Cronaca 

Lite e tragedia a San Martino, per il compagno la trentenne avrebbe perso l’equilibrio. Sarà eseguita l’autopsia

L’allarme dato dai vicini e le indagini in corso. La coppia aveva due figlie che per fortuna non erano in casa al momento dell’accaduto


Un grido nella notte, poi un tonfo sordo. È quanto hanno raccontato i vicini di un palazzo di salita Superiore della Noce, nel quartiere di San Martino, dove una donna di 30 anni è morta precipitando dalla tromba delle scale del sesto piano.

Secondo le prime ricostruzioni, poco dopo le 2:30 la giovane, che svolgeva saltuari lavori come badante, stava litigando con il compagno 32enne. L’uomo ha riferito agli investigatori della squadra mobile di essersi allontanato dall’appartamento per evitare che la discussione degenerasse: «Stava per colpirmi, così sono uscito. Lei mi ha urlato di fermarmi minacciando di buttarsi, ma io ero già sceso». Poco dopo, la tragedia.

La donna è precipitata nell’androne, morendo nonostante i tentativi di rianimazione da parte dei soccorritori del 118, giunti con un’ambulanza della Croce Gialla e l’auto medica Golf 1. Nella caduta, oltre ai traumi fatali, si sarebbe anche fratturata una gamba, ma sono altre le ferite che l’hanno portata al decesso

Indagini delicate

Il sostituto procuratore Giuseppe Longo si è recato subito sul posto e ha disposto l’autopsia, che sarà eseguita nei prossimi giorni. Al momento non è stato aperto un fascicolo, in attesa degli atti e delle prime risultanze investigative. La squadra mobile della polizia di Srato, guidata dal dirigente Carlo Bartelli e dal vice Federico Mastorci, ha già ascoltato diversi testimoni, tra cui i vicini che hanno raccontato di rumori forti, mobili spostati e urla nella notte.

Gli inquirenti hanno sequestrato i filmati delle telecamere di videosorveglianza presenti nello stabile, sede del distretto sociale (dove questa mattina il portone era sbarrato) per verificare il racconto del compagno. L’uomo, che non ha precedenti per maltrattamenti, si è sottoposto volontariamente al prelievo di materiale biologico da sotto le unghie, per escludere l’ipotesi di una colluttazione. Sul corpo della vittima, al momento, non sarebbero stati riscontrati segni compatibili con violenza fisica.

Un nucleo familiare fragile

La coppia viveva in un alloggio assegnato dal Comune per fronteggiare l’emergenza abitativa. In casa, oltre ai due, abitavano anche la sorella della donna con il marito e i loro figli. Le due bambine della coppia, invece, si trovavano da alcuni parenti al momento della tragedia e non hanno assistito alla scena.

Non era la prima volta che la polizia interveniva in quell’appartamento: in passato, almeno in due occasioni, erano state segnalate liti tra i due conviventi.

Le prossime mosse

L’ipotesi prevalente resta quella di un incidente, forse legato a una perdita di equilibrio durante la lite. Ma gli inquirenti non escludono altre piste. L’autopsia e le testimonianze raccolte saranno decisive per stabilire se aprire un’indagine per omicidio volontario o colposo.

Una vicenda che lascia sgomento l’intero quartiere, dove molti conoscevano la giovane madre. Una tragedia che, al di là delle ipotesi, riporta al centro la fragilità di situazioni familiari già segnate da difficoltà economiche e sociali.


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