Blitz al liceo Da Vinci, è caccia ai “maranza”. Primi identificati minorenni tra gli invasori. Possibili collegamenti con raid in altre scuole

La Digos ha già individuato alcuni partecipanti all’incursione di sabato notte durante l’occupazione studentesca. Al vaglio i reati di danneggiamento aggravato e apologia del nazismo e del fascismo. Si verificano la connessione con gli episodi al Calvino e all’Istituto Nautico e i tempi di risposta delle forze dell’ordine. Il preside punta a riprendete le lezioni entro la settimana. Il preoccupante fenomeno che sta emergendo, non solo a Genova

C’è un primo perimetro dell’inchiesta sul blitz che, nella notte tra sabato e domenica, ha interrotto l’occupazione autorizzata al liceo scientifico Leonardo Da Vinci. La Digos ha identificato i primi presunti responsabili: si tratterebbe di minorenni. Il quadro non è ancora completo e, finché non saranno ricostruite tutte le presenze, non sarà stata trasmessa un’informativa alla Procura presso il tribunale per i minorenni.

Intanto, nella giornata di oggi, la polizia scientifica è tornata nell’istituto per acquisire impronte, campioni e nuove immagini. Il fascicolo d’indagine non è stato formalmente aperto, ma sul tavolo ci sono diverse ipotesi di reato: danneggiamento aggravato e apologia del nazismo e del fascismo. Secondo gli accertamenti, alcuni componenti del gruppo avrebbero inneggiato al duce e, al termine dell’irruzione, tracciato una svastica con una bomboletta spray.

