Tassa d’imbarco, Terrile: «Non è un capriccio, senza l’imposta a rischio 25 milioni l’anno». Il Viminale ha già sospeso una rata

Il vicesindaco spiega l’accordo del 2022 della giunta Bucci con il governo e l’avviso di inadempienza del Ministero dell’Interno arrivato giusto ieri: «Chi è stato inadempiente? Chi è qua da sei mesi o chi ha firmato l’accordo nel novembre 2022 e per tre anni non ha applicato la misura? Se non la applichiamo, salta anche l’intesa sull’addizionale Irpef»

Mentre la minoranza tenta l’assalto per per paralizzare l’introduzione della tassa di imbarco, come chiesto dai grandi player del trasporto navale dei passeggeri, probabilmente poco intenzionati a fare esazione come da anni fanno gli albergatori per la tassa di soggiorno, il vicesindaco e assessore al Bilancio Alessandro Terrile, in consiglio comunale, difende l’introduzione dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco portuale, chiarendo che non si tratta di una scelta estemporanea dell’attuale amministrazione, ma dell’attuazione di un vincolo assunto dal Comune con lo Stato.
Il gruppo Noi Moderati ha prsentato un ordine del giorno dal titolo “Sospensione dell’introduzione della tassazione sugli imbarchi nel porto di Genova e richiesta di preventivo confronto”, che intendeva impegnare sindaca e Giunta a «sospendere l’introduzione della tassa sugli imbarchi; avviare un confronto strutturato con Autorità di Sistema Portuale, compagnie di navigazione, associazioni di categoria e operatori turistici, al fine di valutare gli introiti e le ricadute in termini di costi del traffico passeggeri a Genova; valutare le implicazioni dell’eventuale introduzione della tassa di imbarco; monitorare costantemente le esperienze portuali europee per cogliere eventuali opportunità ed evitare scelte che possano avere ricadute negative sulla competitività del porto di Genova e sull’economia cittadina nel medio-lungo periodo». È stato bocciato, nonostante gli assalti della minoranza compatta.
Il vicesindaco Alessandro Terrile a nome della Giunta ha espresso parere negativo all’ordine del giorno e l’atto è stato votato e respinto con 21 voti contrari della maggioranza e 15 favorevoli dell’opposizione.

Terrile, esponendo la posizione della giunta, ha rivelato che ora Roma presenta il conto di tre anni di inadempienze al Comune di Genova.
«L’introduzione della tassa d’imbarco non è un capriccio che è venuto in mente al sottoscritto, all’assessore Robotti, all’assessora Bruzzone – ha esordito Terrile – ma è frutto di un accordo sottoscritto il 29 novembre 2022 dal sindaco Marco Bucci e dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano». In quell’intesa, ha ricordato, «non si dice genericamente che si potrà introdurre una tassa d’imbarco: si stabilisce che il Comune si impegna a introdurre un’addizionale comunale su diritti d’imbarco portuale pari a 3 euro a persona, da versarsi direttamente all’entrata del bilancio comunale, a decorrere dal 2023».
Terrile ha rivendicato anche il merito di fondo della misura: «Noi riteniamo che introdurre un’addizionale, un’imposta che pagheranno sostanzialmente i passeggeri e i crocieristi e che va a ristorare le spese che il Comune sostiene tutti gli anni, in particolare d’estate ma non solo, per garantire il corretto accesso alle banchine del porto e la manutenzione delle infrastrutture comunali che conducono al porto, sia un’imposta equa. Non è diversa, nella logica, da ciò che accade con la tassa di soggiorno per chi pernotta negli alberghi, compresi quelli a 4 e 5 stelle, dove si paga una pressione anche superiore a quella prevista dalla norma».
Riconosciute le criticità applicative – «il Comune non può pensare di mettere un vigile urbano al varco Albertazzi a chiedere 3 euro a ciascuno, perché significherebbe paralizzare il porto» – il vicesindaco ha insistito sulla necessità di trovare «una soluzione di equilibrio tra Comune di Genova, armatori, stazioni marittime e autorità portuali», ricordando che «in altri porti del Paese, come Palermo e Salerno, l’addizionale sui diritti d’imbarco è già operativa».
Il nodo principale, però, è oggi quello dei rapporti con il Ministero dell’Interno. Terrile ha spiegato che esiste «un tavolo di monitoraggio» chiamato a verificare annualmente il rispetto degli impegni presi dai Comuni che hanno aderito alle misure previste dal decreto-legge 50/2022, articolo 43, rivolto a enti in squilibrio economico o sovraindebitati. «Nella giornata di ieri, 10 dicembre, il Ministero dell’Interno ci dice che il Comune di Genova è inadempiente – ha riferito –. E aggiunge che la rimodulazione dell’accordo, cioè la proposta della scorsa amministrazione di togliere la tassa d’imbarco lasciando solo l’addizionale Irpef, non è ammissibile fino a quando non saremo adempienti».
Secondo quanto illustrato dall’assessore, il Viminale ha chiarito che «un’eventuale rimodulazione dell’accordo potrà essere valutata solo a partire dal 2026, che è anche l’anno in cui, a nostro avviso, partirà la tassa d’imbarco, nel rispetto dell’accordo sottoscritto e già attuato per il pregresso». Nel frattempo, la mancata applicazione dell’imposta comporta conseguenze pesanti: «Se noi non attuiamo la tassa d’imbarco ci sono conseguenze molto gravi. L’accordo sull’addizionale Irpef non potrà essere attuato e, in caso di inadempimento, il Comune di Genova perderà ogni anno tra i 25 e i 26 milioni di euro. Ci è stato già comunicato che la seconda rata, che dovrebbe essere pagata entro la fine dell’anno, è stata sospesa: vale circa 12 milioni e mezzo».
Terrile ha voluto ricordare anche l’origine politica della misura: «La scelta della tassa d’imbarco non l’abbiamo fatta noi, l’ha fatta l’amministrazione Bucci nel 2022. E ricordo che ben sette consiglieri dell’attuale minoranza facevano parte di quella giunta che il 31 gennaio 2025 ha approvato questa misura, anche se poi non è arrivata in aula».
Di fronte al rischio di «minare gli equilibri di bilancio del Comune» e compromettere «l’erogazione dei servizi», il vicesindaco invita a evitare cacce al colpevole: «La più grossa parte di questo problema non è stato creata da noi. Ieri ci viene detto che siamo inadempienti: chi è stato inadempiente? Chi è qua da sei mesi o chi ha firmato l’accordo nel novembre 2022 e per tre anni non ha applicato la misura? Io penso che, invece di cercare colpevoli, dovremmo cercare soluzioni, e mi farebbe piacere che le cercassimo insieme».
L’obiettivo, per Terrile, resta quello di «trovare un punto di equilibrio alto» con operatori e ministero, «fare un passo avanti nel rapporto tra porto e città» e garantire che la contribuzione degli operatori passeggeri migliori «la fruibilità delle aree di cerniera tra porto e città», senza trasformare la tassa d’imbarco «in un conflitto che nessuno vuole».
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