Arresto confermato per la dipendente che nascondeva sul posti di lavoro un’ingente quantità di stupefacente

Il giudice ha convalidato l’arresto e disposto il carcere: nel suo armadietto c’erano oltre 16 chili di prodotto liquido riconducibile a sostanze psicotrope. Respinta la versione secondo cui stava solo custodendo la borsa per un conoscente

È stato convalidato dal gip Camilla Repetto l’arresto della trentenne fermata il 31 ottobre dopo il blitz della squadra mobile in un supermercato del levante genovese. La donna, che lavorava nel punto vendita, teneva nel proprio armadietto dello spogliatoio un borsone con dentro 21 flaconi: all’apparenza prodotti alimentari o cosmetici, in realtà contenitori di cocaina allo stato liquido per un peso lordo di 16,273 chili. Una quantità ritenuta dagli inquirenti “ingente”, tanto che il pubblico ministero ha contestato la detenzione ai fini di spaccio con l’aggravante prevista dalla normativa sugli stupefacenti.

L’operazione è partita da una segnalazione confidenziale: la mobile è entrata direttamente nello spogliatoio insieme alle unità cinofile, i cani hanno puntato l’armadietto intestato alla lavoratrice e dentro è stato trovato il borsone. In quel momento la donna non era in servizio; è stata rintracciata poco dopo e, messa di fronte al materiale sequestrato, ha ammesso che armadietto e borsa erano suoi.
Davanti al giudice, nell’interrogatorio di garanzia di stamattina, ha provato a difendersi sostenendo di non sapere cosa contenessero i flaconi: secondo il suo racconto, un amico le avrebbe chiesto di custodire la borsa “per qualche giorno”, dicendole che si trattava di generi alimentari e profumi. La versione però non ha convinto il gip, che l’ha definita inverosimile per più motivi: innanzitutto per la natura e la quantità del materiale sequestrato, poi per il fatto che la borsa fosse stata nascosta sul luogo di lavoro e non in un’abitazione, segno — secondo il giudice — della volontà di evitare controlli o sospetti.
Alla luce di questi elementi il giudice ha convalidato l’arresto e ha accolto la richiesta della procura applicando la custodia cautelare in carcere, ritenendo concreto il pericolo di reiterazione del reato. Le indagini della squadra mobile proseguono ora per identificare chi abbia consegnato il borsone alla dipendente e a chi fosse destinata la droga una volta “ritratta” allo stato solido e immessa sul mercato.
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