Sanità, in Regione via libera alla maxi Asl. L’opposizione abbandonano l’aula: «Riforma destinata al caos»

Nasce l’Azienda Tutela Salute Liguria. Manifestazione di Cgil, Cisl e Uil: «Controriforma calata dall’alto, più potere ai privati e rischio caos per cittadini e lavoratori». Bagarre nella sala dell’assemblea legislativa

Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza il disegno di legge 85 che ridisegna l’assetto della sanità ligure e stanzia un’anticipazione per il trasporto pubblico locale dell’area metropolitana di Genova. Diciotto voti favorevoli, tutti di centrodestra; opposizioni fuori dall’aula al momento del voto, dopo che il presidente dell’assemblea Stefano Balleari ha rifiutato di sospendere la seduta per ascoltare una delegazione di sindacati e lavoratori della sanità presenti in presidio dentro e fuori palazzo.

Per le minoranze si è trattato di “un gesto antidemocratico e di prevaricazione” per approvare – dicono – “una riforma che provocherà disordine e caos”.

Scontro in aula: opposizioni e sindacati contro la maggioranza
La giornata conclusiva sul ddl sanità è stata segnata da tensioni sin dall’inizio. Una delegazione di Cgil, Cisl e Uil è entrata in aula chiedendo, insieme ai gruppi di opposizione, una breve sospensione per un’audizione con i capigruppo. La richiesta è stata respinta e dagli spalti, occupati da decine di operatori sanitari, si sono levati cori di protesta.
A quel punto i gruppi di minoranza hanno deciso di non partecipare oltre ai lavori e hanno abbandonato l’aula.
Il consigliere regionale del Partito democratico Andrea Orlando ha sintetizzato così la scelta:
«L’ultimo giorno di Consiglio sulla riforma della sanità è la fotografia esatta di questa legge: una riforma scritta per le burocrazie, per il Ministero dell’Economia e delle finanze e per la sanità privata. Non si è voluto ascoltare neppure i lavoratori che chiedevano solo un confronto in più. Questa riforma non darà benefici ai cittadini, penalizzerà i territori più marginali, svuoterà il ruolo dei sindaci, non costruirà una vera sanità territoriale e non porterà un euro in più per ricerca, personale e produttività dei servizi. È una legge calata dall’alto, sopra la testa di cittadini e lavoratori. Abbiamo provato a limitarne i danni, ma è evidente che non si vogliono correggere gli errori. Da oggi continueremo a lavorare fuori dall’aula, nei luoghi di lavoro e nei territori, per spiegare le nostre proposte e una strada alternativa. Questa riforma è contro i lavoratori e contro i malati ed è destinata al fallimento, perché produrrà disordine e caos».
Durissimo anche il capogruppo Pd Armando Sanna:
«Oggi abbiamo assistito a una delle pagine più brutte di questo Consiglio regionale. Sarebbe bastato sospendere i lavori per un quarto d’ora e ascoltare i sindacati con i capigruppo per dare un minimo segno di rispetto e di ascolto. Invece questa destra, con un gesto arbitrario e antidemocratico, ha tirato dritto, rifiutando ogni richiesta di dialogo. Fin dall’inizio era chiaro che si voleva approvare questa riforma in fretta, senza contraddittorio e senza modifiche: si è svolto solo il “compitino” chiesto dal Ministero. Hanno votato da soli una riforma che noi giudichiamo sbagliata, respingendo gli emendamenti delle opposizioni. Noi non abbiamo voluto confonderci con questo atto e stiamo dalla parte dei lavoratori e dei cittadini liguri che difendono una sanità pubblica, accessibile e universale».
Per Selena Candia, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, e il consigliere Jan Casella, “il percorso dello sfascia-sanità è iniziato male e finito peggio”:
«Prima si è scritta una legge fondamentale senza ascoltare territori, lavoratori, utenti e comitati; poi si è arrivati al voto rifiutando qualsiasi confronto con chi, nella sanità, lavora ogni giorno. Era doveroso che il presidente Marco Bucci e la sua maggioranza ascoltassero le preoccupazioni e i suggerimenti dei sindacati. Questa legge avrà effetti enormi su pazienti e operatori, ma per migliorare davvero la qualità del servizio bisognava tenere conto dei bisogni di cura delle persone. Invece questi aspetti sono stati ignorati. È un’impostazione che favorisce il privato e indebolisce la sanità pubblica».
