Palazzo Tursi accende i riflettori sulle dipendenze: il Comune porta in sala esperti e terzo settore per capire cosa succede in città

Venerdì 13 febbraio alle 17, nel salone di rappresentanza di Palazzo Tursi, incontro pubblico sulle politiche per le persone con dipendenza da sostanze: al centro la rete Elide e la riduzione del danno, con interventi di amministratori, operatori sanitari e comunità, fino alle conclusioni delle 19:30

Genova prova a mettere ordine in un tema che, troppo spesso, viene raccontato solo quando esplode in strada o diventa emergenza. Venerdì 13 febbraio, alle 17.00, a Palazzo Tursi nel salone di rappresentanza, il Comune di Genova promuove un incontro pubblico dal titolo “Cosa succede in città”, dedicato a “Genova e le politiche per persone con dipendenza da sostanze”, con l’obiettivo di far dialogare istituzioni, sanità e terzo settore su strumenti, limiti e prospettive, a partire da un punto preciso: la rete ELIDE e l’idea di una città che non arretra davanti alla complessità, ma prova a governarla. È un appuntamento che nasce per rendere più chiaro cosa si sta facendo, cosa manca e quali scelte politiche e operative possono incidere davvero, anche quando il dibattito pubblico tende a polarizzarsi tra moralismi e scorciatoie.
A coordinare i lavori sarà l’assessora al Welfare del Comune di Genova Cristina Lodi, mentre l’introduzione è affidata alla sindaca Silvia Salis, che porterà in apertura il messaggio guida dell’incontro, «Genova e la rete ELIDE: una città che non si tira indietro», una frase che suona come dichiarazione d’intenti e, insieme, come invito a spostare la discussione dal “si vede o non si vede” al “si affronta o si finge che non esista”. Il confronto proseguirà con contributi pensati per ricostruire il quadro storico e quello attuale: Luca Borzani interverrà sulle esperienze genovesi di innovazione nel contrasto alle dipendenze, mentre Matilde Madrid, assessora del Comune di Bologna con deleghe a welfare, salute e fragilità, porterà una prospettiva comparata sul tema della riduzione del danno come sfida concreta per le città, cioè sull’insieme di interventi che puntano a contenere i rischi sanitari e sociali senza ignorare le persone e senza trasformare la cura in una pretesa di “sparizione” immediata.

Il cuore dell’incontro, però, si annuncia come un dialogo molto operativo tra servizi e comunità. Caterina Pozzi, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti, entrerà nel merito dell’idea stessa della rete ELIDE e della necessità di costruire alleanze stabili tra amministrazioni e terzo settore, perché la presa in carico delle dipendenze non vive di un solo attore e non regge se ogni pezzo lavora da solo. Sul versante sanitario sono previsti gli interventi di Rocco Luigi Picci, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’Area Sociosanitaria 3 della Liguria, che affronterà il tema delle droghe oggi in Italia e a Genova, e di Ina Maria Hinnenthal, direttrice della Struttura Complessa del Servizio per le dipendenze, chiamata a spiegare come lavorano i servizi territoriali, quali percorsi esistono e dove si concentrano le difficoltà. A completare il quadro ci sarà anche il Coordinamento regionale enti accreditati sulle dipendenze, indicato come COREAD, con la presenza di realtà attive sul territorio come Ceis Genova, Afet, Comunità di San Benedetto al Porto, Coop, Moris, per raccontare il ruolo del sistema accreditato nella coprogettazione dei servizi dedicati alle persone con dipendenze.
L’incontro è impostato per arrivare a una sintesi entro le 19.30, orario indicato per le conclusioni, e l’aspettativa è che il confronto serva a far emergere una linea di città: non solo misure di ordine pubblico, non solo risposta sanitaria, non solo accoglienza sociale, ma un lavoro integrato che tenga insieme prevenzione, cura, riduzione del danno e reinserimento, dentro una cornice di responsabilità pubblica. In un momento in cui il tema è spesso usato come bandiera o come spauracchio, l’appuntamento di Palazzo Tursi punta invece a un risultato più difficile ma più utile: capire, con dati ed esperienze, cosa sta succedendo davvero e quali scelte possono rendere Genova più sicura senza lasciare indietro nessuno.
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