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Moschea e centri islamici, la Lega alza i toni e chiede «azioni incisive»: l’urbanistica diventa terreno di scontro

La Lega dice no a una moschea e a nuovi centri islamici e porta il tema in Regione con un’interrogazione alla giunta guidata da Marco Bucci, invocando controlli e rispetto delle regole urbanistiche sui servizi religiosi. Nel mirino anche casi segnalati in vico Caprettari e a Teglia, mentre la linea politica punta a trasformare un dossier tecnico in una partita identitaria

Il tema dei luoghi di culto torna a infiammare il dibattito, ma il lessico scelto dice già molto più della norma citata. La Lega rilancia un no secco alla moschea e a nuovi centri islamici e chiede di «intraprendere azioni incisive» per il rispetto delle regole vigenti, sostenendo che l’apertura di spazi di preghiera, se non adeguatamente inquadrata dal punto di vista urbanistico, possa generare problemi di affollamento in strade strette o già congestionate e aprire conflitti con i residenti, spingendosi fino a evocare il rischio di «derive radicali». È un’impostazione che sposta subito il baricentro: non una discussione sul “come” governare i servizi, ma un messaggio costruito sul “se” sia opportuno permetterli. Un escamotage per vietare comunque quello che la legge e la costituzione italiane non solo permettono, ma addirittura garantiscono.

Nel mirino, secondo la nota del partito firmata dalla capogruppo in consiglio regionale Sara Foscolo e dai consiglieri Sandro Garibaldi e Armando Biasi, ci sarebbe in particolare la situazione del capoluogo, dove vengono citati centri islamici «aperti o in via di apertura» e vengono fatti esempi come vico Caprettari e il quartiere di Teglia, presentati come contesti nei quali l’assetto urbano e la viabilità renderebbero più difficile gestire flussi di persone. Il quadro viene disegnato con toni da allarme e con l’idea che la semplice applicazione delle procedure non sia sufficiente, tanto da invocare un giro di vite “incisivo” che, nelle intenzioni, dovrebbe prevenire criticità prima che si manifestino.

Per sostenere la richiesta di intervento, la Lega richiama la modifica introdotta dal centrodestra nell’ottobre 2016 alla legge regionale 24 gennaio 1985 numero 4 sulla disciplina urbanistica dei servizi religiosi, modifica che ribadisce l’obbligo di presentare un’istanza secondo modalità e procedure previste dalle norme nazionali e regionali per la realizzazione di “attrezzature di interesse comune di tipo religioso”. Ed è proprio su questa cornice che il partito annuncia un’interrogazione in consiglio per chiedere alla giunta guidata da Marco Bucci quali azioni intenda mettere in campo sul tema delle realizzazioni di edifici religiosi nelle disposizioni urbanistiche dei Comuni liguri.

La sensazione, però, è che la partita non si giochi davvero sulle righe della norma, quanto sul modo in cui la si usa per delimitare un campo: la Lega parla di “rispetto delle regole”, ma seleziona l’obiettivo in modo univoco e costruisce attorno alla questione urbanistica un racconto di rischio e allarme che, inevitabilmente, spinge il confronto su un binario più emotivo che tecnico. In questo quadro, l’interrogazione diventa la leva per portare il tema in aula e trasformare un dossier di procedure, destinazioni d’uso e parametri di sicurezza in una bandiera politica, con il sottinteso che l’ordinaria amministrazione non basti e che serva un intervento più rigido.

Ora la palla passa alla Regione e ai Comuni chiamati in causa, con un nodo che resta sul tavolo: distinguere nettamente ciò che riguarda autorizzazioni, capienze, sicurezza e compatibilità urbanistica da ciò che viene invece caricato di significati identitari, perché se tutto finisce nello stesso calderone, a cambiare non sono solo i tempi delle pratiche, ma il clima della convivenza quotidiana.


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