No inceneritore, comitati all’attacco dopo la commissione: «Nessuna risposta e senza dibattito pubblico si rischia lo scontro istituzionale»

Dopo l’audizione urgente in Commissione Ambiente e Territorio, la Rete Liguria e il Coordinamento No Inceneritore Val Bormida denunciano un muro di silenzio sul “fine ciclo” dei rifiuti e avvertono che, se la Regione dovesse accelerare su un impianto senza attivare il dibattito pubblico previsto dal nuovo Codice dei contratti, gli atti potrebbero finire nel mirino di ricorsi e richieste di annullamento

La frase scelta in apertura è una citazione che vale come cornice e come avvertimento: «Dove finiscono le leggi, comincia la tirannia». È con queste parole attribuite a William Pitt il Giovane (politico inglese vissuto tra Sette e Ottocento) che i comitati della Rete Liguria tornano a farsi sentire dopo la seduta convocata d’urgenza martedì 3 febbraio in Commissione Ambiente e Territorio, dedicata alla prospettiva di una manifestazione d’interesse sul “fine ciclo” dei rifiuti che, nelle intenzioni contestate, potrebbe aprire la strada a un impianto di incenerimento in Liguria. Nel comunicato diffuso il giorno dopo, datato 4 febbraio, il punto non è soltanto la contrarietà di merito, ma la denuncia di un metodo: secondo i comitati, anche questa volta l’audizione non avrebbe prodotto risposte chiare su quali siano le intenzioni della Regione Liguria dopo la presa di posizione della maggior parte dei sindaci della Val Bormida contro l’ipotesi inceneritore, mentre su Genova viene sottolineata una linea non univoca, con posizioni discordanti all’interno della maggioranza.

Il testo insiste su un clima che i firmatari descrivono come ormai logorante: alla domanda diretta su cosa si intenda fare, raccontano di essersi sentiti rispondere che non si vuole “creare false illusioni”, ma aggiungono che da tempo hanno smesso di aspettarsi rassicurazioni. E c’è anche una seconda critica, più politica: in commissione, sostengono, non sarebbero arrivate nemmeno domande dalla maggioranza sulle ragioni della presenza della Rete Liguria e del Coordinamento No Inceneritore Val Bormida, presenti – rivendicano – in nome della volontà di migliaia di cittadini.
Sul merito, la posizione viene ribadita senza sfumature. I comitati sostengono che l’incenerimento dei rifiuti, anche se realizzato con impianti definiti “di ultima generazione”, comporti comunque il rilascio di quantità significative di inquinanti, con effetti dannosi per salute e ambiente. Per questo, la direzione indicata come unica davvero coerente sarebbe l’economia circolare, soprattutto in un’Europa descritta come povera di materie prime: non più rifiuto da eliminare, ma “miniera urbana” da cui estrarre materie prime seconde, cioè materiali recuperati da riciclo e rigenerazione da reimmettere nei processi produttivi, riducendo l’uso di risorse vergini, i costi e l’impatto ambientale.
Il passaggio più netto, però, arriva quando il documento passa dalla contestazione politica alla questione procedurale. I firmatari richiamano esplicitamente il decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, cioè il Codice dei contratti pubblici, per sostenere che, se davvero la Regione decidesse di andare avanti su un impianto di incenerimento sul territorio ligure, dovrebbe essere attivato il dibattito pubblico come strumento di partecipazione nelle fasi di programmazione e progettazione delle opere di particolare rilevanza. Nel comunicato la conseguenza viene descritta con parole pesanti: l’omissione sarebbe una violazione di legge e, se si procedesse comunque con approvazione del progetto, avvio della gara o affidamento lavori senza dibattito pubblico, gli atti potrebbero diventare annullabili per violazione di legge e difetto di partecipazione, quindi impugnabili da cittadini, associazioni, comitati ed enti territoriali. Viene prospettata anche la possibilità di chiedere l’intervento della Commissione Nazionale per il Dibattito Pubblico, chiamata, nella loro lettura, a richiamare formalmente l’amministrazione e a segnalare la violazione al ministero competente.
C’è infine un capitolo che prova a ricostruire l’identità del fronte che firma il documento. I comitati ricordano la nascita della Rete Liguria come risposta a progetti giudicati “calati dall’alto”, richiamando, nel testo, Giovanni Toti indicato come ex governatore “indagato”, e Marco Bucci, citato come ex sindaco di Genova e attuale governatore della Regione Liguria, per ribadire che la richiesta di fondo resta la stessa: partecipazione, trasparenza, rispetto delle regole. E se questo non accadesse, la chiusura torna alla citazione iniziale e al tono di allarme: senza dibattito pubblico, scrivono, non si potrebbe più parlare di democrazia ma di “tirannia”.
Il comunicato è firmato dalla Rete Liguria e da un’ampia rete di comitati e associazioni attive su tutto il territorio regionale, che annunciano battaglia sia sul piano politico sia, se necessario, su quello amministrativo, nel caso in cui la Regione dovesse accelerare sul dossier senza passare dai meccanismi di coinvolgimento delle comunità interessate.
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