Scontri in via Montevideo, poliziotti feriti. Sap critica la gestione dell’ordine pubblico. Genova Antifascista rilancia: nuovo corteo il 13 dicembre

Dopo gli scontri nati dal presidio della sede di CasaPound, il sindacato di polizia chiede chiarimenti alla Questora sull’autorizzazione «degli strumenti di legittima difesa» che a suo dire sarebbe stata tardiva, mentre gli antifascisti annunciano una nuova mobilitazione contro la sede di CasaPound

Serata di alta tensione ieri, sabato 22 novembre 2025, in piazza Alimonda a Genova, dove una manifestazione antifascista organizzata nei pressi della sede di CasaPound è sfociata in duri scontri tra manifestanti e polizia. Secondo una prima ricostruzione, circa 500 persone hanno preso parte all’iniziativa, che aveva nel mirino la presenza dell’organizzazione di estrema destra nel quartiere, in via Montevideo.

Il Sap, Sindacato Autonomo di polizia, ha espresso «massima solidarietà ai colleghi, in particolare a quelli feriti, per gli inaccettabili attacchi subiti questa sera, 22 novembre, in piazza Alimonda». Nel comunicato, il sindacato riferisce che i manifestanti avrebbero «violentamente aggredito i poliziotti che si erano schierati a cuscinetto per evitare contatti tra le due fazioni», lanciando contro di loro «bottiglie, pietre ed altro materiale contundente». Diversi agenti sono rimasti feriti e hanno dovuto ricorrere alle cure mediche, mentre anche alcuni automezzi sono stati danneggiati.
Il Sap denuncia ancora una volta le «violente aggressioni» subite dagli appartenenti alle forze dell’ordine «solo per cercare di garantire la sicurezza di tutti» e punta il dito sulla gestione dell’ordine pubblico: nel mirino finisce il questore di Genova, al quale il sindacato annuncia di voler chiedere «urgenti chiarimenti per gli atteggiamenti passivi messi in atto». In particolare, il Sap contesta il ritardo – che quantifica in «circa un’ora e mezza» – nell’autorizzazione all’utilizzo degli strumenti di legittima difesa da parte dei reparti schierati.
Il sindacato collega questa presunta “eccessiva cautela” ai fatti avvenuti il giorno precedente a Bologna, che avrebbero condizionato le scelte operative a Genova. «Oltre a subire le violenze gratuite, ed a portare a casa feriti ogni volta che si va in servizio, non possiamo accettare che non ci si preoccupi dell’incolumità dei poliziotti», si legge ancora nella nota, che si conclude con l’appello «a tutte le forze politiche» per una «ferma presa di posizione» e una «immediata condanna» di quanto accaduto.
Una lettura radicalmente diversa arriva da Genova Antifascista, realtà promotrice della mobilitazione. In un duro testo diffuso sui propri canali, gli attivisti attaccano sia CasaPound sia la polizia. «Di fasci ce n’erano, l’accento non era proprio genovese, ma lo sappiamo… che se non vi portate l’aiutino da fuori non esistete», scrivono, accusando i militanti di estrema destra di nascondersi «come sempre dietro gli sbirri».
Genova Antifascista descrive un imponente schieramento di forze dell’ordine: «Stasera tanti sbirri! Armati di gas lacrimogeni, manganelli e camionette a proteggerli. Tre sbarramenti di camionette a proteggere loro e la loro merdosa sede da ogni lato». Nonostante ciò, rivendica la capacità dei manifestanti di colpire ugualmente: «Una pioggia di torce, bombatroni, sassi e soprattutto bottiglie vi è arrivata addosso lo stesso, sembrava di essere ai bei tempi di Venturini».
Gli attivisti accusano inoltre la polizia di aver lanciato «lacrimogeni a difesa di CasaPound sparati ad altezza uomo sui manifestanti» e rivendicano apertamente la scelta dello scontro: «Quello che abbiamo fatto andava fatto, e sia ben chiaro, che piaccia o no, continueremo a farlo fino a che quella sede non verrà chiusa… ad iniziare dal 13/12!!!».
Nel comunicato viene ricordata anche una serata di CasaPound prevista a La Spezia e, secondo Genova Antifascista, annullata, mentre gli attivisti sostengono che «quei ratti si aggirano per le strade genovesi» invitando a tenere «antenne dritte». Lo slogan conclusivo è, come sempre,: «Genova è solo antifascista».
Nelle ore successive, il collettivo ha commentato anche un post di CasaPound nel quale si vedono militanti di estrema destra in giro per la città, sostenendo che si tratterebbe in realtà del semplice rientro alle auto scortati da digos e polizia: «Minchioni avete fatto il giro del palazzo per andare a prendere le macchine insieme a digos e polizia e ve la spacciate da passeggiata tranquilla a Genova…».
Il bilancio definitivo dei feriti, le eventuali denunce e le possibili misure successive restano al centro dell’attenzione, così come le responsabilità politiche e operative di una serata che riporta al centro il tema, mai davvero sopito, della presenza dell’estrema destra in città e della gestione dell’ordine pubblico durante le mobilitazioni antifasciste.
Sotto: il bilancio della Questura
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