diritti e sociale 

Lodi: «Il Comune torna a occuparsi di dipendenza individuando interventi politici e sociali»

L’assessora risponde in consiglio comunale all’interrogazione della consigliera Centofanti: «Non c’è la bacchetta magica, ma con ASL, Regione e terzo settore metteremo in campo azioni concrete»

Un confronto serrato in Consiglio comunale ha acceso i riflettori sull’emergenza crack e sul consumo di sostanze nei vicoli di Genova. La consigliera Maria Luisa Centofanti (Riformiamo Genova) ha presentato un’interrogazione in aula, ricordando le operazioni delle forze dell’ordine di questa estate – tra arresti, sequestri e maxi-blitz – e citando anche i dati ESPAD 2024, secondo cui la Liguria è tra le prime regioni italiane per consumo di sostanze illegali tra i giovani.

«L’emergenza non è più solo sociale – ha sottolineato Centofanti – ma è una crisi urbana, sanitaria e di sicurezza pubblica. Il crack e le nuove sostanze psicoattive stanno devastando interi quartieri, con un impatto pesantissimo su chi nei vicoli vive e lavora. È vitale che il Comune delinei delle azioni concrete per contrastare questo fenomeno dirompente e gravoso».

Centofanti, nel ribadire l’urgenza di un piano immediato, ha sottolineato che «non basta riconoscere il problema, servono misure tempestive a sostegno delle comunità terapeutiche e dei quartieri che oggi vivono una condizione di insicurezza crescente».

A rispondere è stata l’assessora al Welfare Cristina Lodi, che ha annunciato un cambio di passo dell’amministrazione comunale rispetto alla precedente: «Il Comune torna a occuparsi di droga chiamandola con il suo nome e individuando interventi politici e sociali. Fino ad oggi non si è fatto nulla, ma ora vogliamo affrontare il problema a viso aperto, senza demagogia. Non prometto miracoli, ma da subito mettiamo in campo un tavolo tecnico con ASL3, Regione Liguria, enti del terzo settore e volontariato per costruire soluzioni concrete».

Lodi ha spiegato che l’approccio sarà multilivello, partendo sia dalla prevenzione primaria, sia da quella che ha definito «prevenzione terziaria», cioè il prendersi cura di chi è già in strada e in condizioni di forte degrado: «Queste persone non sono diverse dalle altre: hanno bisogno di sostegno, e noi dobbiamo occuparci di loro. Non si tratta di fare beneficenza, ma di mettere a sistema competenze professionali e scelte politiche per ridurre il danno e migliorare la vita dei cittadini e delle persone in estrema fragilità».

L’assessora ha inoltre ricordato che «per la prima volta i cittadini stanno trovando il coraggio di denunciare e segnalare ciò che li affligge, e noi dobbiamo dare loro risposte. È un messaggio di speranza: non ci sono pacchetti preconfezionati, ogni città ha le sue caratteristiche. Per Genova costruiremo azioni su misura, passo dopo passo».


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