Anche il Comune vuole entrare nella società dell’aeroporto. Si apre l’ipotesi di una gestione (per ora) totalmente pubblica o con il privato in quota ridotta

Anche il Comune vuole entrare nella società dell’aeroporto. Si apre l’ipotesi di una gestione totalmente pubblica o con il privato in quota ridotta. La sindaca Silvia Salis ha scritto a Camera di Commercio e Autorità portuale: «L’amministrazione intende avere un ruolo attivo nello sviluppo dello scalo». Bucci aveva dichiarato la necessità di un socio privato legato alle crociere. Ma l’assetto definitivo potrebbe passare attraverso due step dopo proroga o rinnovo della concessione

La sindaca Silvia Salis ha inviato una lettera formale a Camera di Commercio e Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale, soci di Aeroporto di Genova S.p.A., per manifestare l’interesse del Comune a entrare nella compagine societaria che gestisce lo scalo “Cristoforo Colombo”.

Nella missiva, la prima cittadina chiede che l’amministrazione comunale sia coinvolta in occasione di qualsiasi modifica o variazione della proprietà, sottolineando l’importanza di un ruolo diretto del Comune nello sviluppo dell’aeroporto, infrastruttura ritenuta strategica per la competitività della città.
Attualmente i soci sono l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale con il 60% e la Camera di Commercio con il 40%. Al momento non c’è alcun accordo sulle future quote societarie.
La linea della Regione è dichiaratamente quella di far entrare anche un socio privato. Il presidente Marco Bucci, qualche giorno fa, nell’annunciare l’intenzione di entrare nella società, aveva auspicato l’ingresso di un partner privato forte «per fare dell’aeroporto un hub in grado di attrarre i croceristi che oggi scelgono altri scali». Non ci vuole molto a immaginare che parlasse di Msc, azienda della galassia di Gianluigi Aponte, già intenzionata ad acquistare le quote societarie che erano di Aeroporti di Roma per le quali la Camera di Commercio aveva poi fatto valere il diritto di prelazione, arrivando, come si è detto, al 40%.
Diversi gli scenari che si possono prefigurare. Si potrebbe ipotizzare una nuova distribuzione delle quote che potrebbe vedere Autorità Portuale, Camera di Commercio, Regione e Comune ciascuno 25%, quindi senza l’ingresso di un socio privato e la società interamente in mano pubblica. Un altro scenario vedrebbe i tre soci pubblici col 30% ciascuno e Autorità di Sistema portuale al 10%.
A quel punto, la società potrebbe pensare un progetto di rilancio che passerebbe necessariamente attraverso la proroga o il rinnovo della concessione (in scadenza nel 2029) e solo dopo l’allungamento concessione lanciare un bando pubblico per la cessione di quote a privati interessati.
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