«Coltelli solo in certe etnie»: la frase shock di Peracchini scatena l’attacco di D’Angelo (Pd). E i numeri (locali e globali) raccontano altro

I dati demografici della città e le statistiche sulla violenza con armi da taglio indicano un quadro molto più complesso: un’emergenza giovanile e urbana, non un marchio etnico. Il peccato più grande nella dichiarazione del sindaco della Spezia: ignorare bellamente l’emergenza sociale che sta travolgendo le giovani generazioni italiane e straniere


La Spezia vive ore di lutto e sgomento per un fatto che sembra impossibile da accettare: una mattina di scuola finita nel sangue. All’istituto professionale “Domenico Chiodo” una lite tra studenti è degenerata in un accoltellamento; il ragazzo ferito è stato portato d’urgenza al Sant’Andrea, operato e rianimato, ma in serata è morto. Il presunto aggressore è stato fermato, ascoltato dagli investigatori e, quindi, arrestato.

Il dramma, già di per sé devastante, è diventato in poche ore anche uno scontro politico nazionale e locale. E la miccia non è la cronaca giudiziaria: è il linguaggio.
La frase del sindaco in tv: “certe etnie” e coltelli
Intervenendo a “Otto e mezzo” su La7, il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini ha pronunciato parole che hanno scatenato polemiche immediate. La dichiarazione, riportata integralmente, è questa:
«Purtroppo c’è una cultura dell’uso di questi coltelli che è veramente inaccettabile, è una tragedia inaccettabile. È un problema che noi cerchiamo di affrontare ogni giorno in modo molto complicato. Nonostante tutti gli sforzi noi siamo una città dove abbiamo circa 20 mila albanesi su quasi 100 mila abitanti. Tutti lavorano, anche se vengono da mondi diversi, ma è chiaro che l’utilizzo dei coltelli avviene solo in certe etnie e noi dobbiamo fare molto di più».
Il punto non è soltanto la durezza del messaggio, ma il salto logico: la violenza con arma bianca letta come tratto “di gruppo”, non come fenomeno sociale che attraversa età, contesti e vulnerabilità. Quel che c’è di più grave nella dichiarazione di Peracchini è l’uso della ribalta televisiva nazionale per rilanciare malamente il tema della sicurezza, tema identitario della destra, ignorando il vero problema emergente alla Spezia, in Liguria, in campo nazionale, europeo e mondiale: l’emergenza sociale delle giovani generazioni. Se si sposta il problema verso temi che, non avendo rispondenza nella realtà, sono – di fatto – xenofobi, non lo si affronta e per questo il problema continuerà a lievitare fino a diventare elemento ancor più deflagrante nella società al di là degli eppure gravissimi e tragici fatti avvenuti ieri.
Peracchini, eletto nel 2017 e confermato nel 2022, è stato sostenuto in entrambe le competizioni elettorali da sostenuto da Fratelli d’Italia, Fora Italia, Lega, Lista Toti e liste civiche di centrodestra.
L’attacco del Partito Democratico: “catalogo di stereotipi”
La replica del consigliere regionale Simone D’Angelo è arrivata a stretto giro, con un post amaro e sarcastico. Anche qui la dichiarazione viene riportata integralmente:
«”L’uso dei coltelli arriva solo da certe etnie”, dice il sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini. Youssef è morto a 19 anni, accoltellato da un compagno di classe. Eppure il mondo della destra resta sempre molto ordinato: i magrebini usano i coltelli, i rumeni rubano il rame, le donne dell’Est fanno le badanti. Un catalogo di stereotipi pronto all’uso, buono per campagne elettorali, quanto per strazianti tragedie. È lo stesso mondo in cui, anche se sei palesemente inadeguato, puoi arrivare a fare il sindaco».
D’Angelo contesta la cornice stessa del discorso: l’idea che, davanti a una morte, si costruisca un “ordine” rassicurante fatto di categorie, etichette e bersagli pronti. È l’accusa classica alla politica identitaria: trasformare un problema complesso in un obiettivo elettorale semplice, basico, qualunquista.
Analisi politica: perché questa uscita pesa (e perché è rischiosa)
Quando un sindaco parla in televisione, non sta solo commentando: sta “scrivendo” un frame. E qui il frame è potentissimo: coltelli = “certe etnie”. È un collegamento che ha tre conseguenze politiche immediate:
- Sposta l’attenzione dalla scuola alla “provenienza”
Il tema centrale dovrebbe essere: come si arriva a una lama tra i banchi? quali segnali sono stati ignorati? quali strumenti hanno scuole e servizi per disinnescare conflitti, soprattutto in età adolescenziale? Invece il discorso scivola sulla provenienza e sulla cultura “di gruppo”, riducendo il problema a identità. - Dà una risposta emotiva, non una soluzione
Attribuire un gesto a “certe etnie” è una scorciatoia che dà l’illusione di spiegare. Ma non dice nulla su prevenzione, salute mentale, dinamiche tra pari, educazione, controllo delle armi bianche, responsabilità degli adulti. - Alimenta polarizzazione e sospetto
In un contesto già teso, quel tipo di narrazione genera una catena: sospetto generalizzato verso chi viene percepito come “altro”, e una frattura sociale che rende più difficile qualunque politica di sicurezza reale, che ha bisogno di comunità cooperative e non di comunità contrapposte.
