Circhi e animali, mozione votata all’unanimità, ma nessun divieto al circo con animali a Genova: la legge non lo consente

Da una settimana titoli di giornali, meme, prese di posizione di alcune associazioni cantavano vittoria, ma a sproposito. Obiettivo del documento: spingere il Governo a costruire il regolamento attuativo della legge per consentire ai comuni di decidere e , nel frattempo, far valere controlli rigorosi e favorire gli spettacoli “animal free”


La notizia sta rimbalzando da una settimana, tra meme sui social, titoli trionfali e commenti soddisfatti: “Genova vieta il circo con gli animali”. Ma, è bene chiarirlo subito, così. Il Consiglio comunale ha votato all’unanimità una mozione sui circhi, ma una mozione non è un divieto, e soprattutto non basta un voto in aula per cambiare ciò che oggi, per legge, spetta allo Stato. È un punto che in Consiglio è stato detto chiaramente, e che conviene ripetere con la stessa chiarezza, perché altrimenti si alimenta un equivoco: a Genova gli animali sotto i tendoni non sono diventati “fuorilegge” da un giorno all’altro.

Quello che è stato approvato è un atto di indirizzo politico. Serve a mettere pressione, a costruire opinione, a chiamare altri Comuni a fare lo stesso e a chiedere al Governo di chiudere finalmente una transizione già scritta nelle norme, ma rimasta sospesa per anni in mancanza del regolamento attuativo. Per questo la mozione, proposta come prima firmataria da Francesca Ghio (Avs) con delega agli animali, mira a far uscire il tema dal recinto dell’emotività e a riportarlo sul tavolo dove conta: quello delle decisioni nazionali, dei decreti attuativi e delle competenze reali.
Il nodo giuridico, infatti, è questo: la legge-delega sullo spettacolo ha previsto il superamento dell’uso di animali nei circhi, ma l’applicazione concreta dipende dai decreti attuativi e quei decreti sono stati più volte rinviati, con una scadenza attualmente spostata al 31 dicembre 2026. Finché quel passaggio non viene completato, i Comuni non possono decidere autonomamente di “bandire” i circhi con animali dal proprio territorio. È un limite che, in aula, è stato ricordato anche dalla capogruppo della Lega Paola Bordilli, e che negli ultimi mesi è stato ribadito anche da pronunce amministrative: un sindaco non può imporre un divieto generalizzato di attendamento per la presenza di animali, perché la competenza resta statale.
E allora perché il voto è stato comunque presentato come importante? Perché sposta l’azione del Comune su ciò che può fare davvero. Da un lato, chiede formalmente al Governo, e in particolare al Ministro della Cultura Alessandro Giuli e al sottosegretario delegato Gianmarco Mazzi, di portare in tempi rapidi lo schema di decreto legislativo necessario a rendere operativa la legge; dall’altro, ribadisce che la tutela degli animali è ormai un principio costituzionale e che anche questo va tradotto in scelte pubbliche, non lasciato come slogan. Nel discorso in aula, Francesca Ghio ha spiegato che la mozione vuole anche promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione nelle scuole e sul territorio, perché l’educazione al rispetto degli animali non sia un tema “accessorio”, ma parte della cultura civica. Ha aggiunto che, nel frattempo, l’unico strumento reale per limitare lo sfruttamento sotto i tendoni è pretendere un rispetto rigoroso delle regole amministrative e sanitarie, con controlli puntuali e con il coinvolgimento dell’azienda sanitaria locale e, dove serve, anche con un supporto regionale.
Nel testo, e nel ragionamento portato in aula, c’è poi una scelta di indirizzo che prova a uscire dalla contrapposizione “sì o no”: favorire e incentivare l’arrivo di circhi senza animali, promuovendo un’idea di spettacolo che metta al centro le abilità umane e la creatività, non l’addestramento e la detenzione di specie esotiche. E c’è un altro passaggio che guarda al dopo: chiedere che il Fondo Unico per lo Spettacolo venga indirizzato prioritariamente alla riconversione delle strutture e alla ricollocazione degli animali in centri di recupero e santuari, con tutela a vita e senza finalità di lucro o di esibizione. In chiusura, la mozione prevede che il documento venga trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero della Cultura e alle commissioni parlamentari competenti, proprio per trasformare l’atto comunale in pressione istituzionale.
In aula la giunta, attraverso l’assessora competente Tiziana Beghin, ha espresso un sostegno pieno, definendo urgente arrivare a certezze e sostenendo che, più che inventare divieti “impossibili”, il Comune stia chiedendo allo Stato di applicare una legge già approvata. Nel suo intervento ha richiamato anche il dato sociale, sostenendo che la sensibilità è cambiata e che una larga parte dell’opinione pubblica è contraria agli spettacoli con animali, e che un circo moderno dovrebbe valorizzare l’arte e la prestazione umana, non un modello educativo basato su dominazione e sfruttamento.
Il punto decisivo, però, resta quello che spesso viene dimenticato nella corsa al titolo: oggi, a Genova, un circo non può essere fermato “perché ha animali”, ma può essere bloccato se non rispetta le regole, se non presenta la documentazione richiesta nei tempi, se non è in regola con i vincoli amministrativi e sanitari. Esattamente come prima. In altre parole, l’unico terreno su cui il Comune può incidere immediatamente è quello della legalità procedurale, non quello del divieto politico. Ed è anche per questo che leggere la mozione come un “bando” di fatto è fuorviante: rischia di illudere chi la sostiene e di offrire un facile bersaglio a chi la attacca, mentre la vera partita si gioca altrove, nella capacità di trasformare un voto unanime in una spinta nazionale e in una transizione concreta.
Genova, con questo voto, non ha chiuso i tendoni agli animali perché non può. Ha fatto qualcosa di diverso: ha messo un timbro politico su una direzione, chiedendo al Governo di smettere di rinviare e, nel frattempo, di rendere più stringenti controlli e condizioni, provando anche a spostare il baricentro culturale verso un circo che non abbia bisogno di gabbie per essere spettacolo. E se la mozione riuscirà davvero a “trascinare” altre città, come auspicano i promotori, allora il suo peso non sarà nel divieto che non può imporre, ma nella pressione che può esercitare.
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