Lacrimogeni sul corteo ex Ilva, Genova riapre la ferita del G8

Griglie e blindati davanti alla Prefettura fermano i lavoratori di Cornigliano. Anpi parla di «pagina inaccettabile», sindacati e opposizioni attaccano il governo, FdI difende Urso e accusa la sinistra

Griglie metalliche, blindati a chiudere l’accesso alla Prefettura, lacrimogeni sul corteo di operai. La giornata di sciopero generale dei metalmeccanici per la vertenza ex Ilva si è trasformata in uno scontro politico aperto sulla gestione dell’ordine pubblico e sul futuro della siderurgia.

Il corteo, partito da Cornigliano dopo tre giorni di presidi a ponente, aveva come obiettivo la Prefettura, dove i lavoratori – affiancati da delegazioni di altre fabbriche, categorie e studenti – speravano in un incontro con il rappresentante del governo. Ad attenderli, però, c’erano barriere di ferro e reparti in tenuta antisommossa. Le griglie, che per molti hanno richiamato alla memoria il G8 del 2001, hanno esasperato gli animi: uno dei mezzi da lavoro in testa al corteo ha fisicamente spostato una barriera per simboleggiare la volontà di “varcare” quella soglia istituzionale.
Da lì la situazione è precipitata. Secondo le testimonianze e le denunce dei sindacati, la polizia ha risposto con «lacrimogeni sparati ad altezza uomo», che hanno causato contusioni e ferite lievi tra i manifestanti e tra alcuni giornalisti impegnati a documentare la protesta. In piazza era presenti, tra gli altri, la sindaca Silvia Salis, che ha confermato l’intenzione di recarsi domani a Roma per un nuovo confronto con il ministro Adolfo Urso, e, a Brignole, il presidente della Regione Marco Bucci: la loro mediazione ha contribuito a evitare un’escalation ulteriore. Il corteo, dopo Brignole, ha fatto infine ritorno a Cornigliano.
L’allarme dell’Anpi: «Scene che evocano il G8»
Sulla scena di piazza Corvetto è intervenuta con parole durissime l’Anpi genovese, definendo «inaccettabile e allarmante» quanto accaduto davanti alla Prefettura. L’associazione dei partigiani parla di scelte che appaiono come una «provocazione» o una «sottovalutazione dei sentimenti dei lavoratori», già messi alla prova dall’assenza di certezze sul futuro produttivo di Cornigliano.
Le griglie e i lacrimogeni vengono letti come una ferita che si riapre in una città “medaglia d’oro della Resistenza” che «questi lacrimogeni li ha già visti troppe volte»: dal 30 giugno 1960 contro il governo Tambroni, ai giorni del G8, fino ai cortei per il lavoro. Anpi esprime solidarietà a operai, sindacati e giornalisti coinvolti e avverte che non potrà «accettare altre scelte provocatorie da parte di chi dovrebbe rappresentare lo Stato», soprattutto di fronte a chi manifesta per difendere il posto di lavoro.
Sindacati di base: «Silenzio assordante del governo, la soluzione è la nazionalizzazione»
Dal fronte sindacale la lettura politica della giornata è altrettanto netta. Per l’Unione sindacale di base, quella di oggi è «una giornata che si chiude con una certezza: dal governo non è arrivata una sola risposta». USB denuncia il «silenzio assordante» dell’esecutivo sul futuro produttivo e sull’occupazione e considera l’uso dei lacrimogeni in piazza Corvetto come la fotografia di un governo che «risponde con la forza invece che con il dialogo» a chi chiede dignità e prospettive.
La sigla di base rilancia la propria linea storica: nazionalizzazione dell’ex Ilva e varo di un piano industriale credibile come unica soluzione per tenere insieme diritto alla salute e diritto al lavoro. USB denuncia come «assurdo» che si trovino 35 miliardi per il riarmo e non «meno di un terzo» per un piano industriale nazionale, annunciando la volontà di proseguire scioperi e blocchi anche nei prossimi giorni: «La lotta dei lavoratori dell’ex Ilva è la lotta di tutti», si legge nella nota.
Fim Cisl: «Schiaffo dal governo, ma siamo dalla parte delle forze dell’ordine»
La Fim Cisl, con il segretario regionale Christian Venzano, parla di «quattro giorni intensi» di mobilitazione e definisce l’atteggiamento del governo «uno schiaffo» alle legittime richieste dei lavoratori. Il punto critico resta il “ciclo corto”, ritenuto pericoloso per l’intero gruppo e «un rischio concreto» per lo stabilimento genovese: se Cornigliano si ferma, «chiude per sempre».
I metalmeccanici Cisl rivendicano di aver ottenuto la continuità produttiva della banda stagnata al Mimit, ma giudicano insufficiente l’esito del negoziato sulla banda zincata, che per loro dovrebbe arrivare almeno a marzo. Venzano ringrazia Bucci per la vicinanza ma contesta l’interpretazione dei vincoli sugli aiuti di Stato, ricordando che l’amministrazione straordinaria ha l’obbligo di preservare il valore degli asset aziendali, anche attraverso la manutenzione e la continuità produttiva.
