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Il Salone Nautico chiude con oltre 124mila visitatori. Potrà mai tornare ad essere la prima kermesse mondiale della nautica?

Bucci e Salis: «Un evento che conferma la forza della Blue Economy e il ruolo internazionale della città». Ma per puntare ad aumentare le ricadute sul territorio c’è ancora molto, molto da fare

La 65ª edizione del Salone Nautico Internazionale di Genova si chiude con un bilancio di 124.248 visitatori, pari a un incremento del 2,82% rispetto al 2024, quando erano stati registrati 120.864 ingressi.

Dalla conferenza stampa di chiusura è emerso che il risultato avrebbe potuto essere ancora più rilevante se non ci fossero state due giornate di sciopero – una dei trasporti – e l’allerta meteo arancione che aveva rallentato gli arrivi nella giornata di lunedì. Nonostante queste difficoltà, la manifestazione, secondo il presidente di Confindustria Nautica Piero Formenti, ha confermato la sua attrattiva e la capacità di richiamare pubblico e operatori da tutto il mondo.

Intendiamoci, 124mila non è il record dei record, che risale al 2003 con l’incredibile cifra di 350mila presenze. Vent’anni fa le aree erano di 280mila metri quadrati, mentre ora sono di circa 200mila mq tra terra e acqua (con l’85% delle aree completamente all’aperto). Le barche esposte sono quasi dimezzate, passando da oltre 1.900 alle 1.030 dell’edizione appena chiusa. Negli anni dal 2000 al 2027 gli ingressi risultavano sempre tra i 315 e 325 mila per una manifestazione, bisogna dirlo, di 9 giorni (dal 4 al 12 ottobre), con due fine settimana inclusi, mentre ora dura solo 6 giorni, con un unico fine settimana. Il Salone Nautico Internazionale era il più prestigioso del mondo e il suo primato era incontrastato.

La storia

Nel 2008, in pieno svolgimento del Salone, le banchine si svuotarono da un giorno all’altro: via gli “emiri” (insomma, i ricchi arabi), via anche i magnati russi che fino al giorno prima, letteralmente, le affollavano. Era i primi effetti della crisi finanziaria globale scatenata dal fallimento di Lehman Brothers il 15 settembre 2008, che aveva innescato una crisi di fiducia nel sistema bancario internazionale. La settimana dal 6 al 10 ottobre 2008 è ricordata come una delle peggiori per i mercati azionari mondiali, con perdite significative in molte borse europee. Il Nautico aveva aperto il sabato precedente. Alla riapertura delle borse, il lunedì, il mondo e il Salone erano cambiati per sempre. Nonostante quello, il numero dei visitatori aveva più o meno tenuto (315mila a fronte dei 317mila dell’anno precedente). L’anno dopo, con la crisi della nautica legata, ovviamente, alla crisi economica mondiale (ma, in particolare alla crisi italiana), si registrò il primo tracollo: 176mila visitatori che nel 2013 erano diventati meno di 115mila e l’anno dopo 107mila. Da lì era cominciata la lentissima risalita, fino al 2019, in cui il Salone aveva riguadagnato terreno ed era arrivato a più di 188mila visitatori. Poi, gli anni del Covid. La manifestazione si era tenuta lo stesso, ma nel 2020 era scesa a poco più di 72mila visitatori, recuperando circa 20mila visitatori in più nel 2021. Dal 2022 la lenta ma costante ripresa.

