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Global Sumud Flotilla, Nivoi rientra in Italia. La Global Sumud Flotilla deposita esposto in procura

Dopo giorni di tensione, un primo gruppo di attivisti italiani è atterrato a Istanbul. Tra loro anche il camallo genovese. Non si sa se tra i rimpatriati ci sia anche Queirolo Palmas. Il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali ringrazia chi ha partecipato alle mobilitazioni e rilancia la solidarietà alla causa palestinese

José Nivoi, storico camallo del porto di Genova e membro del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (Calp), è tra i primi attivisti della Global Sumud Flotilla in rientro dall’area di conflitto. Il suo volo, partito da Eilat e diretto a Istanbul, faceva parte del gruppo di 26 cittadini italiani espulsi da Israele insieme a oltre un centinaio di attivisti internazionali.

Non è ancora chiaro se nel gruppo sia presente anche Pietro Queirolo Palmas, ventiduenne marinaio genovese che aveva preso parte alla missione umanitaria diretta a Gaza. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha comunicato che “gli altri 15 italiani che non hanno firmato il foglio di rilascio volontario saranno rimpatriati con procedura giudiziaria nei prossimi giorni”, assicurando che l’ambasciata italiana a Tel Aviv “vigilerà affinché i connazionali ricevano un trattamento rispettoso dei loro diritti”.

Nel pomeriggio di sabato, l’aereo charter con gli attivisti espulsi è atterrato a Istanbul, accolto da funzionari diplomatici e associazioni di solidarietà. A bordo c’erano 137 partecipanti della Flotilla, tra cui 26 italiani, 36 turchi e 23 malesi.

Intanto il Calp, (Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali) ha pubblicato un lungo messaggio su Facebook per commentare la conclusione di una settimana intensa di mobilitazioni. «La giornata di ieri è stata complicata ma importante» – scrive il collettivo – «Alcuni dei partecipanti alla Global Sumud Flotilla stanno tornando indietro, come da accordi presi anche ieri alla stazione di Principe occupata».

Il Calp ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno preso parte alle manifestazioni, sottolineando il ruolo del sindacato Unione Sindacale di Base (USB), dei movimenti e dei collettivi che hanno sostenuto la mobilitazione: «Grazie a chi si è dato disponibile, a chi ha dato forza alle manifestazioni, a chi ha urlato per una Palestina libera, a chi ha creduto in questa battaglia. Un ringraziamento particolare al blocco centrale dei ragazzi che mostrava solo gli occhi, che sono i nostri occhi, e che nel momento più importante hanno saputo sostituire la determinazione alla responsabilità levandosi i caschi».

Il messaggio si conclude con un appello a proseguire la mobilitazione e un riferimento alla manifestazione nazionale in programma a Roma: «Oggi c’è un’altra giornata importante per la Resistenza palestinese. Buon viaggio a chi sta per raggiungere la capitale per la manifestazione per una Palestina libera e contro il genocidio. Non è finita, non lasciamo indietro nessuno. Non un passo indietro».

Mentre proseguono le verifiche sulla situazione dei 15 italiani ancora trattenuti nel Negev, la comunità genovese resta in attesa del rientro dei propri concittadini e continua a mobilitarsi per chiedere chiarimenti sul trattamento riservato agli attivisti umanitari.

Nel frattempo, il team legale internazionale della Global Sumud Flotilla, assistito dall’organizzazione Adalah, ha denunciato presunti episodi di trattamenti inadeguati e mancanza di assistenza sanitaria durante la detenzione in Israele, sostenendo che ad alcuni attivisti sarebbero stati negati cibo e medicinali.

La portavoce italiana della Flotilla, Maria Elena Delia, ha annunciato che è stato depositato un esposto alla Procura di Roma per chiedere l’apertura di un’indagine sulla presunta detenzione illegittima dei partecipanti.


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