Il capogruppo della Lista Orlando Presidente Gianni Pastorino parla di “punto di rottura”:
«Per settimane abbiamo provato a portare contributi seri, ma di fronte a una maggioranza che oggi ha scelto di non ascoltare nemmeno la presenza dei lavoratori in aula, non restava che alzarci e uscire. Lo avevamo detto fin dall’inizio: questa riforma non nasce da un vero confronto. E oggi ne abbiamo avuto la prova definitiva. In 65 giorni si pretende di cancellare cinque Asl e crearne una sola, senza coinvolgere parti sociali, ordini professionali, sindaci. Dal 2 gennaio si parte senza neppure avere sistemi informatici uniformi. In un Paese normale prima si aprono tavoli tecnici, poi nel tempo si mettono a regime le riforme. Ora torneremo nei territori, nei reparti, nelle assemblee per spiegare cosa c’è dentro questa legge, le sue contraddizioni e i danni potenziali. Così com’è, è un regalo alla sanità privata e una pesante penalizzazione per quella pubblica».
Il capogruppo del Movimento 5 Stelle Stefano Giordano definisce quanto accaduto “una delle pagine più buie di questa legislatura”:
«Denunciamo la miopia del centrodestra e del presidente del Consiglio regionale Stefano Balleari, che ha rifiutato di ascoltare in audizione le lavoratrici e i lavoratori della sanità, i primi a essere colpiti dalla riforma Bucci. È inaccettabile bollare come ‘fascista’ chi, in modo pienamente democratico, ha cercato di dare voce a chi manda avanti ogni giorno la sanità pubblica. Ascoltare testimonianze e proposte di operatori, ordini professionali, parti sociali e cittadini non è eversione: è alta democrazia. Invece oggi abbiamo visto l’esatto contrario, con il confronto sostituito dall’arroganza. E mentre qui si discute di equilibri politici, fuori ci sono le vere voci che andavano ascoltate: i pazienti costretti a restare 8-10 giorni in area di emergenza prima di un ricovero, chi per una visita dermatologica si sente proporre il primo appuntamento nell’estate 2027, gli operatori che lavorano in condizioni al limite. È da lì che bisognava partire per una riforma seria».
Cosa cambia con la riforma: maxi-azienda ATS Liguria e rete ospedaliera metropolitana
Il ddl 85 ridisegna la governance della sanità regionale. Nasce l’Azienda Tutela Salute Liguria (ATS Liguria), unica azienda sociosanitaria regionale che ingloba le attuali cinque Asl e la struttura Liguria Salute.
Le cinque aziende diventano cinque Aree sociosanitarie liguri, corrispondenti agli attuali territori Asl: non saranno più aziende autonome, ma articolazioni operative di ATS, con un certo margine di autonomia gestionale in base agli indirizzi del direttore generale unico, nominato dalla Giunta regionale e affiancato da un direttore sanitario, uno amministrativo e uno sociosanitario.
Una parte rilevante dei servizi – acquisti, logistica, reclutamento del personale, magazzini, coordinamento di laboratori e diagnostica per immagini – viene centralizzata. Sui territori restano distretti, presìdi ospedalieri e servizi sociosanitari, coordinati dai direttori di area che risponderanno al vertice di ATS.
Sul fronte ospedaliero viene istituita, dal 1° gennaio 2026, l’IRCCS Azienda Ospedaliera Metropolitana (AOM), che mette in rete Policlinico San Martino, Ospedale Galliera, Villa Scassi ed Erzelli, mantenendo la natura di policlinico universitario e di istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. Restano autonomi l’Istituto Gaslini e l’Ospedale Evangelico Internazionale.
La Conferenza dei sindaci viene confermata come luogo di confronto tra Regione e Comuni: un emendamento del consigliere Pd Enrico Ioculano amplia le sue funzioni, prevedendo che esprima parere anche sul bilancio pluriennale e rafforzando l’integrazione socio-sanitaria tramite i Punti unici di accesso nelle Case di comunità, in collaborazione con il terzo settore.
Le argomentazioni della maggioranza: “Più efficienza, meno burocrazia, più risorse per le cure”
Per il presidente della Regione Marco Bucci, la riforma “ha l’obiettivo di utilizzare meglio le risorse e incrementare quelle destinate alla cura, ai territori, ai servizi ai malati e ai cittadini”.
Secondo Bucci, un’unica Asl regionale consente di “unificare ciò che non ha senso resti frammentato, cioè funzioni amministrative e tecniche” e di destinare più energie alla parte clinica e territoriale: presìdi, distretti, medicina di base, cure domiciliari e presa in carico dei pazienti cronici. L’idea è quella di una “regia unica” per standardizzare processi, ridurre sprechi, liberare professionalità e investire nuovamente nell’assistenza.
L’assessore alla Sanità Massimo Nicolò parla di “passaggio storico per la Liguria”: la regione più anziana d’Europa – evidenzia – non può più permettersi un sistema frammentato. Con ATS Liguria, sostiene, si costruisce “un modello unitario, con una governance forte capace di garantire equità di accesso e qualità delle cure, semplificando e rendendo più efficace l’intero sistema”.
