Gigafactory dell’AI, scontro politico sulla candidatura di Genova: il centrosinistra parla di «schiaffo». La maggioranza: “«Il progetto è nazionale e la città resta dentro»

Dopo le parole del ministro Urso a Bari sulla possibile localizzazione in Puglia, i parlamentari Pd e M5s chiedono spiegazioni a Regione e Governo: «Prima tagliano l’IIT, poi escludono la Liguria». Vince Liguria e Noi Moderati replicano: «Nessun passo indietro, Genova è parte della rete italiana di eccellenze»

La candidatura italiana a ospitare una delle cinque Gigafactory europee sull’intelligenza artificiale diventa terreno di scontro politico in Liguria. A far scattare le reazioni è stata l’uscita pubblica del ministro delle Imprese Adolfo Urso a Bari, dove ha evocato la Puglia come possibile sede, senza menzionare Genova. Un passaggio che, per l’opposizione ligure, suona come una retromarcia rispetto alle ipotesi circolate nei mesi scorsi e come un secondo segnale negativo dopo il taglio dei fondi all’IIT.

Il primo ad alzare la voce è il senatore Lorenzo Basso (PD), vicepresidente della Commissione Trasporti e Innovazione tecnologica, che parla di “fatto grave” e chiede a Regione Liguria e al sindaco-presidente Bucci di chiarire “che fine abbia fatto la candidatura annunciata”. Per Basso, Genova aveva tutti i requisiti per essere la testa di ponte italiana: “qui arrivano i cavi sottomarini, ci sono poli come Leonardo, Raise, Mnesys, Start4.0 e un sistema di ricerca già connesso con Bologna, Milano e Torino”. Il senatore lega la vicenda anche alla sforbiciata al finanziamento dell’Istituto italiano di tecnologia: “prima si tagliano 15 milioni a un’eccellenza, poi si rinuncia a valorizzarla”.
Sulla stessa linea il deputato dem Alberto Pandolfo, che parla di “beffa” e di “promesse sparite”, e il Movimento 5 Stelle con il senatore Luca Pirondini e il capogruppo regionale Stefano Giordano, che accusano il Governo di “spostare i cerchietti sulla cartina senza una strategia” e chiedono a Bucci di spiegare perché non stia difendendo pubblicamente la candidatura della città. Anche il PD ligure, con Davide Natale e Matteo Bianchi, parla di “ennesima sberla alla Liguria” e invita la Regione a farsi sentire.
La risposta della maggioranza non si fa attendere. Il consigliere regionale Federico Bogliolo (Vince Liguria–Noi Moderati) ribalta la lettura dell’opposizione: “Il ministro non ha affatto escluso Genova. Ha ripetuto che l’Italia sta lavorando a una candidatura unitaria e di sistema, che valorizza i supercomputer di Genova, Bologna e Pavia e le competenze esistenti. Dire oggi che la Liguria è fuori significa tifare contro la propria regione”. Sulla stessa linea la deputata Ilaria Cavo (Noi Moderati), vicepresidente della Commissione Attività produttive alla Camera: “Genova resta al centro del progetto con Da Vinci, i cavi sottomarini, IIT e l’università. È pretestuoso trasformare una risposta del ministro in una guerra tra territori: il modello è una rete nazionale di eccellenze, non una città contro l’altra”.
In mezzo, il nodo politico: l’opposizione chiede trasparenza su quale dossier sia stato effettivamente inviato da Liguria e Comune al MIMIT e al MEF, la maggioranza sostiene che il lavoro del Governo sia ancora su un’impostazione “a rete” e che la proposta genovese sia tuttora sul tavolo. Ma il clima, dopo i tagli all’IIT e le parole di Urso, è decisamente più teso di qualche settimana fa.
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