Gli altri saloni e i competitors reali

Sul fronte dei visitatori è impensabile tornare ai numeri record dagli anni tra il 2000 e il 2008. Per una serie di motivi. Molte aziende fanno prove in mare “a invito” tutto l’anno e in diversi luoghi. E, nel frattempo, sono nati molti saloni “a chilometro zero” nei mercati ricchi o emergenti (Emirati, India, Brasile) che si sono affiancati a quelli storici: i saloni della nautica a stelle e strisce, quelli di Il Miami e Fort Lauderdale (circa 100mila visitatori lo scorso l’anno ciascuno). Negli Stati Uniti i gusti e le esigenze sono un po’ diverse da quelle di chi naviga nel Mediterraneo, perché dovendo solcare gli oceani, gli americani raramente scelgono gli open (imbarcazioni a motore senza cabina), e il salone più grande al mondo, che si tiene sulla terraferma (anche se sulle sponde del Reno), in Germania: il salone nautico Boot Düsseldorf 2025 ha registrato la presenza di oltre 214.000 visitatori. È la più grande fiera nautica e di sport acquatici al mondo, con la partecipazione di oltre 1.500 espositori da più di 67 nazioni. Non sono, invece, reali competitors quelli che nell’immaginario dei più, invece, lo sono. Il Monaco Yacht Show, che quest’anno si è tenuto dal 24 al 27 settembre 2025, non è un salone nautico come il nostro, ma è l’esposizione mondiale dei superyacht. Quest’anno erano oltre 300. Il più grande era il Breakthrough, lungo ben 118,8 metri. L’ammiraglia del Salone Nautico è stata la l’Amer 120, lunga “appena” 35,50 metri. Insomma, Monaco copre un mercato totalmente diverso, certamente più ricco ed esclusivo. E i frequentatori (“appena” 30 mila l’anno, ma tutti col portafoglio a fisarmonica e i conti in banca ipertrofici) hanno in Montecarlo una città che li sa accogliere nel lusso. Anche il Cannes Yachting Festival 2025 non insidia realmente il nostro posizionamento: nel mese di settembre ha attratto 56.000 visitatori, cioè abbondantemente meno della metà di quello di Genova. Nemmeno nell’anno più nero, il primo del covid, Genova ha avuto così pochi ingressi. Inoltre, dispone meno della metà degli spazi del Salone Nautico Internazionale.

Gli interessi dell’industria nautica e quelli della città

Poi, è vero, un contro sono i visitatori e altro conto sono gli affari per i cantieri. Ma, analizzando il numero degli ingressi per analizzare le ricadute sulla città, è di visitatori che dobbiamo parlare. E Genova ha un grosso handicap, ora, rispetto a Düsseldorf: non ha più né il settore della pesca né il settore della subacquea, che portavano tanti appassionati e che invece c’erano nei tempi d’oro. Con lo spazio coperto ristretto (due sono i padiglioni in meno rispetto agli anni dei +300mila visitatori e il palasport, dopo la ristrutturazione, non è più così capiente) non sarebbe facile ospitarli. Fatto sta che l’Eudi Show (salone della subacquea) ha traslocato al salone di Bologna. Pescare Show, invece, si tiene a Rimini. Ecco perché la rincorsa a Düsseldorf sul numero dei visitatori è praticamente impossibile. Questo, come si diceva, non è necessariamente un male per i cantieri, che evitano lo sciamare tra le barche dei curiosi arrivati magari solo per vedere le ultime tendenze per le esche, ma senza potere d’acquisto reale anche solo per un natante o un piccolo battello pneumatico. Boot Dusseldorf, che ha anche pesca e subacquea, mette a disposizione biglietti giornalieri a circa 21 euro (dipende dalla data), ma prevede un biglietto pomeridiano a 12 euro, valido dalle 14:00 alle 18:00. A Genova entrare costava 23 euro + 1 euro di prevendita per l’acquisto online e 28 euro acquistando il biglietto alla cassa in loco. La selezione dei visitatori (in “qualità” – cioè capacità di spesa – e quantità) si fa anche col prezzo del biglietto. L’ingresso all’ultimo salone di Cannes, un mese fa, costava ben 39 euro ed è stata una scelta precisa, per evitare i curiosi e i problemi di gestione di una folla non realmente interessata.

Quando si parla di scalare le vette delle manifestazioni nautiche bisogna tenere conto di tutti questi fattori e capire in cosa Genova vuole essere prima, avendo anche ben presente che le esigenze degli industriali (organizzatori ed espositori) e quelli della città non sempre coincidono.