I consiglieri regionali della Lega Sara Foscolo, Alessio Piana e Armando Biasi rivendicano l’accoglimento di tutte le loro proposte emendative e sottolineano che “la riforma punta a rafforzare la presa in carico degli anziani e dei pazienti cronici, a ridurre la mobilità passiva, a rendere più attrattiva la sanità ligure anche per chi arriva da fuori regione”. Nel testo vengono citati anche il sostegno alle foresterie per gli operatori sanitari, l’equiparazione delle quote capitarie e il ruolo del terzo settore come “sentinella dei bisogni sui territori”.
I gruppi di maggioranza di Fratelli d’Italia, Vince Liguria, Lega, Forza Italia e Orgoglio Liguria respingono al mittente le accuse di comportamento antidemocratico e parlano di “comportamento irresponsabile e strumentale” delle opposizioni. Secondo la nota unitaria, i sindacati “erano già stati ascoltati nelle sedi opportune” e la richiesta di sospendere la seduta sarebbe stata solo “un pretesto per tentare di bloccare i lavori dell’aula”. L’atteggiamento di parte della Cgil viene definito “inaccettabile”, così come le accuse di “fascismo” rivolte al presidente e alla maggioranza.
La voce dei sindacati: “Controriforma, più privato e meno garanzie per i cittadini”
Se la maggioranza rivendica una riorganizzazione necessaria, il fronte sindacale resta compatto nel giudizio negativo.
Il segretario generale di Cgil Liguria Maurizio Calà (presente al presidio) ha definito la legge una vera e propria “controriforma”: una ristrutturazione che “accentra potere” ma non affronta i nodi strutturali. Secondo Cgil, una riforma dovrebbe migliorare le condizioni di vita dei pazienti e di lavoro degli operatori, mentre qui – argomenta – “si cambia l’architettura amministrativa senza intervenire su ciò che serve davvero: più strutture diagnostiche, una medicina territoriale più vicina alle persone, personale sufficiente”.
Il sindacato denuncia la carenza di medici e infermieri, i macchinari obsoleti o spesso fuori uso, la lentezza nel rinnovo dei contratti pubblici – con aumenti giudicati insufficienti rispetto all’inflazione – e si chiede perché un professionista dovrebbe restare nel servizio sanitario pubblico “a fronte di salari più bassi, turni massacranti e aggressioni, quando il privato offre di più e costruisce profitti sulla salute”. La riforma, in questo quadro, sarebbe “una risposta sbagliata a problemi reali”, che rischia di allargare ancora di più lo spazio del privato e le disuguaglianze nell’accesso alle cure.
Anche Cisl Liguria, con il segretario generale Luca Maestripieri, parla di “salto nel buio dal 1° gennaio” e chiede la sospensione dell’iter:
«Affrontare il tema della riforma in questa regione è utile, necessario, urgente. Ma non così. Una riforma tanto complessa e ambiziosa non può essere liquidata in pochi giorni forzando tempi, procedure e confronti. Bisognava aprire per tempo un dialogo serio con Comuni e sindacati, ascoltare chi ogni giorno tiene in piedi la sanità e rappresenta i cittadini. L’obiettivo deve essere garantire il diritto alla salute, ridurre le disuguaglianze tra chi riesce a curarsi e chi no, affrontare la cronica carenza di personale. Se l’idea è solo accorpare per “tappare buchi”, senza risorse aggiuntive né assunzioni, il rischio è aggravare le condizioni del personale e non risolvere i problemi degli utenti. La coperta è corta: non basta tirarla da una parte. Serviva un confronto vero, che non c’è stato».
Durissima anche la posizione di Uil Liguria.
«Questa legge concede ai privati un potere particolare nel disegno del nuovo sistema sanitario: un’imposizione dall’alto, un piano che rivela un percorso di accentramento di risorse e un’organizzazione del lavoro tutta da scoprire, una mancanza di rispetto verso un corpo intermedio che mette in pericolo la democrazia e il sistema sanitario regionale per la popolazione più anziana d’Europa», dichiarano Riccardo Serri, segretario generale Uil Liguria, e Giovanni Bizzarro, segretario confederale regionale Uil Liguria.
Secondo Uil, fare sparire le Asl sostituendole con Aree territoriali sotto un’unica direzione, e accorpare in tempi strettissimi i principali ospedali dell’area metropolitana, rischia di moltiplicare i problemi invece di risolverli. Ciò che sulla carta viene presentato come un progetto di efficientamento potrebbe trasformarsi, nella pratica, in un appesantimento economico e organizzativo, con ricadute pesanti su personale e cittadini.
