Lodi: «Prostituzione, servono più risorse e posti letto per liberare le persone dalla schiavitù»

I posti, durante la passata amministrazione, erano scesi da 30 a solo 4. In Consiglio comunale l’assessora alle Politiche sociali lancia un appello forte: «Protezione immediata per chi chiede di uscire dal giro, rafforziamo i progetti e chiediamo al Ministero finanziamenti più stabili»

Un messaggio netto, politico, di quelli che non lasciano spazio a interpretazioni: «In questa città chi va con una vittima di tratta, uomo o donna che sia, commette un reato». Con queste parole l’assessora alle Politiche sociali Cristina Lodi ha aperto oggi il suo intervento in Consiglio comunale, rispondendo a un’interrogazione sul tema.

Lodi ha voluto ribadire che lo sfruttamento sessuale delle vittime di tratta è un fenomeno drammatico, che riguarda persone ridotte in condizioni di vera e propria schiavitù. «Sono schiave, costrette violentemente a fare ciò che non vorrebbero – ha detto –. Noi dobbiamo lanciare un messaggio chiaro: siamo al loro fianco, vogliamo offrire un’opportunità di uscita da questa realtà».
Progetti esistenti ma fragili
Il Comune di Genova, come altri enti locali, gestisce da anni un progetto nazionale finanziato dal Ministero attraverso la Regione Liguria. Ma la durata delle progettualità, ha sottolineato l’assessora, è troppo breve: solo 18 mesi. «Il tempo è insufficiente: tra avvio, azione e rendicontazione si rischia di non riuscire a incidere davvero. Chiederemo che i finanziamenti abbiano almeno durata triennale, o meglio ancora che diventino strutturali, riconosciuti come livelli essenziali delle prestazioni sociali», ha spiegato.
Secondo Lodi, l’amministrazione non vuole limitarsi a confermare automaticamente un progetto che “va avanti da sé”, ma intende entrarci come parte attiva, rianalizzando criticità e bisogni.
L’emergenza posti letto
Il nodo principale riguarda l’accoglienza delle vittime che chiedono aiuto. «Un tempo a Genova avevamo 25-30 posti in emergenza. Oggi sono rimasti soltanto 4 per le emergenze immediate e 4 per i progetti di vita», ha denunciato. Numeri “drammaticamente insufficienti” se si considera che chi decide di uscire dal giro deve essere nascosto e protetto subito, in coordinamento con le forze dell’ordine.
«Basta un accenno di ribellione per mettere queste persone in pericolo di ritorsioni, violenze e sparizioni. Non possiamo permetterci di dire a chi chiede aiuto “torna perché non c’è posto”».
Risorse e dati da valorizzare
Il progetto genovese può contare su un budget complessivo di circa un milione di euro, ma al Comune arrivano appena 345 mila euro. Troppo pochi, secondo Lodi, per garantire un’adeguata copertura. L’assessora ha annunciato l’intenzione di presentare al Ministero dati concreti – frutto di ricerche condotte negli ultimi anni ma finora poco valorizzate – per dimostrare l’urgenza di maggiori risorse, anche alla luce delle nuove forme di sfruttamento che passano attraverso il web e l’online.
Il legame con la squadra mobile e i progetti di prossimità
Un altro obiettivo è quello di ricostruire rapporti più stretti con la squadra mobile e l’Ufficio immigrazione, fondamentali per le segnalazioni e le intercettazioni. «Vorremmo tornare a un lavoro simile a quello che fu il progetto Sunrise, che molti ricordano come un esempio virtuoso di prossimità, capace di unire assistenza, disponibilità di posti letto e collaborazione con le forze dell’ordine», ha aggiunto Lodi.
Sensibilizzazione e prevenzione
L’assessora ha inoltre annunciato l’organizzazione di seminari ed eventi pubblici, per portare fuori dalle mura di Tursi il tema della tratta e aprire un confronto con associazioni e cittadini. «È un po’ come il gioco d’azzardo: tutti sanno che esiste, ma è talmente facile arrivarci che rischia di diventare parte della normalità. Noi dobbiamo invece rendere chiaro che chi sfrutta le vittime di tratta commette un reato e che anche il cosiddetto “turismo sessuale minorile” resta perseguibile per legge, anche se consumato all’estero».
Lodi ha chiuso il suo intervento di risposta alle interrogazioni dei consiglieri Sara Tassara (Lista Salis Sindaca) ed Edoardo Marangoni (Pd) con un appello: «Dobbiamo far sentire a queste persone che non sono sole. Ogni sera le vediamo sulle strade di Genova e questo genera frustrazione, ma la risposta non può essere l’indifferenza. Servono più posti, più risorse, più lavoro di comunità. È una battaglia di civiltà».
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