ogni anno


C’è un paradosso che pesa come un macigno e che, ogni anno, torna a bussare con la stessa domanda: com’è possibile parlare di carovita e, nello stesso tempo, gettare via una montagna di cibo ancora commestibile. In occasione della Giornata nazionale contro lo spreco alimentare, in calendario il 5 febbraio, il Centro del Riuso-Assoutenti prova a trasformare la denuncia in un gesto pratico, lanciando un invito diretto alle famiglie liguri: «Cuciniamo gli avanzi!». L’idea è volutamente semplice, quasi domestica, perché lo spreco non è solo un problema di filiera e di logistica, ma anche di abitudini quotidiane, di frigo, di dispensa e di scelte al supermercato.

I numeri citati nell’appello danno la dimensione del fenomeno in Liguria: 101.212 tonnellate di alimentari sprecati, per un valore stimato di circa un miliardo di euro. A colpire è anche la ripartizione lungo il percorso che porta il cibo dal campo alla tavola: più della metà, il 57% dei beni commestibili, si perderebbe prima ancora di entrare nelle case, tra produzione, trasformazione e distribuzione fino all’acquisto; il restante 43% finirebbe invece nel cestino dopo essere arrivato nelle cucine domestiche. Proprio su questo secondo dato viene evidenziato un segnale positivo: la quota di spreco “in casa” risulta in diminuzione del 18,7% rispetto al 2024, un elemento che, nell’interpretazione di Assoutenti, colloca i liguri tra i consumatori più attenti rispetto alla media. Ma il miglioramento non basta a cancellare la sostanza: lo spreco resta alto e continua a tradursi in soldi buttati via, oltre che in risorse sprecate.
Il dato più immediato, quello che parla a tutti, è la media individuale: ogni ligure, secondo le stime riportate, spreca ancora circa 29 chilogrammi di cibo all’anno. E l’effetto sul portafoglio viene quantificato in un’incidenza del 5% sulla spesa annuale, un peso che l’associazione definisce una sorta di “inflazione occulta”, perché non dipende dall’aumento dei prezzi ma dalle quantità che finiscono inutilmente nella pattumiera. E proprio questa “inflazione invisibile”, sostiene l’appello, dovrebbe essere ridotta ulteriormente, con un’attenzione maggiore alla spesa oculata e, soprattutto, con un ritorno alla cultura del riuso alimentare.
Qui entra in gioco la cucina ligure e la tradizione dei piatti nati per non buttare nulla, trasformando ciò che resta in qualcosa di nuovo. Non è solo nostalgia: è un modello di economia domestica che, in tempi di prezzi instabili e di risorse limitate, torna a essere attuale. Per sostenere l’iniziativa, il Centro del Riuso-Assoutenti mette a disposizione un repertorio di ricette della cucina degli avanzi, scaricabile a questo indirizzo, con link cliccabile e url completo: https://www.assoutenti.liguria.it/servizi/centro-del-riuso-e-del-riparo-surpluse-di-via-bologna/. L’invito, per la giornata del 5 febbraio, è fare un gesto concreto preparando un piatto “di recupero” e inviando la propria ricetta all’indirizzo email centrodelriuso@assoutenti.liguria.it, così da costruire una piccola raccolta condivisa che metta insieme idee, tradizione e creatività.
Il messaggio finale, dietro lo slogan, è chiaro: lo spreco alimentare non è soltanto un’abitudine sbagliata, ma una ferita economica e civile, perché distrugge risorse, pesa sull’ambiente e, soprattutto, fa apparire “normale” ciò che normale non dovrebbe essere. E se è vero che una parte enorme dello spreco si consuma prima dell’acquisto e richiede scelte strutturali lungo la filiera, è altrettanto vero che la cucina di casa resta un terreno dove si può incidere subito, con gesti semplici, misurabili e replicabili. In altre parole: domani non si chiede un sacrificio, ma un esercizio di intelligenza quotidiana, capace di trasformare l’avanzo in valore.
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