Facce de Zena 

L’addio al fisico Carlo Becchi, folla commossa al Padre Santo

Applausi e ricordi durante i funerali dell’ex preside di Scienze: «Ci ha insegnato a guardare in alto e a non dare nulla per scontato»

“Qualche fisico in gamba, come Carlo Becchi, diceva che per poter coltivare, alimentare la ricerca, l’uomo deve alzare lo sguardo e deve chiedere a Colui che conosce tutto di poter conoscere i segreti della materia, della storia, della vita”. Padre Walter De Andreis, superiore del convento del Padre Santo, ha usato queste parole per spiegare la fede del professor Carlo Becchi, fisico di fama internazionale e già preside della facoltà di Scienze dell’Università di Genova, scomparso lunedì scorso all’età di 85 anni dopo una lunga malattia. Dinnanzi al religioso, una chiesa gremita, in prima fila di parenti, i figli e i numerosi nipoti, amici, ex studenti e molti accademici di ieri e di oggi. 

“Carlo veniva qui per affidarsi a Colui che è il conforto – ha proseguito il frate superiore – Perché noi possiamo avere in mano tutto, dal punto di vista materiale, terreno. Ma poi ti rendi conto che la vita terrena, come diceva San Francesco, ha una fine: “Laudato sii oh mio Signore per signora nostra morte corporale” dalla quale nessuno può scappare. Anche un professore come lui si rende conto e dice: c’è la morte. Cosa faccio di questa vita? La presentava, questa vita, alla fonte della vita, che è il Signore”.

Al termine della cerimonia, i nipoti ed i figli dell’accademico hanno preso la parola, enumerando i molti momenti di felicità e condivisione di valori, etici e morali, vissuti con Carlo Becchi. Un lungo applauso ha accompagnato le loro parole. “In modo speciale vorremmo coltivare del nonno il suo modo di porsi alle situazioni della vita – hanno detto i nipoti – Per quello che ci è stato possibile condividere, ciò che resta in noi indelebile è la propensione a svolgere una rigorosa analisi di qualsiasi problematica, dal doverci aiutare a scegliere cosa fare del nostro futuro al doverci spiegare come fare una frittata. Apprezzerò sempre il non dare mai nulla per scontato, preferendo l’affrontare costruttivamente ogni possibilità a partire dal quotidiano, così come il riuscire a fare ordine e chiarezza semplicemente fermandosi, accennando un sorriso e dicendo: dunque!”. E ancora: “Impareremo sempre dalla tua passione di condividere il tuo sapere, mai con tono di superiorità ma sempre con volontà di condivisione, il tuo essere sfaccettato, e coltivare interessi in ogni campo del sapere, delle scienze dell’arte, della storia. Camminare con te per le strade della città era sempre una nuova scoperta di qualche episodio o aneddoto”. 

Al termine della partecipata cerimonia funebre, il feretro è stato portato da personale di A.Se.F. del Comune di Genova al cimitero di Staglieno, per la cremazione. 


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