«Ci aspettiamo che l’iter venga interrotto per aprire una discussione seria e partecipata sulla salute dei cittadini e sul lavoro di migliaia di lavoratrici e lavoratori che si sentono pedine nelle mani di un sistema che non li salvaguarda – interviene Milena Speranza, segretaria generale Uil Fpl Liguria –. I cambiamenti previsti dalla riforma richiedono una riflessione attenta e un confronto vero per armonizzare processi, tecnologie, accordi decentrati, contratti integrativi aziendali, e per affrontare la questione delicata della mobilità del personale, oggi senza una pianificazione chiara, senza una gestione adeguata e senza alcun indispensabile accordo sindacale. E soprattutto: chi garantirà che questa riorganizzazione non si tradurrà in fuga dei professionisti o in tagli al personale e alle risorse della sanità pubblica, a beneficio di quella privata? Nel frattempo, personale già esausto e in sofferenza da anni per le croniche carenze continua a essere sottoposto a carichi di lavoro insopportabili, a rischi professionali altissimi, a condizioni di lavoro al limite della sopportazione. Noi puntiamo il dito sulla mancanza di personale, sulla salute e sulla sicurezza degli addetti e sulla crisi della medicina generale».
Fortissima anche la preoccupazione dei pensionati.
«Il modello proposto da Bucci non affronta i problemi della popolazione più fragile, anziani e disabili – tuona Alba Lizzambri, segretaria generale Uil Pensionati Liguria –. Siamo preoccupati per liste d’attesa interminabili e per una medicina territoriale che resta, al momento, soprattutto un elenco di buone intenzioni, mentre aree interne e periferie continuano a essere scoperte e i pronto soccorso restano intasati dalle cronicità, in una regione dove l’età media si alza sempre di più. Le disuguaglianze territoriali si accentuano e i più fragili ci rimettono. Se si consegna di fatto la sanità ai privati si snatura il principio di responsabilità del pubblico: i privati faranno profitto sugli anziani che potranno permetterselo, mentre altri rinunceranno a curarsi, tracciando una linea sempre più netta tra cittadini di serie A e cittadini di serie B».
Cgil, Cisl e Uil annunciano che il confronto non si fermerà in aula: la mobilitazione proseguirà nei territori, nei luoghi di lavoro e nelle sedi nazionali, con l’obiettivo – dicono – di difendere il carattere pubblico e universale del servizio sanitario e di correggere, se possibile, il percorso aperto dalla riforma ligure.
Con l’approvazione del ddl 85, la riforma ora passa alla fase operativa. Dal 1° gennaio 2026 dovranno entrare in funzione l’Azienda Tutela Salute Liguria e, dal 2026, l’Azienda ospedaliera Metropolitana. Sarà il banco di prova concreto per capire se la promessa di un sistema “più efficiente e vicino alle persone”, rivendicata dalla Giunta, prevarrà sui timori espressi da opposizioni e sindacati, che parlano di “salto nel buio”, “controriforma” e rischio di un progressivo indebolimento della sanità pubblica.



Antifascismo e caso Chiavari, nuove scintille politiche
La giornata si è intrecciata anche con altre polemiche politiche. Il segretario regionale di Rifondazione comunista Jacopo Ricciardi ha denunciato come “vergognosa” una frase dell’addetto stampa del presidente Balleari, che, rivolgendosi ai lavoratori in presidio, avrebbe ironizzato sul tema dell’antifascismo (“fascismo come a Chiavari e a Sestri Ponente?”).
Balleari è intervenuto sul danneggiamento della sede del Partito democratico di Chiavari, definendo “affrettate” le accuse di matrice politica dopo che sui giornali locali è stata pubblicata una lettera di scuse che escluderebbe motivazioni ideologiche.
Resta però da verificare se la lettera provenga realmente dagli autori del gesto e se l’eventuale presa di distanza dall’ideologia non sia anche un modo per evitare contestazioni più gravi, come l’apologia di fascismo. Sta di fatto che i vandali, danneggiando la sede del Pd, hanno inneggiato al Duce.
Tpl genovese: anticipazione di 14,3 milioni
Nel ddl trova spazio anche un capitolo dedicato al trasporto pubblico. La Regione è autorizzata a concedere alla Città metropolitana di Genova, per il 2025, un’anticipazione fino a 14,3 milioni di euro a valere sulle risorse aggiuntive del Fondo nazionale trasporti.
L’obiettivo è garantire la liquidità necessaria per evitare tagli e garantire la continuità del servizio nell’area metropolitana. Alcuni ordini del giorno – di iniziativa in gran parte dell’opposizione, ma approvati dalla maggioranza – impegnano la Giunta a chiedere in Conferenza Stato-Regioni il ripristino integrale del Fondo nazionale, a rafforzare il Fondo unico regionale dei trasporti e a convocare un tavolo con enti locali e gestori per rivedere i criteri di riparto tra gli ambiti territoriali.
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