Oggi a Genova 

«Rischiamo di chiudere un numero incredibile di ponti», rischio caos. Salis punta ad usare i fondi dei ristori del Ponte Morandi

Arriva la disponibilità di Regione e Autorità di Sistema Portuale per i monitoraggi, ma resta aperta la partita più pesante: trovare i soldi per i lavori

Questa mattina in Prefettura si è tenuto il tavolo richiesto dal Comune di Genova sulla sicurezza di ponti e impalcati, con Autostrade per l’Italia, Regione Liguria e Autorità di Sistema Portuale. Al centro del confronto c’è una questione che l’amministrazione definisce urgente: non solo controllare, ma arrivare a interventi concreti di messa in sicurezza, secondo gli standard introdotti dalla normativa del 2022.

La sindaca Silvia Salis ha messo subito a fuoco il problema, parlando di un patrimonio enorme e in parte molto datato: “Il monitoraggio e la messa in sicurezza dei ponti e degli impalcati, secondo la nuova normativa del 2022, è la grande emergenza di Genova. In città ne abbiamo circa 650 e non pochi sono addirittura antecedenti al Ponte Morandi.” E avverte che l’urgenza non si esaurisce nelle ispezioni: “Abbiamo iniziato le ispezioni, ma poi bisogna fare il monitoraggio e successivamente servono le risorse per la messa in sicurezza delle infrastrutture che non rispettano i nuovi standard di sicurezza.”

Il punto, per il Comune, è il rischio di un effetto domino sulla viabilità e sull’economia cittadina: “Rischiamo di dover chiudere un numero di ponti e impalcati incredibile, di bloccare la circolazione in città, i collegamenti con il porto e i traffici commerciali.” Una prospettiva che, secondo Salis, metterebbe in discussione anche grandi progetti futuri: “Genova è una città che si aspetta grandi infrastrutture, come il tunnel subportuale, ma così rischiamo di non arrivarci al tunnel subportuale, come rischiamo di non riuscire più a uscire dalle autostrade o di bloccare i traffici del porto.”

Sul tavolo, intanto, qualcosa si muove sul fronte monitoraggi. Salis ha rimarcato un’apertura: “Regione e Autorità portuale si sono rese disponibili a darci le risorse per i monitoraggi, che ammontano a circa 9,5 milioni.” Ma nello stesso passaggio ha chiarito che la vera montagna da scalare sono i lavori: “Ora necessario trovare i fondi per la messa in sicurezza.” Anche perché le prime ispezioni stanno già facendo emergere interventi onerosi: “Dai primi cento tra ponti e impalcati ispezionati, è emersa la necessità di intervenire su 30 per un importo di circa 120 milioni.” E la proiezione sull’intero patrimonio cittadino, avverte la sindaca, potrebbe diventare gigantesca: “Facendo una proiezione su tutti i ponti e impalcati della città, rischiamo di arrivare a una cifra tra i 700 milioni e il miliardo.”

Il nodo politico e finanziario, però, è dove trovare queste risorse. Il Comune ha chiesto di destinare agli interventi una quota dei fondi del pacchetto ristori post Morandi non ancora impegnati. Salis lo dice senza giri di parole: “Il Comune ha chiesto di dedicare a questi interventi una parte delle risorse previste nell’accordo per i ristori e non ancora impegnati, per quasi 48 milioni.” Ma, aggiunge, da Regione non sarebbe arrivato il via libera: “La Regione non si è detta disponibile a modificare l’accordo… perché vuole che si completino i lavori per la smart city.”

Sul punto è intervenuto anche il vicesindaco Alessandro Terrile, che ha rivendicato la disponibilità di due soggetti chiave per far partire almeno la fase tecnica dei monitoraggi: “La buona notizia è che Regione Liguria a Autorità di sistema Portuale si sono resi disponibili a destinare al monitoraggio di ponti e impalcati, rispettivamente 5 e 4 milioni di euro delle risorse dell’accordo…” Subito dopo, però, ha ricostruito lo stop sulla richiesta del Comune di utilizzare il residuo per sicurezza e primi interventi: “Abbiamo anche avanzato la richiesta che i 47,81 residui… oggi destinati alla digitalizzazione e smart city, non ancora spesi, venissero utilizzati per monitoraggio e i primi interventi… Purtroppo… Regione Liguria si è detta contraria.”

Terrile ha anche rilanciato un principio politico: “Riteniamo che debba passare il principio che, visto che i 108 milioni di risorse di Aspi sono un ristoro per la città, sia il Comune di Genova a dover decidere come impegnare queste risorse.” E ha sottolineato un elemento che, secondo l’amministrazione, dimostra che cambiare destinazione ai fondi non è impossibile: “Il via libera dell’Autorità di sistema portuale… dimostra che la rimodulazione della destinazione delle risorse sia effettivamente percorribile.”

«La situazione dello stato di vetustà di ponti e impalcati – ha spiegato l’assessore ai Lavori pubblici e Infrastrutture, Massimo Ferrante – era chiara dal censimento avviato nel 2022 e terminato nel 2024. In questo momento dobbiamo agire in emergenza sulle situazioni che emergono via via, nel procedere delle ispezioni. Già è già emerso che gli impalcati esistenti sono circa 650, un numero superiore rispetto alla stima iniziale. Genova è una città costruita su impalcati: Roma, tanto per fare un esempio di città decisamente maggiore per dimensioni alla nostra, ne ha 400 e altre città solo alcune decine. Siamo una città che rappresenta un unicum nazionale in questo senso. Per la messa in sicurezza di un impalcato o viadotto cittadino si parla di alcuni milioni di euro necessari per ciascuna opera. Dalle ispezioni in atto è emerso, inoltre, che il 30-35% dei ponti e impalcati, risalenti per costruzione agli anni Sessanta, oggi presenta delle criticità e questo implica un cambio di ordine delle priorità degli interventi sulla viabilità, con massima attenzione alla sicurezza dei cittadini. Con i 9 milioni di euro che ci sono stati garantiti da Regione e Adsp – conclude Ferrante – riusciremo a fare, oltre alle ispezioni in atto, i monitoraggi. Alla luce delle risultanze delle ispezioni attuali, possiamo ipotizzare che per gli interventi di messa in sicurezza, in via prudenziale, una cifra di partenza di almeno di 700 milioni di euro per il totale delle opere sul territorio comunale».

In sostanza, dal tavolo in Prefettura esce un quadro a due velocità: una copertura economica per i monitoraggi sembra prendere forma, mentre la partita vera – la messa in sicurezza – resta appesa a scelte politiche e finanziarie ancora da sciogliere. Nel frattempo, il Comune insiste su un punto: prima di parlare di futuro, bisogna mettere al sicuro il presente.


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