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Vesima tagliata fuori dopo la frana: il Municipio Ponente chiede navette e una fermata dei treni. Il Partito Democratico: «Basta rattoppi, serve un piano vero sull’Aurelia»

Dopo il crollo tra Vesima e Arenzano, il presidente del Municipio Ponente Matteo Frulio chiede interventi immediati per chi vive nel borgo e non ha mezzi propri: navette sostitutive e la possibilità di far fermare i treni a Vesima. Intanto il Partito Democratico attacca la linea del viceministro Edoardo Rixi e chiede di rivedere l’impostazione degli interventi: «La frana è avvenuta dove non è previsto nulla, servono opere mirate e un piano di sicurezza tra Arenzano e Voltri»

Quando la frana scende, non cade soltanto terra: cade la normalità. E per Vesima, piccolo borgo schiacciato tra costa e versante, l’effetto è immediato e quasi fisico: la sensazione di essere rimasti “dall’altra parte”, con la strada interrotta e il resto del mondo che si allontana di colpo. In queste ore, mentre il territorio fa i conti con l’emergenza tra Vesima e Arenzano, dal Municipio Ponente arriva una richiesta che non parla di slogan ma di vita quotidiana, quella più concreta: come si muove chi non ha l’auto, chi deve andare a lavorare, chi deve fare una visita, chi semplicemente deve uscire dal borgo?

Il presidente del Municipio Ponente, Matteo Frulio, lo ha scritto chiaramente in un post: l’urgenza non è solo riaprire, ma garantire subito un minimo di servizi a chi rischia di restare bloccato. In accordo con l’assessore alla Mobilità del Comune di Genova Emilio Robotti, Frulio ha formalizzato la richiesta di mezzi sostitutivi per gli abitanti di Vesima che, senza un mezzo proprio, oggi non riescono a spostarsi. La proposta è doppia, ed è una fotografia precisa del problema: attivare navette sostitutive e, allo stesso tempo, chiedere a Trenitalia di valutare fermate dei treni a Vesima, una stazione che normalmente viene servita solo nel periodo estivo. In altre parole: se la strada si spezza, bisogna aprire un’altra porta, subito, perché l’isolamento non diventi una condanna.

Ma l’emergenza, inevitabilmente, ha acceso anche il fronte politico. E qui la frana diventa una cartina al tornasole: non solo di un versante fragile, ma di un modo di decidere, progettare, intervenire. Il Partito Democratico, in una nota diffusa oggi, dice di leggere “con stupore” le parole del viceministro Edoardo Rixi e ribalta l’accusa di immobilismo: secondo il Partito Democratico, da tempo il Comune di Arenzano, il Partito Democratico e “tutte le forze politiche”, comprese quelle di centrodestra in Consiglio comunale, chiedono di rivedere il progetto della cosiddetta galleria paramassi perché, sostengono, non sarebbe risolutivo, come indicato da tecnici considerati di comprovata competenza.

Il punto, per il Partito Democratico, è semplice e tagliente: la frana di domenica sera è avvenuta prima della galleria del Pizzo, proprio nel tratto tra Vesima e Arenzano, cioè in un’area dove – affermano Francesco Tognoni, segretario Pd Genova, e Matteo Francavilla, segretario partito Democratico Arenzano– non è previsto alcun intervento, mentre si continua a spingere su un’opera definita molto costosa e non adatta a risolvere i problemi. Non si tratterebbe, viene sottolineato, di una battaglia ideologica, ma di una valutazione tecnica: spendere bene, spendere dove serve, mettere in sicurezza davvero».

Nel documento, il Partito Democratico chiede che Regione, Ministero e Azienda Nazionale Autonoma delle Strade escano dalla logica dell’emergenza e aprano finalmente una stagione di prevenzione mirata. Viene indicata una priorità concreta: la regimazione del Rio Giano, citato come causa di criticità nel tratto legato alla galleria paramassi del Pizzo. Un passaggio che mira a chiarire un concetto: non si è “contro le opere”, ma a favore di opere considerate intelligenti, utili, aderenti alla realtà del territorio.

C’è poi un altro timore che pesa, e che riguarda non solo il punto del crollo, ma l’intera fascia tra Voltri e Arenzano. Il Partito Democratico sostiene che il monitoraggio e le protezioni esistenti non bastano, parlando di reti vecchie e della necessità di interventi analoghi a quelli già realizzati tra la galleria del Pizzo e Arenzano: muri di protezione, reti nuove, sistemi di fissaggio e ancoraggi moderni. Un lessico tecnico che, tradotto, significa una cosa: la sicurezza non può essere affidata a strutture stanche, soprattutto in un tratto dove basta un temporale o un cedimento per mandare tutto in crisi.

Il messaggio finale è un invito che suona anche come una sfida: per il Partito Democratico, Rixi avrebbe “una grande occasione” per dimostrare ascolto e concretezza, riaprendo la conferenza dei servizi, coinvolgendo la Soprintendenza e lavorando con le amministrazioni locali a un piano capace di mettere in sicurezza l’Aurelia lungo tutto il tratto tra Arenzano e Voltri. Perché, concludono, questa volta è andata bene: nessuna vittima. Ma i danni – materiali e quotidiani – sono già enormi, e il territorio non può più permettersi di aspettare la prossima frana per scoprire cosa manca.


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