Gli investigatori lavorano anche sul profilo sociale degli autori. La questura propende per l’area delle cosiddette “maranza”, comitive di giovanissimi che si muovono in branco con atteggiamenti provocatori, linguaggio volgare, abbigliamento appariscente (spesso con capi griffati o più spesso contraffatti) e una spiccata propensione alla rissa. Alcuni elementi mostrerebbero contiguità con ambienti dell’estrema destra e, nel caso specifico, alcuni soggetti graviterebbero anche nella zona di Oregina. Una delle “sfumature” del neologismo (che discende da “tamarro” e in realtà è nato negli anni ’80, ed è poi rimasto sopito per qualche decennio) nell’immaginario collettivo, vorrebbe che i maranza fossero generalmente immigrati di seconda generazione, cittadini italiani, che vivono in genere nelle periferie e rientrano nella categoria dei “neet”: non hanno né cercano un lavoro e non frequentano né una scuola né un corso di formazione o di aggiornamento professionale. Ma incasellare i gruppi che agiscono a Genova in questa definizione, che sarebbe “comoda” a certe parti politiche, è probabilmente errato, quantomeno per quanto riguarda la provenienza straniera della famiglia come requisito essenziale della partecipazione ai sodalizi tra ragazzi. Certo è che i primi segnali del fenomeno si ritrovano negli scontri e nelle risse nei luoghi della movida estiva e, d’inverno, nella vita notturna del centro storico. La preoccupante deriva del problema sociale che coinvolge e travolge i giovani e che ha tra le ricadute un ventaglio di problematiche – dal consumo degli stupefacenti all’abbandono scolastico – c’è anche la fascinazione per ideologie di estrema destra e l’inclinazione a contrapporsi a coetanei che vogliono mettere, invece, al centro della loro vita e anche della loro formazione la pace, le crisi mondiali, i diritti, dalle critiche al D.L sicurezza, al transfemminismo all’educazione sessuo-affettiva. In buona sostanza, si starebbe costruendo uno scontro sociale tra due prospettive diametralmente opposte nella fascia di età che sta tra i 15 e i 18 anni. Una contrapposizione molto pericolosa sia sotto il profilo sociale e politico, sia sotto quello della sicurezza.
Stando al racconto degli studenti del “Leo”, un tentativo di intrusione di una di queste bande sarebbe stato respinto già venerdì scorso. La banda è poi tornata sabato, riuscendo a sfondare un cancello e a introdursi nell’istituto scolastico. Secondo la testimonianza di alcuni studenti, un gruppo di “assaltatori” avrebbe cercato di trovare uno dei giovani che partecipavano all’occupazione, militante pro-pal, ma questo, con alcuni altri, si sarebbe chiuso nei bagni del terzo piano. Nessuno degli altri studenti è stato aggredito o è rimasto ferito.
Il caso del “Leo” non sarebbe isolato. La Digos sta incrociando orari, volti e modalità con due episodi recenti: al Calvino di Sestri Ponente, dove una ventina di ragazzi avrebbe provato a entrare per tre giorni consecutivi (tentativi sventati da genitori e, fratelli maggiori e universitari accorsi a dare una mano), e all’Istituto Nautico “San Giorgio”, dove alcuni studenti sarebbero stati chiusi in alcune aule. In un primo momento, nelle chat interne, qualcuno aveva attribuito la responsabilità a docenti, notizia poi rimbalzata ai media via e-mail. I riscontri successivi hanno invece indicato un gruppo esterno come autore materiale del gesto, consumato approfittando dell’occupazione. Insomma, sarebbe in atto una vera e propria azione di contrasto delle occupazioni (portate avanti per chiedere pace, diritti per i palestinesi, ma anche la richiesta di una soluzione di vari problemi scolastici anche strutturali). Tutto questo lo ha probabilmente capito prima degli altri il preside del Gaslini-Meucci dove oggi doveva partire una “occupazione concordata” come quella del Leonardo da Vinci. Infatti ieri ha inviato una lettera a studenti, genitori e personale per raccomandare di trovare «forme di protesta che non espongano a rischi».
Ci sarebbe, dunque, un tema, probabilmente più grande della reale capacità di elaborazione politica dei partecipanti al blitz, ma copiosamente identificabile e replicato nei commenti sui social, dove molte persone di destra (ma anche tanti account fake chiaramente dedicati alla propaganda) attaccano i giovani che occupano le scuole per richiamare l’attenzione su problemi di carattere mondiale, nazionale (le limitazioni senza precedenti al diritto alla protesta pacifica criticate anche da Amnesty International) e squisitamente scolastici e d’istituto. Insomma, il cavallo di battaglia della “destra social” che punta a criminalizzare gli studenti che occupano.
Sul tavolo c’è anche il tema dei tempi di intervento: diversi studenti del “Leo” sostengono, infatti, che le pattuglie siano arrivate circa un’ora e mezza dopo la prima chiamata al numero unico europeo di emergenza 112. La ricostruzione ufficiale non è ancora stata diffusa, ma gli inquirenti stanno verificando tabulati e registri delle chiamate per chiarire la sequenza degli eventi. Lo stesso problema sarebbe stato segnalato dagli studenti di scuole di altre città attaccate dai “maranza”. Il metodo di comunicazione tra le bande di maranza sono i social (tiktok) e le chat di Telegram e di Whatsapp. Si intuisce un disegno generale che si sta costruendo e sta formando una rete che rischia di diventare gigantesca e problematica.
La scuola, ricordano gli insegnanti, è uno spazio di confronto e non un terreno di spedizioni punitive. L’inchiesta dovrà stabilire chi ha fatto cosa e con quali motivazioni; sullo sfondo, resta il fenomeno — non nuovo ma in crescita — di gruppi giovanili che colpiscono durante le occupazioni, mischiando ricerca di visibilità, pulsioni identitarie e imitazione di raid avvenuti in altre città. Per ora l’invito delle autorità è alla prudenza nelle generalizzazioni: gli autori andranno individuati uno per uno, e la responsabilità penale è individuale. Ma il fenomeno generale e sociale dovrebbe, al di là della cronaca pura e semplice, preoccupare tutti.
Nelle prossime ore la Digos completerà l’analisi di telecamere, chat e celle telefoniche per arrivare a un elenco definito dei partecipanti. Solo allora potrà prendere corpo il passaggio formale in Procura.
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