Concerto di Carlo Poddighe, un uomo solo in mezzo ai suoni

Il concerto, al 752 Heineken Pub del Porto Antico, venerdì 14 novembre e la dimostrazione fisica di che cosa significhi “suonare da soli” senza che mai la musica dia l’impressione di solitudine

Ci sono concerti che sembrano più un esperimento che uno spettacolo. Quello di Carlo Poddighe al 752 Heineken Pub del Porto Antico, venerdì 14 novembre, appartiene a questa categoria: non tanto evento, quanto dimostrazione fisica di che cosa significhi “suonare da soli” senza che mai la musica dia l’impressione di solitudine.

Bresciano, classe 1977, cresciuto in una famiglia in cui la musica era lingua domestica – il nonno lirico, la nonna pianista, il padre rocker – Poddighe porta sul palco il risultato di una vita passata a smontare e rimontare suoni. Non arriva con basi, loop o strutture preconfezionate: soltanto chitarra, tastiere, batteria, voce. E l’idea quasi ostinata che un solo corpo possa reggere il peso, e la gioia, di un’intera band.
La scena è quella del 752 Heineken Pub, affacciato sul Porto Antico, di fronte al Bigo: uno spazio che nasce come locale, ma che per una sera si trasforma in laboratorio. Intorno alle 21:45, il one man show comincia: Poddighe siede, si alza, incastra strumenti e gesti, costruisce ritmi mentre canta, passa da un timbro all’altro come se il palcoscenico fosse popolato da più musicisti, invisibili ma presenti dentro il suo corpo.
Il viaggio sonoro attraversa decenni: dai Beatles ai Beastie Boys, da Lucio Battisti a David Bowie. Non c’è la tentazione dell’imitazione perfetta, né la volontà di “rifare” il passato: piuttosto, i brani diventano pretesto per misurare l’elasticità delle canzoni, per spostarle di latitudine, per chiedersi quanta vita abbiano ancora dentro. Le cover convivono con pezzi originali, in un flusso che passa naturalmente dallo swing alla canzone d’autore, dalle scorie rock alle sfumature più leggere del pop.
Nelle pieghe di questo gioco si intravedono le esperienze accumulate negli anni: le collaborazioni con Omar Pedrini, Roman Coppola, Joe Bastianich, Massimo Bubola, le incursioni newyorkesi con Steve Greenwall e Will Lee, l’abitudine ai palchi italiani ed europei. Ma più che un curriculum, si percepisce un modo di stare nella musica: curioso, irrequieto, allergico alla posa.
Il cartellone “Live Pub” del 752, che ogni venerdì e sabato ospita formazioni diverse, fa da cornice a questa tappa ligure – la prima – di un percorso già ampio. Dopo il concerto, il DjSet di Fabrizio Valenza prolunga la notte su altre frequenze, ma il cuore della serata è quell’ora (o poco più) in cui un solo musicista, in un angolo di porto, prova a dimostrare che la complessità non ha bisogno di effetti speciali.
Chi siederà ai tavoli del locale vedrà forse un uomo circondato da strumenti. Chi ascolterà con attenzione, avrà piuttosto l’impressione di assistere a un piccolo teatro della musica, dove mani, piedi e voce si rincorrono in una continua, ostinata ricerca di equilibrio. E in quel fragile equilibrio – sempre sul punto di rompersi e sempre, miracolosamente, tenuto insieme – sta forse la vera ragione di questo one man show.
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