Cultura - Sindacale 

Musei e archivi senza personale: oggi il presidio davanti a Palazzo Reale per difendere il servizio culturale pubblico

Oggi, domenica 1 febbraio, in via Balbi davanti a Palazzo Reale si è svolto un volantinaggio promosso da Funzione Pubblica Cgil Genova e Usb Pubblico impiego Genova per denunciare la carenza di organico negli enti del Ministero della Cultura in città e in regione, con riduzioni stimate tra il 35 e il 50 per cento, e per chiedere assunzioni stabili, stop alle esternalizzazioni e investimenti su sicurezza e condizioni di lavoro

Oggi, domenica 1 febbraio, via Balbi ha ospitato un’iniziativa che punta a portare sotto gli occhi di cittadini e visitatori un problema che, secondo i promotori, rischia di diventare irreversibile: la carenza di personale negli enti del Ministero della Cultura a Genova e in Liguria. Davanti a Palazzo Reale si è svolto un volantinaggio di sensibilizzazione promosso da Funzione Pubblica Cgil Genova e Usb Pubblico impiego Genova, in una giornata scelta non a caso, perché coincide con la prima domenica del mese, quando gli accessi gratuiti attirano un pubblico più ampio nei luoghi della cultura.

I sindacati descrivono una situazione arrivata a livelli «insostenibili», con organici ridotti, a seconda degli uffici e delle strutture, dal 35 al 50 per cento. Nella loro lettura questa carenza non è un problema “interno” agli addetti ai lavori, ma un rischio diretto per la fruizione e la sicurezza: musei che faticano a garantire aperture regolari, luoghi della cultura esposti a criticità sul piano della vigilanza, e un sistema che comprende anche biblioteche, archivi e soprintendenze, cioè quegli uffici che assicurano tutela, autorizzazioni, interventi e conservazione del patrimonio pubblico.

Il volantinaggio di oggi viene presentato come una risposta a anni di tagli e scelte ritenute sbagliate sul piano locale, con l’obiettivo di rivendicare diritti e dignità di chi lavora nel settore e, insieme, il riconoscimento pieno delle professionalità che permettono al patrimonio culturale di restare accessibile e protetto. Il messaggio è che non basta celebrare la cultura se poi mancano le persone che materialmente tengono aperti i portoni, garantiscono le condizioni di sicurezza, gestiscono archivi e documenti, seguono pratiche e tutele: senza organici adeguati, sostengono, la “valorizzazione” diventa una parola vuota.

L’iniziativa si inserisce in un percorso di mobilitazione più ampio che chiede assunzioni stabili e immediate, il blocco delle esternalizzazioni e investimenti concreti su sicurezza, sedi e condizioni di lavoro. L’accusa di fondo è quella di uno smantellamento progressivo del servizio culturale pubblico, che si manifesterebbe non con un atto unico ma con un logoramento continuo, fatto di turni scoperti, pensionamenti non sostituiti e funzioni scaricate all’esterno.

Scegliere una domenica di accessi gratuiti, per i promotori, significa parlare direttamente a chi usufruisce di quei servizi, perché il problema non riguarda solo i lavoratori ma la città intera: se il sistema regge con organici dimezzati, prima o poi il conto arriva sotto forma di chiusure, riduzione di orari, meno attività e più fragilità nella gestione quotidiana. E il volantinaggio di oggi, nelle intenzioni, è servito proprio a questo: trasformare un disagio che spesso resta dietro le quinte in una questione pubblica, chiedendo che tutela e fruizione del patrimonio siano sostenute con risorse e persone, non solo con annunci.


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