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Forno elettrico a Cornigliano, l’allarme del chimico ambientale Valerio: «Emissioni pericolose a pochi metri dalle case»

L’esperto, per tanti anni “tecnico” dell’Ist: «Con la produzione di acciaio prevista, nell’aria del quartiere finiranno 360 chili al giorno di biossido di azoto. Già l’attuale inquinamento costa centinaia di vite ogni anno in città»

Il progetto di un nuovo forno elettrico ad arco per la produzione di acciaio a Cornigliano ha riaperto il dibattito sull’impatto ambientale e sanitario delle acciaierie. A lanciare l’allarme è il chimico ambientale Federico Valerio, per tanti anni tecnico dell’Ist, che sottolinea le criticità legate alle dimensioni dell’impianto e alla sua collocazione: «Produrre due milioni e mezzo di tonnellate di acciaio all’anno a soli 500 metri dalle abitazioni non è compatibile con la salute dei cittadini».

Secondo i dati della Commissione Europea (Decisione 2012/135/UE), anche i forni più moderni e “green” emettono circa 50 grammi di ossidi di azoto per ogni tonnellata di acciaio prodotta. Applicando questi numeri a Cornigliano, una giornata di produzione – circa 7.000 tonnellate – significherebbe 360 chili di biossido di azoto rilasciati in atmosfera, pari a 360 miliardi di microgrammi.

«Non si tratta di un inquinamento trascurabile – spiega Valerio – perché i venti di mare possono trasportare queste emissioni fino alle case vicine, mantenendo concentrazioni nell’aria di decine di microgrammi per metro cubo».

Dati allarmanti sulla qualità dell’aria

Oggi a Genova le centraline dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente rilevano valori medi annui di 35 microgrammi di biossido di azoto per metro cubo, con punte di 50 in corso Europa e valori minimi di 14 a Quarto, la zona più pulita della città. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda invece di non superare i 10 microgrammi per metro cubo.

Respirare aria con concentrazioni superiori, spiega Valerio, «accorcia la vita». Studi epidemiologici stimano infatti che l’attuale inquinamento atmosferico anticipi ogni anno la morte naturale di 386 genovesi, una tragedia silenziosa paragonata da Valerio al crollo del Ponte Morandi.

Cornigliano senza monitoraggio

Un ulteriore problema riguarda la mancanza di dati aggiornati. Dopo la chiusura dell’area a caldo, le stazioni di monitoraggio di piazza Massena e piazza Masnata non sono più attive. «Da anni non abbiamo misure ufficiali sulla qualità dell’aria a Cornigliano», denuncia Valerio.

Eppure le centraline esistono ancora: come mostra l’immagine dei giardini Melis, la stazione della Città Metropolitana conserva ancora le prese per i gas e i filtri per le polveri sottili, testimonianza di quando, tra il 2002 e il 2005, monitorava quotidianamente le emissioni della cokeria e degli altiforni.

La proposta: una rete temporanea di campionatori

Per colmare questa lacuna, Valerio chiede che ARPAL attivi subito un monitoraggio temporaneo con campionatori passivi, da installare sui pali della luce del quartiere. «In due settimane potremmo avere dati reali e conoscere l’effettiva esposizione degli abitanti al biossido di azoto. È un’operazione semplice e poco costosa che può dare risposte immediate».

Il rischio per la salute pubblica

Il forno elettrico ad arco, spiega Valerio, è un impianto che lavora a temperature di oltre 3.000 gradi: attraverso tre elettrodi di grafite scioglie il minerale di ferro preridotto, eliminando le scorie e colando l’acciaio liquido in siviera per la successiva trasformazione in semilavorati. Un processo moderno, ma non privo di impatti ambientali.

«Prima di costruire un impianto di queste dimensioni accanto alle case – conclude il chimico – è doveroso conoscere i livelli attuali di inquinamento e valutarne attentamente l’aggravio. Ogni ritardo in questo senso significa mettere a rischio la salute di un’intera comunità».


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