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Orto Botanico di Villa Durazzo Pallavicini, spunta l’amianto durante i lavori: via alla bonifica e “nuovo prezzo” per gli imprevisti

Nel cantiere di restauro e valorizzazione dell’Orto Botanico Clelia Durazzo Pallavicini (Pegli), finanziato con 2 milioni di euro, durante le lavorazioni sono stati individuati manufatti con amianto non rilevabili prima dell’avvio. Il Comune ha disposto l’intervento di bonifica nella centrale termica affidandolo con procedura diretta a una ditta specializzata e ha approvato un “nuovo prezzo” per un’attività aggiuntiva emersa in corso d’opera: rimozione e smaltimento di ulteriori materiali rinvenuti nel seminterrato della Serra B, senza allungare i tempi del cantiere

Il restauro di un luogo storico spesso porta con sé sorprese. E non sempre sono buone. Nel cantiere dell’Orto Botanico Clelia Durazzo Pallavicini, a Pegli, gli interventi di riqualificazione hanno fatto emergere un problema tipico dei manufatti datati: la presenza di materiali contenenti amianto che non risultavano individuabili prima dell’apertura dei lavori.

Per garantire sicurezza e continuità del cronoprogramma, il Comune ha attivato un intervento mirato di bonifica all’interno della centrale termica, con rimozione di amianto a matrice friabile e di fibre artificiali vetrose. Si tratta di lavorazioni altamente specialistiche, che richiedono piani di lavoro dedicati, dispositivi di protezione specifici e una filiera controllata fino allo smaltimento.

Un progetto da 2 milioni: la riqualificazione dell’Orto Botanico

L’operazione si inserisce nel più ampio intervento di “restauro e valorizzazione” dell’Orto Botanico di Villa Durazzo Pallavicini, finanziato con 2.000.000 di euro nell’ambito delle misure di rafforzamento degli interventi collegati al Piano nazionale di ripresa e resilienza per i grandi comuni. L’area è uno dei complessi paesaggistici più noti del Ponente cittadino e l’obiettivo del progetto è recuperare, mettere in sicurezza e rendere più fruibili percorsi, strutture e impianti.

Il cantiere, impostato con appalto integrato (progettazione esecutiva e lavori), è entrato nella fase operativa dopo l’iter di approvazione del progetto e della gara. Nel corso dell’esecuzione, però, sono emersi elementi non previsti, come spesso accade in interventi su strutture e locali tecnici non pienamente ispezionabili in fase preliminare.

La bonifica: affidamento a ditta specializzata e procedure di sicurezza

Per la bonifica, il Comune ha scelto la strada dell’affidamento diretto a un operatore specializzato, considerato l’importo sotto soglia e la natura urgente e tecnica dell’intervento. Il servizio riguarda la rimozione e lo smaltimento di materiali contaminati e prevede, tra le altre cose, l’adeguamento del piano di lavoro, la delimitazione delle aree, l’uso di fissativi per evitare dispersioni, l’imballaggio in contenitori idonei, il trasporto con mezzi autorizzati e lo smaltimento in impianti abilitati, con relativa certificazione finale.

L’imprevisto nel seminterrato della Serra B: tubazione e recipiente da smaltire

Durante i lavori sono state individuate ulteriori presenze di amianto in un’area diversa da quella originariamente programmata: il seminterrato della Serra B. Qui, durante attività di riordino e pulizia propedeutiche alle lavorazioni, sono stati rinvenuti materiali in disuso e in stato di abbandono, tra cui:

  • un tratto di tubazione a sezione rotonda, lungo circa 3 metri;
  • un recipiente di forma quadrangolare di circa 400 litri.

Per gestire questa necessità non prevista nel contratto principale, è stato approvato un “nuovo prezzo” (cioè una voce economica concordata per lavorazioni aggiuntive) pari a 500 euro oltre iva, non soggetto a ribasso. L’intervento viene trattato come integrazione alle attività già in corso, senza effetti sui tempi complessivi: non è stato infatti previsto un prolungamento della durata del servizio.

Un passaggio tecnico che evita blocchi e rischi

In casi come questo, il punto non è solo amministrativo ma operativo: l’amianto non può essere “gestito” con soluzioni improvvisate, e ogni scoperta in corso d’opera rischia di fermare un cantiere se non viene affrontata rapidamente con procedure corrette. L’approvazione del nuovo prezzo e l’attivazione della bonifica servono proprio a questo: mettere in sicurezza le lavorazioni, garantire la tutela di operatori e visitatori e impedire che un imprevisto tecnico diventi un rallentamento strutturale del progetto.

In sintesi: il cantiere dell’Orto Botanico va avanti, ma con una tappa obbligata in più – quella della bonifica – necessaria per riportare alla città un patrimonio storico e paesaggistico valorizzato, sì, ma soprattutto sicuro.


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