I numeri locali: la Spezia non è “20mila albanesi” (nemmeno 20mila stranieri) e il caso non riguarda quella comunità
Qui entra un punto decisivo: la frase di Peracchini non regge ai numeri.
La Spezia ha circa 94 mila abitanti. Gli stranieri residenti (compresi i comunitari, molto presenti sulla costa spezzina) sono circa 13 mila, cioè attorno al 14% della popolazione. Tra questi, la comunità albanese è la più numerosa, ma conta circa 1.644 persone, non “20 mila”. Forse Peracchini inciampa nelle parole mentre rilascia quella dichiarazione in diretta (forse la parola “albanesi” gli è scappata e intendeva semplicemente parlare di stranieri), ma un rappresentante delle istituzioni non può permetterselo, soprattutto in un contesto come questo.
E c’è un altro dato che rende ancora più fragile la tesi: i due ragazzi coinvolti nella tragedia non appartengono alla comunità citata. La vittima aveva origine egiziana e il presunto aggressore è originario del Marocco. In altre parole: Peracchini cita una comunità numericamente importante in città, ma lo fa con cifre errate e in un episodio che non la riguarda.
I numeri sulla violenza con arma bianca: fenomeno globale e urbano, non “etnico”
Se si vuole parlare seriamente di coltelli, bisogna spostarsi dal “chi” al “dove” e al “come”. Perché la violenza con arma bianca ha pattern più legati a contesti sociali, urbani e giovanili che a “etichette etniche”.
Italia: omicidi bassi, ma cresce l’allarme giovani e armi bianche
L’Italia ha tassi di omicidio tra i più bassi in Europa (circa 0,56 per 100 mila abitanti nel 2023), ma negli ultimi anni cresce l’allarme per aggressioni tra giovani e uso di armi da taglio nelle aree urbane. In alcuni contesti, le lesioni da coltello pesano molto proprio tra adolescenti e giovani adulti: è un fenomeno che la cronaca registra in aumento, indipendentemente dalla provenienza.
Regno Unito: il coltello è l’arma dominante
Se guardiamo all’Europa, il paese più “coltello-centrico” è il Regno Unito, dove le armi da taglio rappresentano quasi la metà degli omicidi: nel 2023/24 circa il 46% dei casi. Questo dato è importante perché mostra che la “cultura del coltello” può radicarsi anche in società occidentali e ricche, senza che l’origine etnica sia la chiave esplicativa.
Mondo: le aree più colpite sono Americhe e Africa, ma con dinamiche diverse
A livello globale, quasi metà degli omicidi avviene in Americhe (nord e sud) e Africa, con pesi enormi di criminalità organizzata, gang e traffici illegali in varie aree. In Africa, a “tirare” verso l’alto le statistiche non è tanto il Nord Africa, quanto il Sud Africa, dove la violenza è alimentata da dinamiche sociali e criminali specifiche. Nelle Americhe, molte morti violente sono correlate a contesti di gang e reti criminali: un quadro molto diverso dall’Europa, dove i tassi restano bassi e il problema assume spesso la forma di violenza urbana “di prossimità”, soprattutto tra giovani.
In sintesi: i dati internazionali mostrano che l’uso del coltello è un fenomeno trasversale che esplode dove ci sono conflitti sociali, disagio, criminalità organizzata, modelli culturali di strada e, negli ultimi anni, anche una dimensione di emulazione e “reputazione” tra adolescenti. Ridurlo a “certe etnie” è una semplificazione che non regge alla comparazione.
I delitti all’arma bianca nella provincia della Spezia
Marzo 2010. Prostituta brasiliana uccisa con settanta coltellate a Rebocco. Etnia del killer: Monterossino.
Febbraio 2011. Spezzino ucciso con una coltellata a Fossamastra. Etnia del killer: Carrarino.
Luglio 2015, Carrodano. Quindicenne locale uccide il patrigno con una coltellata al culmine di un litigio.
Agosto 2019, Pegazzano. A seguito di un diverbio stradale un albanese viene accoltellato. Etnia dell’aggressore: Italiano.
Marzo 2022, sempre Pegazzano. Trans aggredita e colpita da coltellate. Etnia dell’aggressore: Spezzino.
Agosto 2025. La Spezia. Uccisa con una coltellata dal marito. Etnia dell’omicida: Tarantino.
Conclusione: sicurezza vera o slogan?
La tragedia della Spezia impone una risposta seria: come si intercetta una tensione prima che diventi sangue? come si limita la circolazione di coltelli tra giovanissimi? come si lavora su mediazione, educazione emotiva, prevenzione e presidio?
La frase di Peracchini, invece, sposta tutto su un terreno ideologico e identitario, con numeri sbagliati e un nesso causale che le statistiche non confermano. D’Angelo attacca proprio questo: l’uso della tragedia come occasione per un “catalogo di stereotipi”.
E qui sta il vero nodo politico: quando una città piange un ragazzo morto, la politica può scegliere di costruire strumenti di prevenzione o di costruire un nemico. Il primo percorso è difficile, lento, impopolare. Il secondo è immediato, rende titoli e scalda le pance. Ma non salva nessuno, se non le preferenze elettorali di qualche partito. Ma se non si analizza e affronta il problema reale, il danno è per l’intera collettività.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.