Al tempo stesso, la Fim sottolinea di essere «dalla parte delle forze dell’ordine» e di chiedere sostegno «da parte di tutti» in un momento definito «difficilissimo» per il mondo del lavoro, ribadendo l’obiettivo di tornare al piano condiviso con i sindacati e di assumersi la responsabilità politica del rilancio della siderurgia.
Opposizioni all’attacco: «Lacrimogeni e zone rosse, basta silenzi»
In Regione le opposizioni – Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Lista Orlando Presidente e Movimento 5 Stelle – raccolgono l’appello dei sindacati e chiedono la sospensione dei lavori del consiglio regionale «finché non ci saranno risposte concrete da parte del governo». I gruppi di minoranza si dichiarano «vicini e dalla parte dei lavoratori che rivendicano solo il loro diritto al lavoro» e accusano l’esecutivo di «continuare a fare spallucce», ricordando che anche al question time di ieri non sarebbero emerse «soluzioni né risposte chiare».
Un duro j’accuse arriva anche dal fronte PD: Andrea Orlando, Davide Natale e Simone D’Angelo definiscono «inaccettabile» quanto accaduto nelle strade di Genova. Nella loro lettura, mentre il governo «si sottrae al confronto» lasciando «migliaia di lavoratori e intere comunità senza futuro», chi manifesta per il lavoro trova davanti a sé «lacrimogeni e zone rosse». I dem chiedono «un tavolo serio e trasparente» e un «intervento pubblico deciso», fino alla nazionalizzazione dell’ex Ilva, ritenuta condizione perché esista una prospettiva reale per lavoratori e città.
Per il PD, la produzione della banda stagnata a Cornigliano – definita «eccellenza storica e asset strategico» – non può essere depotenziata né sacrificata dietro «argomentazioni burocratiche».
Rifondazione: «Corteo pacifico colpito dai lacrimogeni»
Da sinistra, Rifondazione Comunista parla di «vergogna» e descrive il corteo dei metalmeccanici come «pacifico» e centrato sulla rivendicazione del lavoro, colpito però dal lancio di lacrimogeni come «risposta del governo Meloni». I dirigenti liguri e genovesi del partito, Jacopo Ricciardi e Gianni Ferretti, si dicono «al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Ilva» e rivendicano la scelta di «forme di lotta radicali».
Anche per Rifondazione, la strada indicata è quella dell’intervento diretto dello Stato, della nazionalizzazione di Acciaierie d’Italia e della riconversione ecologica con bonifica dei siti.
La replica di Fratelli d’Italia: «Nessuna chiusura a Genova, la sinistra non alimenti lo scontro»
Sul fronte opposto, Fratelli d’Italia – con una nota congiunta dei gruppi in Regione e in Comune – difende l’operato del governo e invita alla calma. FdI sottolinea che il ministro Urso, in Parlamento, ha escluso «dismissioni e chiusure» a Genova e negli stabilimenti del Nord, assicurando l’assenza di cassa integrazione e il pagamento integrale dei salari, e definendo la banda stagnata come produzione «strategica» per governo e commissari.
I meloniani giudicano «preoccupanti» le parole di una parte del sindacato che «cerca lo scontro» e criticano la sindaca di Genova per aver «sfiduciato pubblicamente» il ministro. Alla piazza «esasperata e preoccupata» rivolgono un «appello alla calma e alla responsabilità», chiedendo agli operai di non cedere alla tentazione della violenza e accusando la sinistra ligure di «sciacallaggio politico» e di «narrazione falsa» alimentata «per dare contro al governo».
FdI contesta inoltre le scelte del centrosinistra sulla vicenda ex Ilva (dallo scudo penale al dibattito sul futuro di Taranto) e chiede la «più ferma condanna» delle parole dell’ex sindacalista Franco Grondona, che avrebbe evocato una nuova «strategia della tensione».
La giornata, insomma, si chiude con una città politicamente spaccata su due piani: come gestire la protesta di una classe operaia che teme la deindustrializzazione e quale strada imboccare per salvare l’ex Ilva tra ipotesi di nazionalizzazione, piani di decarbonizzazione rinviati e rassicurazioni del governo su salari e continuità produttiva.
Domani a Roma un nuovo tavolo con il ministro Urso, con la sindaca Salis e il presidente Bucci annunciati presenti, proverà a dare le prime risposte. Ma dopo le griglie e i lacrimogeni di oggi, il confronto non sarà solo industriale: riguarderà anche il modo in cui la politica decide di ascoltare – o contenere – le piazze del lavoro.
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