Bucci e Salis positivi, ma la strada è ancora molto lunga

Per il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, in chiusura di manifestazione, i dati testimoniano la vitalità del comparto: «La nautica rappresenta una vera e propria carta d’identità dell’industria italiana a livello globale, un settore che racchiude creatività, capacità produttiva e know-how. Il Salone di Genova dimostra di avere tutte le potenzialità per diventare la prima kermesse mondiale del settore, con ricadute significative sul turismo e sull’economia locale». Come abbiamo visto, però, “prima kermesse mondiale”, intesa come prima ribalta mondiale della nautica, non necessariamente coincide con hotel, locali e negozi pieni.

Soddisfazione è stata espressa anche dalla sindaca di Genova Silvia Salis, che ha definito la manifestazione «un evento simbolo e di grande successo internazionale». La prima cittadina ha ricordato come il Comune abbia affiancato al Salone un ricco calendario di appuntamenti collaterali, dal tutto esaurito dei Rolli Days all’AperiRolli, fino alle serate di festa nei palazzi UNESCO: «Un palinsesto che ha regalato una cartolina straordinaria della città e che conferma quanto sia fondamentale sviluppare un vero e proprio Fuori Salone, capace di prolungare il soggiorno dei visitatori e generare nuovo entusiasmo». Ecco, non si può certo paragonare l’AperiRolli (con tutto il rispetto per i Rolli) con la serie di eventi collaterali del Monaco Yacht Show, che celebrano lo stile di vita lussuoso monegasco, la dolce vita del Principauté. Questa include serate di gala, cocktail esclusivi e party a bordo degli yacht e in club prestigiosi sulla terra ferma. Siamo realisti: difficilmente possiamo pensare, come città, di insidiare a Montecarlo quel segmento di mercato turistico coincidente col salone dei superyacht. Una volta venivano organizzati eventi a Portofino che, però, non è Genova.

La Sindaca ha poi sottolineato che resterebbero margini di miglioramento, a partire dalla ricettività alberghiera e da un più stretto coordinamento sulle tempistiche organizzative. Ma anche per quanto riguarda la ricettività alberghiera, dobbiamo chiarire che i tempi d’oro sono passati da un pezzo. Una volta c’era un accordo tra la città e i cantieri: non si poteva dormire sulle barche e gli alberghi si riempivano indipendentemente dal prezzo altissimo. Ai tempi della crisi questo accordo è saltato e gli hotel hanno perso molti pernottamenti degli staff dei cantieri e degli allestitori. C’è anche chi dorme in roulotte o in camper e nel frattempo è nato il fenomeno degli AirBnb. Insomma, le vacche grasse sono finite anche per le strutture ricettive, anche se quella del Salone resta altissima stagione, ma non più dei ponti di primavera. Cercando su Booking una stanza a Düsseldorf per il prossimo 17 gennaio (sabato di fiera), abbiamo trovato prezzi che vanno dai 691 a 81 euro.
«Il ruolo delle istituzioni – ha aggiunto Silvia Salis – è quello di accompagnare la crescita del Salone e della Blue Economy, insieme a Confindustria Nautica e a tutti gli attori del territorio. L’obiettivo è consolidare Genova come capitale internazionale della nautica e rendere Salone e Fuori Salone una grande vetrina di eccellenza unica al mondo». Insomma, c’è ancora tanto da lavorare, scegliendo bene a che mercato di visitatori orientare accoglienza, servizi e fuori salone. Quest’anno, certo la nuova giunta, appena arrivata, non ha avuto il tempo di pensare un programma d’eccellenza, ma deve essere ben chiaro che ai visitatori con maggiore capacità di spesa bisogna offrire ben di più di un aperitivo o la discoteca all’aperto in via Garibaldi e un raduno di auto d’epoca organizzato dai commercianti se vogliamo che restino e tornino. Una volta all’evento di punta del fuori salone contribuivano sensibilmente le industrie della nautica.


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