La gattina Sofia torna a casa ferita, oltre cento pallini in parte estratti dal veterinario. Rischia seriamente di restare cieca – VIDEO

Il racconto di Cristina, la padrona: «Ha rischiato la vita, vittima di un gesto crudele e inaccettabile. Presenterò denuncia»

Una storia che racconta la crudeltà di chi non ha rispetto per la vita. Cristina, una donna genovese, agente della polizia locale, custodisce con affetto una casa di famiglia nel piccolo borgo di Torpiana, una frazione di 50 abitanti nel comune di Zignago, nell’alta Val di Vara, in provincia della Spezia. Lì Cristina va con la madre in occasione delle vacanze e anche per i suoi cinque gatti è vacanza perché, al contrario di quello che accade in città, sono liberi di muoversi tra giardini, cortili e vicoli. Tra loro c’è Sofia, una gattina di circa tre anni che ama esplorare il paese, tornando sempre a casa.

La scorsa settimana, tra mercoledì 27 e giovedì 28 agosto, Sofia non è più rientrata. Cristina e sua madre hanno sperato che fosse solo una delle sue solite avventure, ma il timore che fosse accaduto qualcosa di grave aleggiava. Domenica 31 agosto, alle 17, la micia è tornata, ma piuttosto malconcia.
“Appena l’ho vista ho capito che stava male – racconta Cristina –. Aveva le pupille dilatate, provava dolore se le toccavo la testa, ed era terrorizzata. Ho chiamato subito la clinica veterinaria Ca’ Zampa di Brugnato: la dottoressa Veronica Gori mi ha assistito telefonicamente fino a tarda sera, pensando a un trauma cranico e consigliandomi di darle cortisone”.
La verità, purtroppo, è emersa solo la mattina dopo, durante la visita. “Sofia era stata impallinata. Ha più di cento pallini nel corpo, perfino negli occhi – racconta Cristina -. Non sappiamo ancora se riuscirà più a vedere. I pallini sono piccoli, di quelli usati dai cacciatori contro gli uccelli. È stata colpita per uccidere”.
Cristina ha già preso appuntamento con i carabinieri di Sesta Godano per presentare querela. Ha con sé le lastre che mostrano i pallini, alcuni raccolti dal veterinario, e la relazione clinica. “Non voglio solo denunciare alle forze dell’ordine, voglio anche che la gente sappia cosa è successo – afferma –. Perché questo gesto è un crimine, un atto di violenza assurdo verso un animale indifeso”.
Sofia ora lotta tra le cure e l’affetto della sua famiglia. La speranza è che possa riprendersi, ma la ferita che lascia questa vicenda è profonda: quella di una comunità che deve fare i conti con un atto di crudele ingiustizia.
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