diritti e sociale 

Il “giro dei presepi” di don Giacomo: dai senza tetto ai lavoratori ex Ilva

Il direttore di Migrantes: «Meno polemiche sui presepi e più attenzione a chi rischia casa e lavoro. Una città sta bene solo se stanno bene tutte le sue parti»

Sarà un “giro dei presepi” molto particolare quello che, questa sera, farà monsignor Giacomo Martino, per tutti “don Giacomo”, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes. Dopo la messa delle 19 il sacerdote si fermerà nella casa di accoglienza di San Tommaso, dove per tutto l’inverno trovano riparo dodici persone senza dimora, poi salirà sul suo scooter per raggiungere il presidio dei lavoratori dell’ex Ilva alla stazione di Cornigliano.

«In un tempo in cui si perde tempo a parlare di presepi invece che di pace e di solidarietà – spiega – il mio giro dei presepi sarà proprio questo: i senza tetto e gli operai che perdono dignità, lavoro e, di conseguenza, rischiano per sé e per le loro famiglie anche la casa». Don Giacomo sottolinea di non voler essere protagonista, ma di voler lanciare un invito: «Aprite nuovamente il cuore in questo periodo natalizio».

Per il sacerdote, il “vero” Natale non coincide con le luminarie e le vetrine, ma con la scelta di mettersi accanto a chi è più fragile: «Il Natale – quello vero, non quello da luminarie – arriva proprio per spostarci di posto, per rimetterci dentro la storia degli altri».

Nel suo messaggio, don Giacomo ricorda che il Vangelo «non parla mai di meritocrazia» e neppure di una “sterile uguaglianza” che dia a tutti la stessa cosa, ma indica la via dell’equità: «Negli Atti degli Apostoli si racconta che la comunità distribuiva i beni “a ciascuno secondo il suo bisogno”. Non secondo i meriti, non secondo la simpatia, non secondo l’efficienza. Secondo il bisogno».

Un principio che, avverte, viene dimenticato “quando le proteste infastidiscono, quando il disagio degli altri ci rallenta”. E ricorre a un’immagine efficace: «Una città, una comunità, una fraternità funzionano come il corpo umano: se un membro soffre, tutto il corpo soffre. Se una parte della città sta male, tutta Genova sta male. E il Natale arriva proprio per ricordarcelo».


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