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Ponte Parodi, Terrile: «Prima chiudere il contenzioso. L’area passi alla città e al dialogo Porto–Città»

In commissione il vicesindaco ripercorre 23 anni di stop and go, chiarisce lo sgombero dei materiali per consentire la realizzazione del Luna Park ordinato dal Consiglio di Stato e il riallestimento per permettere che si svolga anche quest’anno e indica la rotta: sdemanializzazione, collegamento con waterfront–Porto Antico–Lanterna e, una volta risolta la disputa, funzioni urbane compatibili sulla banchina

«Ponte Parodi io penso che sia giusto, anzi sia doveroso affrontare il tema sapendo che è un tema annoso», esordisce il vicesindaco Alessandro Terrile in commissione. «Il progetto di Ponte Parodi nasce nel 2002, quando l’olandese Ben van Berkel vinse la gara di progettazione: da allora c’è stata una serie di difficoltà tecniche, rinvii, però anche — non nascondiamoci dietro un dito — cambi di direzione delle varie amministrazioni che si sono succedute non solo in Comune ma anche in Autorità Portuale. Si è arrivati così a un contenzioso che oggi è in corso».

Luna Park e ordine del Consiglio di Stato

Terrile ricostruisce anche la vicenda del Luna Park: «Sarebbe stato meglio non disallestire tutto quello che si era allestito per il Luna Park e quindi tenerlo lì. È stato disallestito ad aprile su ordine del Consiglio di Stato perché, nell’ambito della controversia che vede da una parte Altarea e dall’altra Porto Antico, Autorità Portuale e Comune di Genova, il Consiglio di Stato ha ordinato che l’area fosse sgomberata. L’Autorità Portuale ha chiesto al Comune e il Comune ha ottemperato».
E aggiunge: «Capisco che riallestire è una spesa in più, ma ci siamo trovati nella necessità di ottemperare a un ordine della giustizia: non per questo dobbiamo rinunciare al Luna Park».

«Prima la causa, poi il progetto»: sdemanializzazione e passeggiata fino alla Lanterna

«Il futuro di Ponte Parodi è legato ai tempi di risoluzione della controversia», sottolinea Terrile. «Sono molto d’accordo che quell’area passi alla città, anche dal punto di vista del dominio giuridico, cioè con una sdemanializzazione come è avvenuto per il Porto Antico, e che possa costituire un pezzo di collegamento tra il waterfront e, con un camminamento, il Porto Antico fino alla Lanterna. Renzo Piano immagina un camminamento sopraelevato, ma ogni opinione è legittima. Oggi però la controversia è un ostacolo non superabile: va definita, sapendo che i valori in gioco sono di decine di milioni di euro».

Il progetto al cui mancata realizzazione ha causato il contenzioso

Del progetto di Ponte Parodi si parla dal 2002, quando l’architetto olandese Ben Van Berkel vinse il concorso di idee indetto per la riqualificazione dell’area. Altarea Italia (l’azienda milanese, ramo del colosso francese, che ha vinto la gara di appalto) doveva realizzarlo. La fine dei lavori era prevista per il 2015. Il progetto prevedeva un “fun shopping center” con un mix tematico legato alla cultura, al gusto, allo sport, al viaggio e al commercio. Il polo doveva avere una dimensione di circa 40 mila metri quadri con un parcheggio di 1300 posti.

Rapporti con l’Autorità Portuale e uso della banchina

«Con l’Autorità Portuale c’è un dialogo e una volontà di risolvere», dice ancora il vicesindaco. «Devo dire che anche l’avvocato Matteo Paroli, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale, è ben presente all’urgenza. Una volta risolta la causa, si aprirà una riflessione sull’utilizzo della banchina. Penso — ed è una mia opinione — che il sistema portuale di Genova possa, senza grande pregiudizio, rinunciare a funzioni portuali per quella banchina o limitarle a un uso sporadico o con imbarcazioni di piccola dimensione, compatibile con una funzione urbana».

Hennebique e scelte coerenti nell’area in trasformazione

Terrile collega Ponte Parodi al più ampio riassetto del waterfront: «Serve il confronto Porto–Città perché abbiamo una zona in grande trasformazione. Su Hennebique i lavori sono in corso e — mi si consenta — è in corso un approfondimento sui contenuti: non è chiarissimo che cosa ci sarà dentro. E ciò potrebbe variare a seconda di che cosa sarà Ponte Parodi: se si fa una cosa là, è difficile farne una simile anche qui».

La priorità: chiudere il contenzioso

Il finale è netto: «Il punto di partenza è chiudere la controversia per far sì che non ci sia un concessionario che pretenda la concessione o risarcimenti per decine di milioni di euro. Solo allora potremo decidere insieme la vocazione urbana di Ponte Parodi e la sua connessione con il resto della città».


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