Oggi a Genova 

Sciopero generale, Genova si ferma: migliaia al corteo Usb con Greta Thunberg

Contro manovra e riarmo: portuali, studenti e attivisti in strada e in mare con la mini flotilla per la Palestina. Nessuna tensione, la protesta si chiude in modo pacifico. In manifestazioni anche la relatrice Onu per i diritti umani nei Territori palestinesi Francesca Albanese, l’attivista brasiliano Thiago Avila, Moni Ovadia, l’ex ministro greco Yanis Varoufakis, Sabina Guzzanti

Una marea di bandiere, striscioni e tamburi ha attraversato ieri le strade di Genova per lo sciopero generale indetto dall’Usb, trasformando la città in uno dei principali epicentri nazionali della protesta contro la manovra del Governo e contro le spese per armi ed eserciti. In corteo, accanto a sindacalisti, portuali del Calp, studenti e semplici cittadini, hanno sfilato anche volti noti del mondo dell’attivismo e della cultura: Greta Thunberg, la relatrice Onu per i diritti umani nei Territori palestinesi Francesca Albanese, l’attivista brasiliano Thiago Avila, Moni Ovadia, l’ex ministro greco Yanis Varoufakis, Sabina Guzzanti.

La giornata è iniziata alla stazione Brignole, dove Thunberg si è unita ai lavoratori del porto per aprire il grande corteo diretto verso il porto storico. L’attivista svedese, intervenendo dal camion-palco, ha messo in relazione la mobilitazione genovese con la situazione in Palestina, parlando di un genocidio in corso e di una comunità internazionale che, a suo giudizio, sta tradendo il popolo palestinese. Ha insistito sulla responsabilità dei governi occidentali, accusati di anteporre il potere economico al benessere delle persone e dell’ambiente, e ha definito Genova un “faro” per la capacità di mobilitarsi contro la guerra.

Nel suo intervento ha esortato a non restare in silenzio di fronte alle ingiustizie, spiegando che le piazze di questi mesi – in particolare gli scioperi generali dei portuali genovesi – le hanno restituito fiducia nell’umanità. Per questo, ha detto di voler marciare a fianco di lavoratori e lavoratrici, trattandoli come compagni di lotta non solo per Gaza ma anche per tutte le battaglie future contro lo sfruttamento. Ha chiuso salutando in un italiano un po’ incerto, ma volutamente vicino al linguaggio della piazza, invitando tutti a continuare a “lottare” e “bloccare” ciò che alimenta guerra e ingiustizie.

Nel frattempo, sulla darsena, la manifestazione ha assunto anche una dimensione simbolica “via mare”. Una mini flotilla è entrata nel porto per affiancare il corteo: sulle barche sono comparsi gli striscioni che da mesi accompagnano le iniziative cittadine, tra cui “No armi in porto”. Sulla “Mirit”, uno dei natanti usati la scorsa estate per trasportare gli aiuti di Music for Peace verso la Global Sumud Flotilla, sono saliti Thunberg, Avila e Albanese, in un ideale passaggio di consegne dalla mobilitazione in mare a quella “di terra”. Poco dopo alcuni attivisti hanno srotolato, sullo scafo del sommergibile “Nazario Sauro” davanti al Museo del Mare, un grande drappo con la scritta “No Port for Genocide”.

Il coordinatore regionale Usb Maurizio Rimassa, nel tracciare il bilancio della giornata, ha parlato di partecipazione molto ampia e di una mobilitazione che, nelle intenzioni del sindacato, rappresenta un’opposizione netta alla manovra di bilancio, ritenuta piegata alle logiche di sfruttamento e alle spese per la difesa. Rimassa ha sottolineato come, a giudizio dell’Usb, i fondi destinati alla sicurezza militare sottraggano risorse a sanità, salari e servizi pubblici, e ha annunciato che la piattaforma di protesta approderà oggi a Roma.

Un capitolo centrale è stato naturalmente la questione palestinese. Rimassa ha definito quanto accade a Gaza un genocidio e un massacro che dura da decenni, considerandolo l’esempio più evidente di dove portano le politiche di guerra “forti con i deboli e deboli con i forti”. Il sindacalista ha collegato la repressione del popolo palestinese alla precarietà e allo sfruttamento dei lavoratori in Europa, considerate come le due facce della stessa medaglia: quella di un sistema economico che nella guerra vede un’occasione di profitto.

La presenza a Genova di Thiago Avila ha avuto un ulteriore risvolto. L’attivista brasiliano, tra i volti principali della Global Sumud Flotilla, ha raccontato sui social di aver ricevuto la visita della polizia nella sua camera d’albergo la sera precedente l’iniziativa. Secondo il suo racconto, gli agenti – pur mantenendo toni corretti – avrebbero ispezionato la stanza e chiesto informazioni dettagliate sul suo soggiorno e sugli spostamenti in Europa. Avila ha interpretato l’episodio come il segnale di una crescente tendenza, da parte dei governi più vicini alle posizioni di destra radicale, a tentare di criminalizzare movimenti sociali e sindacati impegnati contro la guerra.

La manifestazione, che ha avuto anche uno spezzone lungo le banchine del porto sotto la Lanterna, si è conclusa nel primo pomeriggio senza incidenti né tensioni di ordine pubblico. Quando il corteo si è sciolto, tra fumogeni, cori e una “Bella ciao” collettiva, molti organizzatori hanno parlato di una tappa importante di un percorso che, dalle navi della flotilla alle strade di Genova, punta a proseguire nei prossimi mesi contro il riarmo e lo sfruttamento, in nome di una “flotta di terra” pronta a non fermarsi.

Foto di Adriano Silingardi


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